Le elezioni presidenziali negli Stati Uniti si avvicinano, portando con sé un’ondata di aspettative e previsioni da parte di investitori di ogni genere.
Tuttavia, per alcuni dei più importanti attori dei mercati finanziari, il peggiore scenario possibile sarebbe una vittoria di Kamala Harris. Questo timore riflette non solo un’opinione politica ma anche una valutazione economica che prevede conseguenze rilevanti sui mercati, in particolare se legata a politiche fiscali ed economiche percepite come meno espansive e favorevoli al settore finanziario rispetto a quelle di Donald Trump.
In un clima di incertezza, il distacco nei sondaggi tra i candidati democratici e repubblicani sembra diminuire, mentre nei mercati delle scommesse cresce la fiducia in un ritorno di Trump alla Casa Bianca. Molti hedge fund manager vedono in questa possibilità un segnale di supporto per la loro strategia: un approccio che prevede rialzi nei rendimenti dei titoli di Stato USA e un rafforzamento del dollaro, guidati da aspettative di una politica economica aggressiva, con tariffe sui beni importati e misure che potrebbero sostenere la crescita dei salari interni.
Alcuni esperti invitano alla cautela, ricordando che i mercati delle scommesse politiche non sempre riflettono la realtà e che sono spesso da prendere con le pinze. Larry Fink, amministratore delegato di BlackRock, ha dichiarato questa settimana che l’esito elettorale non sarà di grande rilevanza per i mercati nel lungo termine, una posizione che non trova consenso unanime tra gli investitori. Tuttavia, una cosa è certa: la frenesia politica, soprattutto tra gli investitori speculativi, non si può ignorare.
Secondo le banche, la maggior parte degli hedge fund si aspetta una vittoria di Trump e, di conseguenza, un aumento dei rendimenti dei titoli di Stato e un rafforzamento del dollaro. Questa proiezione riflette l’ipotesi che un secondo mandato di Trump vedrebbe politiche più inflazionistiche: tariffe su importazioni e restrizioni sull’immigrazione potrebbero accelerare la crescita salariale. Nei mercati obbligazionari, i rendimenti dei titoli di Stato a lungo e breve termine sono aumentati significativamente nelle ultime settimane, con il rendimento dei titoli biennali in rialzo di circa mezzo punto percentuale, mentre quello decennale ha raggiunto il 4,2%, e l’indice del dollaro è salito del 4%.
Nei mercati delle opzioni sui tassi di interesse, i trader scommettono su movimenti significativi nei titoli del Tesoro americano nel periodo immediatamente successivo alle elezioni, con una volatilità attesa di 0,33 punti percentuali sul rendimento dei titoli decennali, una variazione considerevole per questo segmento.
Un eventuale trionfo di Harris, tuttavia, potrebbe trasformare queste scommesse speculative in una situazione in cui molti investitori, in particolare speculatori, subiscono perdite. Tuttavia, alcuni segnali dal mercato azionario suggeriscono che gli investitori nel loro complesso stanno mantenendo un atteggiamento più cauto e ordinato rispetto ai mercati dei tassi e delle valute. Mentre la volatilità si manifesta su questi ultimi due fronti, le azioni continuano la loro crescita senza picchi eccessivi, segno che gran parte degli investitori evita il gioco speculativo degli hedge funds.
Va inoltre considerato che, durante la settimana delle elezioni, ci saranno anche un’importante decisione sui tassi d’interesse da parte della Federal Reserve e la pubblicazione dei nuovi dati sull’occupazione. Molti ritengono che gran parte della volatilità recente sui tassi d’interesse sia attribuibile ai dati economici positivi degli ultimi mesi, come il report sui posti di lavoro di settembre, che ha sorpreso positivamente il mercato. In altre parole, il “Trump trade” è attivo, ma in un contesto complesso e incerto, in cui diverse variabili concorrono a influenzare l’andamento dei mercati.
Il rumore mediatico attorno a Trump rischia quindi di sovrastimare il suo reale impatto sui portafogli della maggior parte degli investitori. Nonostante il cambiamento di narrativa, la cautela nei mercati resta elevata. Anche il valore del dollaro, ad esempio, appare allineato con i differenziali dei tassi d’interesse tra gli Stati Uniti e le altre principali economie, con solo una piccola influenza politica. In uno scenario di politiche tariffarie severe e ampi stimoli fiscali, ci si aspetterebbe un calo dell’euro fino a circa 1$, mentre al momento si attesta a 1,08$.
Molti investitori, quindi, rimangono prudenti, considerata l’incertezza che circonda gli effetti delle elezioni sul quadro economico. La volatilità dei mercati obbligazionari dopo le elezioni potrebbe offrire opportunità di acquisto, ma il consiglio rimane uno solo: la pazienza.