Perché il prezzo della benzina aumenterà senza la legge di Bilancio

Senza una legge di Bilancio scatterebbero le clausole di salvaguardia, con aumenti delle accise e dell’IVA sulla benzina. Vediamo perché e proviamo ad ipotizzare gli aumenti.

Perché il prezzo della benzina aumenterà senza la legge di Bilancio

Il prezzo della benzina potrebbe aumentare da gennaio 2020. Senza una legge di Bilancio infatti, scatterebbero le clausole di salvaguardia, un meccanismo di aumento di entrate automatico volto a garantire il miglioramento dei conti pubblici nel caso in cui non si realizzino misure strutturali di riduzione delle spese o aumento delle entrate.

Le clausole di salvaguardia prevedono l’aumento dell’IVA - che passerebbe dal 22% al 25,2% dal 1° gennaio 2020 - e l’aumento delle accise sui carburanti, per un valore di 400 milioni di euro.

Finora, grazie ai provvedimenti adottati nelle leggi di Bilancio annuali si è sempre provveduto a sterilizzare le clausole di salvaguardia. Ma stavolta potrebbe essere diverso: la caduta del Governo Conte spalancherebbe le porte all’esercizio provvisorio e alle lezioni anticipate. Con il rischio di non avere il tempo per trovare le risorse necessarie a neutralizzare l’aumento delle tasse.

Perché potrebbero scattare le clausole di salvaguardia

Le clasuole si salvaguardia sono definite in questo moto in quanto finalizzate a salvaguardare il conseguimento degli obiettivi di finanza pubblica definiti dal Governo per gli anni in cui le variazioni diventano efficaci.

In pratica, se le misure adottate dal governo non dovessero essere sufficienti a centrare gli obiettivi fissati, le clausole scatterebbero automaticamente. E poiché esse prevedono degli incrementi di gettito, va da sè che il risultato sarebbe un aumento delle tasse.

Le clausole sono state introdotte per la prima volta nel 2011 dall’allora Governo Berlusconi e sono state rinnovate di anno in anno in occasione delle relative leggi di Stabilità. Per quanto riguarda l’anno in corso, le clausole sono state parzialmente sterilizzate. Il problema si pone per il 2020: senza una legge di Bilancio che reprerisca i fondi necessari, le clausole di salvaguardia scatterebbero a gennaio.

Le dimissioni del Governo Conte hanno spalancato le porte alla crisi di governo, che potrebbe portare alla nascita di un nuovo esecutivo - con una maggioranza diversa da quella “giallo-verde” - oppure allo scioglimento delle camere e a nuove elezioni. La prima ipotesi sarebbe quella meno problematica, perché un nuovo governo avrebbe il tempo per preparare la legge di Bilancio.

Il punto però è: una maggioranza eterogenea come - ad esempio - quella con PD e Movimento 5 Stelle - con idee profondamente diverse anche in tema di finanza pubblica, sarebbe in grado di produrre norme efficaci e disinnescare la clausole di salvaguardia?

Se, invece, non si dovesse arrivare alla formazione di una nuova maggioranza e di un nuovo governo si spalancherebbe la via delle urne. Con il rischio concreto dell’esercizio provvisiorio, che prevede una forte limitazione dell’attivita in tema di misure finanziarie. Anche ammesso di andare ad elezioni a metà ottobre c’è il rischio che il nuovo governo non abbia il tempo materiale - e magari neppure la capacità - di varare le misure necessarie.

Quanto peserebbero le clausole di salvaguardia sulle tasche degli italiani

Le clausole di salvaguardia 2020 avrebbero un peso molto elevato per le tasche dei contribuenti italiani, e riguarderebbero tre distinti campi di interventi con aumenti significativi:

  • aumento dell’aliquota IVA ridotta dal 10% al 13% nel 2020;
  • aumento dell’aliquota IVA ordinaria dal 22% al 25,2% nel 2020 e al 26,5% nel 2021.
  • un aumento dell’aliquota delle accise sui carburanti in modo da produrre un incremento di gettito pari a 400 milioni di euro a decorrere dal 2020.

Per evitare l’aumento dell’IVA e delle accise sui carburanti, il nuovo governo dovrebbe trovare 23,1 miliardi di euro entro il 31 dicembre 2019 e successivamente 28,8 miliardi entro il 31 dicembre 2021.

Accise carburanti e IVA: come aumenteranno con le calusole di salvaguardia

Dunque, se dovessero scattare le clausole di salvaguardia, dal 1° gennaio 2020 i prezzi di benzina, diesel, GPL e metano sono destinati ad aumentare.

L’aumento delle accise previsto dalle clausole deve produrre un gettito di 400 milioni di euro, anche se non viene stabilito se attraverso l’introduzione di una nuova accisa o l’aumento di una già esistente. Considerato che nel 2018 le accise sui carburanti hanno prodotto un gettito di 25 miliardi di euro, l’aumento previsto dalle clausole equivale ad un incremento dell’1,6% del totale accise.

A questo si aggiungerebbe l’aumento dell’IVA, che passa dal 22% al 25,2%. Da rilevare che l’IVA sui carburanti si paga sia sul prezzo del prodotto sia sulla quota delle accise. Di fatto, una tassa sulle tasse.

Come aumentano i prezzi di benzina e diesel con le clausole di salvaguardia

Proviamo dunque ad ipotizzare come aumenterebbero i prezzi di benzina, gasolio, GPL e metano nel caso in cui dovessero scattare le clausole di salvaguardia. Prendiamo come riferimento i prezzi medi comunicati dal Ministero delle Attività Produttive e rilevati il 4 agosto 2019 sulle pompe servite.

Prezzo benzina attualePrezzo con aumento IVA e acciseDifferenza
1,734 euro al litro 1,789 euro al litro + 0,055 euro
Prezzo gasolio attualePrezzo con aumento IVA e acciseDifferenza
1,619 euro al litro 1,672 euro al litro + 0,053 euro
Prezzo GPL attualePrezzo con aumento IVA e acciseDifferenza
0,610 euro al litro 0,626 euro al litro + 0,016 euro
Prezzo metano attualePrezzo con aumento IVA e acciseDifferenza
0,995 euro al kg. 1,028 euro al kg. + 0,033 euro

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