Assegno di divorzio, la Cassazione non fa sconti: controlli fiscali per l’ex che dichiara poco ma vive nel lusso. La sentenza.
Per l’ex coniuge che percepisce l’assegno di divorzio, che dichiara redditi molto bassi e conduce uno stile di vita lussuoso, sono previsti controlli. Con la sentenza n. 6533 del 19 marzo 2026 la Corte di Cassazione specifica che il giudice può avviare indagini fiscali in presenza di dichiarazioni fiscali formalmente corrette, se queste contrastano palesemente con lo stile di vita dell’ex coniuge.
Assegno di divorzio e controlli fiscali
La sentenza nasce da un giudizio di divorzio richiesto da un medico convenzionato con il Servizio Sanitario Nazionale al quale si opponeva la richiesta di assegno di divorzio dell’ex moglie. In primo grado e in Appello le corti accolgono la richiesta della donna. Poi la controversia giunge alla Corte di Cassazione.
Dopo una crisi coniugale lunga, i coniugi, uniti in matrimonio nel 1992, si erano separati nel 2015. Nel corso del matrimonio il marito svolgeva la propria attività professionale mentre la moglie, pur essendo laureata in giurisprudenza, aveva abbandonato progressivamente la carriera per dedicarsi alla famiglia e ad altre attività lavorative marginali.
In sede di divorzio la donna aveva chiesto l’assegno di divorzio lamentando l’assenza di redditi adeguati e la difficoltà a reinserirsi nel mondo del lavoro a causa dell’età. Il Tribunale e la Corte di Appello avevano accolto le richieste della donna soppesando lo squilibrio reddituale tra moglie e marito e sottolineando il contributo fornito dalla donna non solo alla vita familiare, ma anche alla crescita professionale del marito.
Assegno di divorzio in base allo stile di vita
L’assegno di divorzio riconosciuto, di 800 euro mensili, secondo l’ex marito non era giusto poiché, secondo lui, la donna non versava in condizioni di disagio economico, ma aveva a disposizione un patrimonio di origine ereditaria che le permetteva di condurre uno stile di vita lussuoso, incompatibile con l’assenza di redditi dichiarata.
L’uomo, per sostenere la sua tesi, aveva prodotto quanto rilevato con una relazione investigativa dalla quale emergeva che la donna:
- si avvaleva dell’aiuto di una collaboratrice domestica;
- frequentava ambienti esclusivi come circoli elitari;
- faceva shopping di lusso;
- partecipava a eventi culturali e di prestigio;
- si concedeva viaggi internazionali;
- possedeva beni immobili e risorse finanziarie.
Nonostante le prove fornite dall’ex marito per la Corte di Appello non era stato necessario richiedere indagini fiscali sui redditi della donna.
La sentenza della Cassazione
Il tenore di vita non può essere giudicato solo da ricerche generiche, ma si deve scendere nel dettaglio della reale capacità di spesa.
Su questo punto gli Ermellini hanno richiamato la legge sul divorzio che all’articolo 5, comma 9, prevede che le condizioni economiche delle parti non si devono fermare alla documentazione prodotta. Se esistono indizi che mettono in dubbio la completezza delle informazioni si deve predisporre un’indagine fiscale per arrivare a una decisione che poggi su basi concrete e reali.
Il controllo fiscale non è soltanto a discrezione del magistrato, ma è un vero e proprio dovere istruttorio che è rilevante ogni volta che la documentazione appare incompleta. Se una delle parti interessate offre alla Corte prove di uno stile di vita lussuoso, non si possono ignorare solo perché l’altra parte ha dichiarato assenza di redditi.
Le indagini fiscali nel divorzio
Le indagini fiscali servono a colmare le lacune, ma non possono essere attivate in automatico, bensì solo in presenza di indizi precisi. Nel caso di specie, però, la relazione investigativa, il contenuto di un testamento e lo stile di vita lussuoso condotto dalla donna sono indizi specifici che devono obbligare il giudice all’esercizio dei poteri istruttori.
Nei giudizi di divorzio, sottolineano i Supremi Giudici, quando il tenore di vita e i redditi dichiarati presentano un’incongruenza, il giudice non deve limitarsi a valutare formalmente le prove, ma deve disporre un approfondimento. I patrimoni di origine successoria, infatti, potrebbero sfuggire poiché non producono immediatamente redditi. Titoli finanziari, quote societarie, nuda proprietà di immobili sono elementi che vanno presi in considerazione nel valutare lo squilibrio economico degli ex coniugi.
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