Azioni AI in calo. 5 titoli perdono oltre il 25%, ma uno ora rimbalza. Cosa prezza il mercato?

Giulia Rinaldi

19 Febbraio 2026 - 12:55

Il rally dell’intelligenza artificiale rallenta nel 2026: cinque titoli perdono oltre il 25%, ma uno rimbalza dell’8,8%. Cosa sta davvero prezzando il mercato?

Azioni AI in calo. 5 titoli perdono oltre il 25%, ma uno ora rimbalza. Cosa prezza il mercato?

Dopo due anni di euforia quasi ininterrotta, il 2026 si sta rivelando un banco di prova per molte società legate all’intelligenza artificiale. Se nel 2024 e 2025 bastava inserire la parola “AI” in una conference call per vedere il titolo reagire positivamente, oggi il mercato appare molto più selettivo.

Non stiamo parlando dei grandi vincitori infrastrutturali, ma di società software e piattaforme che avevano beneficiato di multipli estremamente espansi. In diversi casi, il calo da inizio anno supera il -25%, con punte che sfiorano o superano il -30%.

Tra i nomi sotto pressione troviamo:

  • Palantir Technologies
  • UiPath
  • Snowflake
  • Adobe
  • C3.ai

In molti casi il tema non è il crollo dei ricavi – che continuano a crescere – ma la revisione delle aspettative. Il mercato sta ridimensionando i multipli: da 20-30 volte le vendite a valutazioni più coerenti con una crescita meno esplosiva.

Secondo alcuni analisti il 2026 rappresenta “l’anno della normalizzazione”: l’AI resta un megatrend, ma il premio pagato per la sola narrativa si è ridotto drasticamente. Il capitale si sta spostando verso aziende con flussi di cassa solidi e vantaggi competitivi già monetizzati.

In altre parole: meno promesse, più numeri.

Il caso del rimbalzo dell’8,8%: segnale tecnico o cambio di narrativa?

In questo contesto di pressione generalizzata, un episodio recente ha attirato l’attenzione degli operatori: il rimbalzo di circa +8,8% messo a segno da Riot Platforms in una singola seduta.

Il titolo, tradizionalmente associato al mining di criptovalute, ha beneficiato dell’interesse per la riconversione verso infrastrutture AI e high-performance computing (HPC), oltre a notizie relative alla collaborazione con Advanced Micro Devices per l’utilizzo di capacità energetica nei data center.

Il movimento – vicino al +9% richiamato nel titolo – è interessante per due motivi:

Dimostra quanto il mercato resti estremamente reattivo alle news legate all’AI.

Evidenzia come il posizionamento infrastrutturale (energia, data center, semiconduttori) venga premiato più del software puramente applicativo.

Il rimbalzo non cancella la volatilità precedente, ma suggerisce che il mercato non ha abbandonato il tema. Sta semplicemente distinguendo tra chi può intercettare domanda reale e chi vive ancora di aspettative.

Numeri, multipli e rischio di ulteriori ribassi

Guardando ai dati fondamentali, molti dei titoli citati trattano ancora su multipli elevati rispetto alla media storica del settore tecnologico. In alcuni casi il price-to-sales resta in doppia cifra nonostante la correzione superiore al 25%.

Gli analisti più cauti sottolineano tre elementi chiave:

  • crescita dei ricavi in rallentamento rispetto al 2024
  • margini sotto pressione per l’aumento dei costi di sviluppo AI
  • maggiore concorrenza da parte dei big tech integrati verticalmente

Il rischio, in uno scenario di tassi ancora relativamente elevati, è che la compressione dei multipli possa proseguire. Tuttavia, come dimostrato dal caso Riot, basta una notizia strategica o un miglioramento nella guidance per innescare rimbalzi violenti.

La questione centrale non è se l’AI sia finita – non lo è – ma quali segmenti della catena del valore possano difendere margini e pricing power nei prossimi tre-cinque anni.

Hardware contro software: la vera divergenza del 2026

Un tema sempre più evidente è la divergenza tra infrastruttura e applicazioni. Le società che producono chip, componentistica e potenza di calcolo stanno beneficiando di una domanda tangibile, mentre alcune piattaforme software devono ancora dimostrare la sostenibilità dei modelli di business legati all’AI generativa.

Questo spiega perché il mercato stia premiando modelli asset-heavy e penalizzando chi non ha ancora convertito la narrativa in cash flow.

Il 2026 potrebbe quindi rappresentare una fase di selezione naturale nel comparto AI: meno titoli “di moda”, più aziende con fondamentali solidi.

Per chi osserva il settore da una prospettiva macro e tematica, il sell-off attuale non è necessariamente la fine del trend. Potrebbe essere, piuttosto, il momento in cui il mercato passa dall’entusiasmo indiscriminato alla discriminazione razionale.

Articolo originariamente pubblicato su Money.it International: Not Just Nvidia: 5 AI Stocks Crash More Than 25%, but One Is Already Up Nearly 9%

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