Venerdì arrivano nei negozi iPhone 18 Pro e iPhone 18 Pro Max, i primi smartphone presentati da Apple sotto la guida di John Ternus, amministratore delegato dal 1° settembre. A pochi giorni dall’apertura dei preordini, però, attorno al lancio si è già acceso un dibattito. I primi dati sulla domanda sono deboli? Oppure, più semplicemente, una parte dei clienti sta aspettando iPhone Duo, il primo pieghevole della casa di Cupertino, in arrivo a ottobre?
Nel trimestre chiuso a giugno l’iPhone ha generato quasi la metà del fatturato di Apple e le attese sul nuovo ciclo di prodotti pesano direttamente sulle prospettive del titolo.
Cosa ha presentato Apple e quanto costano i nuovi iPhone
Il 9 settembre Apple ha presentato una gamma interamente di fascia alta. Il modello base iPhone 18 non è stato annunciato, e sul palco sono saliti solo i due Pro e il pieghevole. Negli Stati Uniti iPhone 18 Pro parte da 1.199 dollari e il Pro Max da 1.299 dollari, circa 100 dollari in più rispetto alla generazione precedente, anche per effetto della carenza globale di chip di memoria.
In Italia i prezzi sono questi:
- iPhone 18 Pro: da 1.489 euro per la versione da 256 GB a 2.989 euro per quella da 2 TB;
- iPhone 18 Pro Max: da 1.639 euro a 3.139 euro;
- iPhone Duo: da 2.369 euro a 3.869 euro, la configurazione più costosa mai proposta da Apple.
I preordini dei due Pro sono partiti il 12 settembre. Quelli del Duo apriranno il 16 ottobre, con disponibilità dal 23 ottobre. Negli Stati Uniti il pieghevole costa 1.999 dollari. Sul piano tecnico, i nuovi Pro montano il chip A20 Pro e introducono una fotocamera ad apertura variabile, una funzione attesa da anni.
I primi segnali dai preordini dicono che la domanda «tiepida»
A innescare il dibattito è stata una nota di Jeff Pu, analista di GF Securities, che ha definito «tiepidi» i tempi di attesa iniziali per i nuovi Pro. Negli Stati Uniti l’attesa arriva a 3-4 settimane solo per alcune configurazioni del Pro Max, mentre quasi tutte le versioni dell’iPhone 18 Pro risultano disponibili subito, già dal giorno del lancio.
Secondo Pu, la domanda più debole del previsto dipende da aggiornamenti tecnici limitati e da prezzi più alti, soprattutto per i tagli di memoria maggiori. L’analista si aspetta inoltre che una parte dei potenziali acquirenti del Pro Max scelga il Duo.
Pu ha anche rivisto al ribasso le stime di produzione. Per i due Pro è sceso a 72 milioni di unità, citando i vincoli legati alla nuova fotocamera ad apertura variabile. Per il Duo ha tagliato la stima di produzione 2026 da 7 a 6 milioni di pezzi, a causa delle difficoltà produttive sulla cerniera.
Una lettura in parte diversa arriva da JPMorgan. L’analista Samik Chatterjee osserva che, nella prima settimana, i tempi di consegna nei principali mercati (Stati Uniti, Cina, Germania e Regno Unito) sono inferiori a quelli della serie iPhone 17. Secondo Chatterjee, però, molti consumatori starebbero probabilmente aspettando il pieghevole, in particolare in Cina.
Attenzione a come si leggono i dati
Anche Bank of America e Jefferies hanno monitorato le date di spedizione e i numeri confermano attese più brevi rispetto al 2025. Al 14 settembre, secondo Bank of America, il tempo medio globale di consegna era di 14 giorni per l’iPhone 18 Pro, contro i 18 dell’iPhone 17 Pro nello stesso momento dell’anno scorso. Per il Pro Max i giorni erano 18, contro 25.
Le due banche, però, danno letture diverse. Bank of America avverte che il confronto con i cicli precedenti è meno omogeneo del solito, dato che quest’anno Apple ha lanciato solo i modelli Pro, mentre il Duo e il modello base arriveranno più avanti. Jefferies segnala un’eccezione in Cina e a Hong Kong, dove le attese per il Pro Max sono da quattro a sette giorni più lunghe rispetto a un anno fa.
Ricordiamo che i tempi di consegna misurano il rapporto tra domanda e disponibilità, non la domanda in sé. Un’attesa breve può indicare poche richieste, ma anche un magazzino ben fornito, e l’aumento delle scorte può dipendere tanto dalla domanda quanto dalla capacità produttiva. Proprio per questo, i segnali della prima settimana vanno presi come indizi e non come verdetti.
Quanto pesa l’iPhone sui conti di Apple
Il motivo per cui il mercato osserva con tanta attenzione i preordini è nei numeri. Nel terzo trimestre dell’anno fiscale 2026, chiuso il 27 giugno, Apple ha registrato ricavi per 109,4 miliardi di dollari, in crescita del 16%, con un utile per azione di 2,02 dollari. Di quei ricavi, 54,25 miliardi sono arrivati dall’iPhone (+22%), quasi la metà del fatturato complessivo.
Nello stesso trimestre i Servizi si sono fermati a 30,74 miliardi, contro i 31,36 attesi, e i ricavi in Cina sono stati di 18,82 miliardi, contro 19,58 stimati. Soprattutto Apple ha indicato per il quarto trimestre una crescita dei ricavi tra il 9% e l’11%, sotto il 12% atteso da Wall Street. Le stime risentono dei colli di bottiglia nella fornitura di chip e del rincaro delle memorie. Dopo i conti il titolo ha perso oltre il 7% negli scambi fuori orario.
In questo quadro, un avvio debole del nuovo ciclo iPhone rischierebbe di sommarsi alle pressioni su costi e forniture. Una domanda che si sposta semplicemente sul Duo, invece, potrebbe tradursi in ricavi comunque elevati, dato il prezzo del pieghevole.
La scommessa del pieghevole
Con il Duo Apple entra in un segmento già presidiato da Samsung, Motorola e Alphabet. Il prezzo di partenza è inferiore a quanto molti analisti si aspettavano, ma i pieghevoli rappresentano ancora meno del 5% del mercato smartphone complessivo.
Per Apple la sfida è doppia, perché da un lato deve dimostrare di poter allargare un mercato rimasto finora di nicchia e, dall’altro, deve superare i problemi di produzione. Alcune ricostruzioni parlano di rese produttive relativamente basse, che potrebbero allungare le attese anche con una domanda moderata.
Siri AI e il ritardo sull’intelligenza artificiale
Il lancio dei nuovi iPhone coincide con l’arrivo di Siri AI, il nuovo assistente presentato alla WWDC di giugno e costruito anche grazie all’accordo con Google per integrare la tecnologia Gemini. È un passaggio importante per un’azienda considerata in ritardo nella corsa all’intelligenza artificiale generativa.
Al lancio Siri AI funzionerà solo in inglese, altre cinque lingue sono previste a ottobre e l’italiano resta fuori da questa prima ondata. Chi compra oggi un iPhone 18 Pro in Italia, quindi, non potrà sfruttare subito una delle principali novità software della nuova generazione.
Il primo banco di prova di John Ternus
Ternus eredita un’azienda con risultati record, ma anche con diversi fronti aperti. Ingegnere entrato in Apple venticinque anni fa e fino a oggi responsabile dell’intera ingegneria hardware, ha una minore esperienza in aree come finanza, vendite e supply chain. Per questo, secondo fonti citate da Bloomberg, altri dirigenti di primo piano sono destinati ad assumere responsabilità più ampie. Tim Cook resta in azienda come presidente esecutivo.
Il ciclo iPhone 18 è quindi il primo test concreto della nuova gestione, in un momento in cui a Apple viene rimproverata da anni una scarsa innovazione nella gamma di smartphone.
I target price degli analisti
Il 16 settembre il titolo Apple scambiava intorno ai 332 dollari, non lontano dal massimo delle ultime 52 settimane di 344,57 dollari, per una capitalizzazione di circa 4.800 miliardi. Al momento il rialzo da inizio anno è del 22,5%.
Il consenso resta in prevalenza favorevole: a fine agosto si contavano 34 giudizi Buy, 18 Hold e 6 Sell. Non mancano però le voci critiche. Il 30 agosto Jefferies ha confermato il giudizio Underperform, con un prezzo obiettivo di 263,66 dollari.