Assemblea Abi: più Europa e investimenti pubblici nella ricetta anti-crisi di Patuelli e Visco

Il presidente dell’Abi insiste sul ruolo dell’Italia in Europa, mentre il governatore di Bankitalia avverte: servono risorse e semplificazione

Assemblea Abi: più Europa e investimenti pubblici nella ricetta anti-crisi di Patuelli e Visco

Sì all’Unione Bancaria in Europa, ma no a norme europee sui titoli di Stato. Nel corso dell’Assemblea annuale dell’Abi, il presidente Antonio Patuelli - rieletto proprio oggi per il biennio 2018-2020 - traccia il percorso da seguire, alla luce dei risultati ottenuti grazie agli sforzi messi in campo per fronteggiare le crisi.

Ma, avverte da parte sua il governatore di Bankitalia, Ignazio Visco, serve ancora uno scatto in avanti per completare le riforme in grado di ridurre le fragililità del sistema che sono state evidenziate dalla crisi.

Sì all’Unione Bancaria

È un discorso incentrato sul ruolo dell’Europa, quello che Patuelli fa all’Assemblea annuale dell’Abi. Perché se da una parte, spiega, bisogna dare atto agli sforzi compiuti dal sistema bancario per attenuare i colpi della crisi -che rivendica - dall’altra c’è bisogno di una maggiore attività di prevenzione attraverso l’individuazione di strumenti idonei a tutela di banche e risparmiatori.

“L’Unione Bancaria deve consentire ai sistemi nazionali di garanzia dei depositi di poter effettuare interventi preventivi per le banche in crisi, per evitare danni maggiori”

spiega il presidente dell’Abi, secondo il quale gli istituti dovrebbero operare in un contesto europeo e sotto la Vigilanza unica.

Per evitare che le conseguenze di eventuali future crisi le paghino ancora una volta i risparmiatori, Patuelli chiede nuove disposizioni secondo le quali “ciascuna banca debba contribuire ai Fondi di garanzia di cui può teoricamente usufruire e non ad altri”.

Maggiore partecipazione all’Ue

Patuelli ha ricordato il lavoro fatto dalle banche italiane per fronteggiare la crisi costata qualcosa come 12 miliardi per salvataggi e nuovi fondi di garanzia: le sofferenze sono calate a 50 miliardi rispetto al picco del 2015, così come sono diminuiti i crediti deteriorati passati da 200 miliardi a 135 miliardi in tre anni.
Poi il presidente dell’Abi lancia un monito contro i rischi di nazionalismi, invitando l’Italia a una maggiore partecipazione in Europa.

“La scelta strategica deve essere di partecipare maggiormente all’Unione Europea impegnando di più l’Italia nelle responsabilità comuni, anche con un portafoglio economico nella prossima Commissione Europea. Altrimenti l’economia italiana potrebbe finire nei gorghi di un nazionalismo mediterraneo molto simile a quelli sudamericani. In questa primavera, in Argentina, il tasso di sconto ha perfino raggiunto il 40%. Con la lira italiana, negli anni Ottanta, il tasso di sconto fu anche del 19%”

ricorda.

Dall’altra parte però, Patuelli si rivolge anche all’Ue, affinché non ponga norme sui titoli di Stato, chiedendo maggiore trasparenza sui “numeri dei detti dei crediti deteriorati”.

Visco: oggi molto più vulnerabili

All’assemblea annuale dell’Abi è intervenuto anche Visco, secondo il quale, in Italia, si sta assistendo a un indebolimento delle misure per la ripresa.

“Le riforme hanno perso slancio per i timori sui costi, spesso immediati, e i dubbi sui benefici, che maturano gradualmente e con tempi relativamente lunghi. In queste condizioni, davanti a una nuova crisi saremmo oggi molto più vulnerabili di quanto lo eravamo dieci anni fa”

ha avvertito il numero uno di Bankitalia.

La ricetta per uscire dal pantano? Facilitare l’attività di impresa, guardando all’innovazione e superando i ritardi dei servizi pubblici.

In particolare, servono, per Visco, investimenti mirati e una “un’ampia e equilibrata riforma fiscale, diretta ad accrescere l’occupazione e promuovere la crescita dell’economia”.

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