Anche per l’America, la cuccagna è finita

Guido Salerno Aletta

17/04/2025

Il 2 aprile 2025, come il 15 agosto 1971, l’America si è mostrata in diretta mondiale con le spalle al muro, pronta a tutto pur di reagire e difendersi. Il piano di Trump per salvare gli Stati Uniti.

Anche per l’America, la cuccagna è finita

Non comprerà più a debito, l’America di Trump: e se non comprerà più dall’estero per via dei dazi, se vuole continuare a consumare come prima deve tornare a produrre al suo interno.

Il riequilibrio globale sarà durissimo.

Il consumatore americano non avrà più le tasche bucate: quello che compra se lo deve pagare lavorando e non indebitandosi senza fine.

Ma anche il resto del mondo si dovrà dare una regolata: produzione, consumi e salari dovranno tornare in equilibrio. Il mercantilismo, la crescita economica guidata dall’esportazione del lavoro a basso costo, dovrà essere ridimensionato, insieme all’accumulazione strutturale di attivi finanziari.
Sarà un’estate torrida: se entro tre mesi non si arriva ad una serie di accordi sui dazi americani, la prospettiva è quella di una crisi economica e finanziaria generalizzata.
E’ questa la situazione drammatica, quella della chiusura del mercato americano, che sta spaventando praticamente tutti i governi: chiusura delle fabbriche, licenziamenti, fidi bancari in malora, crolli di Borse.
Una crisi politica e sociale che spaventa tutti.

Lo shock globale del 2 aprile 2025 sarà ricordato come quello del 15 agosto del 1971: ancora una volta è andata in onda, in diretta televisiva con tutto il mondo, la rappresentazione di un’America con le spalle al muro, e che deve reagire per difendersi, a qualsiasi costo.

Bisogna rivederlo con attenzione quel messaggio televisivo di Richard Nixon del 1971, un video sgranato in bianco e nero in cui il Presidente legge tesissimo, pagina dopo pagina, un discorso di spaventosa durezza, in cui dichiarava che il dollaro era stato sottoposto a violente speculazioni sui mercati e che per difenderlo ad ogni costo gli Stati Uniti avevano deciso di recedere in modo unilaterale dagli impegni di Bretton Woods, venendo meno all’impegno di convertire in oro i dollari accumulati dalle altre Banche centrali con il commercio. Il senso era questo: “Tenetevi i dollari di carta, che noi stampiamo liberamente, senza dover rendere conto a nessuno, e soprattutto senza dover tenere l’oro a riserva per garantirne il valore!”

Mentre il dollaro crollava sui mercati e per cercare di recuperare un minimo di riequilibrio della bilancia commerciale gli Usa imponevano dazi generalizzati sulle importazioni, il frastuono sociale e politico della sanguinosissima guerra combattuta in Vietnam, a difesa del Sud che veniva attaccato dai Comunisti del Nord, isolava sempre di più gli Stati Uniti.
Anche stavolta, con la Amministrazione guidata dal Presidente Joe Biden, si è riproposto quanto era successo con l’intervento in Vietnam, che era stato deciso da John Kennedy anche lui Democratico: la difesa strenua di Kiev, vittima dell’aggressione russa, ripeteva quanto era successo col Vietnam del Sud che era invaso dai Comunisti del Vietnam del Nord sostenuti dalla Russia e soprattutto dalla Cina.

E non è casuale che, con il passaggio da Kennedy a Nixon, non solo quest’ultimo fece di tutto per tirare fuori gli Usa dal pantano della guerra in Vietnam facendo un accodo direttamente con la Cina di Mao Tse-tung, e che fosse lo stesso Nixon a dichiarare la cessazione della convertibilità internazionale del dollaro.
Ci sono differenze rispetto al 1971: mentre allora il conflitto tra Usa e Cina era particolarmente teso sul piano ideologico, oggi sono i rapporti di forza sul piano economico e geopolitico ad essere divenuti incandescenti. E l’influenza di Pechino su tutta l’area si è fatta negli anni decisiva ed omogenea, mentre in passato le relazioni con il Giappone e con la Corea del Sud erano state vistosamente più ruvide.

La chiara volontà di Trump è di isolare la Cina: solo nei suoi confronti ha lasciato in piedi i dazi compensativi, che sono stati aumentati al 145% come ulteriore ritorsione a causa della decisione di Pechino di imporne a propria volta.
Lo strumento di trattativa a disposizione degli Usa è l’abbattimento dei dazi compensativi, quelli che sono stati annunciati ed immediatamente sospesi per tre mesi, nei confronti dei Paesi che si dichiarano disposti a ridurre il proprio avanzo commerciale verso gli Usa. Dazi compensativi che sono elevatissimi per tanti Paesi del Pacifico, come il Vietnam, che fanno affari d’oro commerciando con gli Usa anche perché è da loro che le Multinazionali americane hanno localizzato le proprie fabbriche. Non è casuale, dunque, che il Presidente cinese Xi Jinping abbia subito cominciato a fare una serie di visita ufficiali nell’area, rinsaldando accordi di cooperazione con Cambogia e Malesia.

Un’epoca è finita, quella dell’America che si era assunto il ruolo di Compratore globale di ultima istanza, a debito, assorbendo i surplus produttivi di tanti Paesi tra cui l’Italia. Stampando continuamente nuovi dollari che devono essere reimpiegati in qualche asset finanziario, creando bolle infinite, e contraendo debiti che costano sempre più cari.
E’ finita l’era inaugurata da Nixon, l’era in cui il dollaro di carta si era tramutato in oro. Un oro che si stampa e si riproduce in continuazione, creando l’illusione della ricchezza infinita e del debito senza limiti.
Per questo, anche per l’America, la cuccagna è finita.