Nel panorama tecnologico del 2025, Apple rappresenta un’eccezione. Guidata da Tim Cook, la società di Cupertino ha perso il 15% in borsa dall’inizio dell’anno, peggio solo di Tesla tra i cosiddetti “Magnifici 7” di Wall Street. La sua strategia si distingue per un approccio più prudente agli investimenti in intelligenza artificiale, in netto contrasto con i colossi rivali.
Mentre Alphabet e Meta pianificano spese record – rispettivamente 203 e 147 miliardi di dollari in asset fissi – Apple prevede per il 2026 appena 11 miliardi di dollari di investimenti in conto capitale, circa un decimo di quanto programmato da Microsoft o Meta. Una scelta che appare conservativa, ma che per alcuni investitori potrebbe ridurre il rischio di esporsi a un’eventuale bolla dell’AI.
Le priorità di Cook sembrano essere altrove. I dazi imposti su prodotti provenienti da India e Vietnam, due poli chiave per la produzione di iPhone e accessori, comporteranno una riduzione stimata di 1,1 miliardi di dollari nei margini del trimestre in corso. A ciò si aggiungono le sfide legali: le autorità antitrust minacciano di ridurre i ricavi derivanti dagli accordi con Google per il preinstallamento dei suoi servizi e dalle commissioni sugli acquisti effettuati tramite l’App Store.
Nonostante questi ostacoli, i risultati trimestrali hanno mostrato segnali di solidità, con ricavi in crescita del 10% su base annua. La quota dei servizi – come pagamenti digitali, streaming e abbonamenti – è salita al 29% del fatturato, a testimonianza di una diversificazione che Cook ha perseguito negli ultimi anni.
Sul fronte delle acquisizioni, Apple ha mantenuto la sua tradizionale prudenza: nel 2025 sono state completate sette operazioni, tutte di dimensioni ridotte. Eppure, con una liquidità netta di 31 miliardi di dollari e una capitalizzazione di mercato di 3.100 miliardi, l’azienda avrebbe le risorse per acquisire anche attori emergenti dell’AI, come la francese Mistral AI.
Per ora, la scommessa di Cook è quella di non farsi trascinare dalla corsa all’oro dell’intelligenza artificiale, puntando su stabilità, redditività e controllo dei costi. Una strategia che, se l’attuale entusiasmo per l’AI dovesse raffreddarsi, potrebbe trasformarsi in un vantaggio competitivo inatteso.