Ape sociale 2027. Proroga, nuovi requisiti e come fare domanda

L'Ape sociale verso la proroga anche per il 2027, come da Legge di Bilancio. Ecco come funziona, requisiti, contributi e scadenze INPS da rispettare

di Emanuele Di Baldo 0 Commenta

Un anno in più, ma anche un mese in più da aspettare. L’Ape sociale si avvia verso la proroga al 31 dicembre 2027: la proroga è prevista dall’articolo 51 del disegno di legge di Bilancio 2027, approvato dal Consiglio dei ministri il 28 ottobre e trasmesso alla Camera per l’avvio dell’iter parlamentare. La novità che pesa di più, però, riguarda l’età di accesso: serviranno 63 anni e 6 mesi, un mese in più rispetto ai 63 anni e 5 mesi richiesti nel 2026 (e ben lontano dai 63 anni tondi di qualche anno fa).

Un requisito fissato direttamente dalla norma di proroga, da non confondere con l’adeguamento dei requisiti pensionistici alla speranza di vita già stabilito dalla legge di Bilancio 2026, per effetto del quale dal 1° gennaio 2027 la pensione di vecchiaia sale a 67 anni e 1 mese, per poi passare a 67 anni e 3 mesi nel 2028. Due binari diversi, ma la direzione è la stessa: si allunga la strada per tutti, fragili compresi.

Per chi rientra nelle categorie tutelate, l’anticipo pensionistico resta una delle principali misure di accompagnamento alla pensione, anche perché Quota 103 e Opzione Donna non sono state prorogate per chi matura i requisiti dal 2026 (resta salvo il diritto di chi li aveva già perfezionati entro il 2025). Sul tavolo della manovra c’è anche un fondo da 850 milioni di euro l’anno per il triennio 2027-2029 destinato alla flessibilità in uscita, ma le regole della pensione a 64 anni dovranno essere definite con un provvedimento successivo.

Attenzione, però: si tratta ancora di un disegno di legge, che il Parlamento potrà modificare fino al voto finale, atteso entro fine anno. E nel frattempo c’è una data da cerchiare in rosso per chi matura i requisiti nel 2026: il 30 novembre.

Ape sociale, perché non è una vera pensione

L’Ape sociale non si configura come una forma di pensionamento in senso stretto. Chi vi ricorre non accede direttamente alla pensione, bensì a un’indennità a carico dello Stato, erogata dall’INPS, che fa da ponte verso il trattamento pensionistico: si cessa l’attività lavorativa in anticipo e si incassa un assegno mensile, calcolato sulla pensione maturata ma con un tetto massimo.

L’indennità viene corrisposta fino al raggiungimento dell’età per la pensione di vecchiaia oppure, se arriva prima, fino al conseguimento di una pensione anticipata. Un meccanismo che nel 2027 produce un effetto concreto: chi percepisce l’Ape e compie 67 anni nel corso del 2027 continuerà a riceverla fino a 67 anni e 1 mese, salvo accesso anticipato alla pensione.

Sul fronte delle risorse, la manovra stanzia 180 milioni di euro per il 2027 e 370 milioni per il 2028, con coperture programmate fino al 2032 per pagare gli assegni che proseguono oltre l’anno di accesso. Per il 2026 la dotazione era di 170 milioni.

Requisiti Ape sociale 2027: età e categorie

Per accedere all’Ape sociale nel 2027 occorrerà aver compiuto almeno 63 anni e 6 mesi di età, non essere titolari di pensione diretta e rientrare in una delle seguenti categorie:

  • disoccupati a seguito di licenziamento, dimissioni per giusta causa o risoluzione consensuale avvenuta nell’ambito della procedura prevista dall’articolo 7 della legge 604/1966, che abbiano esaurito integralmente la prestazione di disoccupazione spettante (una combinazione tra Naspi e Ape sociale che consente di uscire prima dal lavoro). Rientrano anche i lavoratori con contratto a termine scaduto, a patto di aver lavorato almeno 18 mesi nei 36 precedenti la cessazione;
  • caregiver che assistono da almeno 6 mesi il coniuge o un parente di primo grado convivente con disabilità grave ai sensi dell’articolo 3, comma 3, della Legge 104. L’assistenza a un parente o affine di secondo grado convivente è ammessa solo se i genitori o il coniuge della persona con disabilità hanno compiuto 70 anni, sono affetti da patologie invalidanti oppure risultano deceduti o mancanti;
  • persone con invalidità civile pari o superiore al 74%;
  • lavoratori gravosi che abbiano svolto un’attività gravosa per almeno 6 anni negli ultimi 7 o per almeno 7 negli ultimi 10.

Un chiarimento utile, perché qui nascono molti equivoci: il riconoscimento della disabilità grave ai sensi della Legge 104 e l’invalidità civile al 74% sono accertamenti distinti. Per il caregiver conta la condizione del familiare assistito, per l’invalido quella personale. E il semplice possesso della 104 da parte del familiare non basta: servono convivenza e assistenza continuativa da almeno sei mesi.

Sul fronte dei gravosi, la legge di Bilancio 2022 ha ampliato la platea, includendo le nuove professioni individuate dalla commissione presieduta dall’ex ministro del Lavoro Cesare Damiano. L’elenco, contenuto nell’allegato della manovra di allora, riporta codici e gruppi professionali della classificazione Istat: a fare la differenza è la mansione effettivamente svolta e il suo inquadramento in uno di questi codici, oltre al periodo minimo di svolgimento dell’attività. Ecco le professioni interessate:

  • 2.6.4 - Professori di scuola primaria, pre-primaria e professioni assimilate;
  • 3.2.1 - Tecnici della salute;
  • 4.3.1.2 - Addetti alla gestione dei magazzini e professioni assimilate;
  • 5.3.1.1 - Professioni qualificate nei servizi sanitari e sociali;
  • 5.4.3 - Operatori della cura estetica;
  • 5.4.4 - Professioni qualificate nei servizi personali ed assimilati;
  • 6 - Artigiani, operai specializzati, agricoltori;
  • 7.1.1 - Conduttori di impianti e macchinari per l’estrazione e il primo trattamento dei minerali;
  • 7.1.2 - Operatori di impianti per la trasformazione e lavorazione a caldo dei metalli;
  • 7.1.3 - Conduttori di forni e altri impianti per la lavorazione del vetro, della ceramica e di materiali assimilati;
  • 7.1.4 - Conduttori di impianti per la trasformazione del legno e la fabbricazione della carta;
  • 7.1.5 - Operatori di macchinari e di impianti per la raffinazione del gas e dei prodotti petroliferi, per la chimica di base e la chimica fine e per la fabbricazione di prodotti derivati dalla chimica;
  • 7.1.6 - Conduttori di impianti per la produzione di energia termica e di vapore, per il recupero dei rifiuti e per il trattamento e la distribuzione delle acque;
  • 7.1.8.1 - Conduttori di mulini e impastatrici;
  • 7.1.8.2 - Conduttori di forni e di analoghi impianti per il trattamento termico dei minerali;
  • 7.2 - Operai semiqualificati di macchinari fissi per la lavorazione in serie e operai addetti al montaggio;
  • 7.3 - Operatori di macchinari fissi in agricoltura e nella industria alimentare;
  • 7.4 - Conduttori di veicoli, di macchinari mobili e di sollevamento;
  • 8.1.3 - Personale non qualificato addetto allo spostamento e alla consegna merci;
  • 8.1.4 - Personale non qualificato nei servizi di pulizia di uffici, alberghi, navi, ristoranti, aree pubbliche e veicoli;
  • 8.1.5.2 - Portantini e professioni assimilate;
  • 8.3 - Professioni non qualificate nell’agricoltura, nella manutenzione del verde, nell’allevamento, nella silvicoltura e nella pesca;
  • 8.4 - Professioni non qualificate nella manifattura, nell’estrazione di minerali e nelle costruzioni.

Quanti anni di contributi servono

Il requisito contributivo resta invariato rispetto al 2026. Servono:

  • 30 anni di contributi per disoccupati, caregiver e invalidi civili;
  • 36 anni per i lavoratori gravosi;
  • 32 anni per operai edili, ceramisti (classificazione Istat 6.3.2.1.2) e conduttori di impianti per la formatura di articoli in ceramica e terracotta (classificazione Istat 7.1.3.3), grazie allo «sconto» introdotto dalla manovra 2022.

Per le lavoratrici madri il requisito si riduce di 12 mesi per ogni figlio, fino a un massimo di 2 anni.

Quanto si prende con l’Ape sociale

L’indennità decorre dal primo giorno del mese successivo alla presentazione della domanda di accesso, se i requisiti sono soddisfatti, e viene corrisposta per 12 mensilità all’anno: niente tredicesima. L’importo è pari:

  • al valore della pensione calcolata al momento dell’accesso, se inferiore a 1.500 euro;
  • a 1.500 euro lordi se la pensione maturata è pari o superiore a questa soglia.

Un esempio rende l’idea: chi avesse maturato una pensione teorica di 1.800 euro mensili percepirebbe comunque un’indennità di 1.500 euro, con uno scarto di 300 euro al mese. L’assegno non è soggetto a rivalutazione annuale e non può beneficiare dell’integrazione riconosciuta a chi ha una pensione inferiore al minimo. Se il richiedente è iscritto a più gestioni previdenziali, l’importo viene calcolato pro quota per ciascuna, in base ai periodi maturati e alle regole di calcolo di ogni ordinamento. Durante l’Ape, inoltre, non spetta la contribuzione figurativa.

C’è poi il capitolo incompatibilità: l’indennità non è cumulabile con redditi da lavoro dipendente o autonomo, con l’unica eccezione del lavoro autonomo occasionale entro 5.000 euro lordi annui.

Come e quando fare domanda

L’accesso all’Ape sociale passa da due istanze distinte, presentabili dal sito INPS (con SPID almeno di livello 2, CIE o CNS), tramite il Contact Center al numero 803 164 da rete fissa o 06 164164 da cellulare, oppure attraverso un patronato:

  • la domanda di verifica delle condizioni di accesso, con cui l’INPS certifica età, contributi e categoria di appartenenza;
  • la domanda di Ape sociale vera e propria.

Chi possiede già tutti i requisiti, compresa la cessazione dell’attività lavorativa, deve presentare entrambe contestualmente: rinviare la seconda significa perdere i ratei dei mesi scoperti.

Per il 2026, dopo la riapertura comunicata dall’INPS con il messaggio n. 128 del 14 gennaio, le finestre per la verifica sono state tre: 31 marzo, 15 luglio e, ultima utile, 30 novembre 2026. L’Istituto comunica l’esito rispettivamente entro il 30 giugno, il 15 ottobre e il 31 dicembre. Le istanze dell’ultima finestra vengono accolte solo nei limiti delle risorse residue: chi matura i requisiti entro fine anno con 63 anni e 5 mesi farebbe bene a non arrivare all’ultimo giorno.

Per il 2027, invece, bisognerà attendere due passaggi: l’approvazione definitiva della legge di Bilancio e le istruzioni operative dell’INPS, che fisseranno anche le nuove finestre di presentazione. Un consiglio pratico, prima di qualsiasi mossa: non lasciare il lavoro senza aver ricevuto la certificazione positiva dei requisiti.

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