Alert per gli interessi che l’Italia dovrà pagare per rifinanziare il debito pubblico, in un contesto in cui i rendimenti dei principali Titoli di Stato balzano a nuovi record.
Il Ministero dell’Economia e delle Finanze ha collocato oggi BTP Short Term per un valore complessivo di 2,5 miliardi di euro e rendimento al 3,64%, al record dal 2023.
MEF emette BTP Short Term a rendimento record dal 2023 con alta tensione Titoli di Stato
A essere andata in asta è stata per la precisione la terza tranche del BTP Short Term con codice ISIN IT0005729733 e data di emissione al 28 agosto 2026.
Il titolo, con scadenza a due anni fissata al 30 ottobre 2028, e data di regolamento al 28 settembre 2026, presenta una cedola del 3%. Il prezzo di aggiudicazione è stato pari a 98,80.
L’importo richiesto ha superato i 4,1 miliardi di euro, a fronte dell’importo massimo offerto di 2,5 miliardi.
Il rapporto bid-to-cover è stato dunque pari a 1,64.
Il balzo del rendimento al record dal 2023 riflette l’alta tensione presente sul mercato globale dei Titoli di Stato, che sta costringendo i governi di tutto il mondo a emettere debito a rendimenti più alti rispetto a quelli presenti sul mercato.
Collocati oggi anche i BTP indicizzati all’inflazione
Il MEF ha assegnato oggi, giovedì 24 settembre, anche due BTP€I, ovvero BTP indicizzati all’inflazione, a 5 e 10 anni, per valori pari in entrambi i casi a 1 miliardo di euro.
Il BTP€I a 5 anni è stato collocato al rendimento lordo dell’1,57%, mentre quello a 10 anni al 2,42%.
Indicazioni negative continuano ad arrivare dal mercato secondario, dove i rendimenti dei BTP a 10 anni, dopo essere schizzati nella sessione di ieri in scia al forte balzo dei rendimenti dei Treasury USA, avanzano anche oggi, salendo di 2 punti base, al 4,52%.
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L’impatto dei rendimenti dei Titoli di Stato sulla spesa per gli interessi e il costo del debito
Da segnalare che l’aumento dei rendimenti dei Titoli di Stato non si traduce in un incremento immediato del costo di servizio del debito.
L’impatto è graduale e avviene attraverso il rifinanziamento del debito in scadenza, in quanto il MEF deve emettere nuovi Titoli alle condizioni di mercato, che diventano più onerose quando i rendimenti salgono.
Quando i rendimenti sul mercato salgono, così come sta accadendo adesso, il Tesoro deve offrire infatti rendimenti più elevati sulle nuove emissioni, al fine di attrarre l’interesse degli investitori.
Nel tempo, il maggiore costo delle nuove emissioni innalza il costo medio del debito e, di conseguenza, la spesa per interessi dello Stato.
Il problema del rischio di una crescita dei costi di servizio del debito non riguarda però solo l’Italia, in un contesto in cui il boom dei rendimenti sta interessando i bond sovrani delle principali economie, contagiati ormai da diverse settimane dagli smobilizzi che stanno colpendo i Treasury USA.
Non solo BTP, rendimenti OAT fanno peggio puntando al 4,7%. Spread BTP-Bund verso quota 100?
In evidenza nella giornata di oggi il nuovo scatto al rialzo anche dei rendimenti degli OAT francesi, che salgono di 3 punti base al 4,68%, estendendo il balzo segnato nell’ultimo anno a ben +111 punti base.
I rendimenti dei BTP a 10 anni sono saliti invece nell’ultimo anno di 96 punti base.
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Il rialzo dei rendimenti dei BTP più forte di quello degli yield tedeschi ha ampliato nelle ultime sessioni lo spread BTP-Bund a 10 anni, che torna ad avvicinarsi ai 100 punti base, oscillando oggi attorno a quota 95.