Chi è Jay Clayton e perché Trump l’ha messo a capo della vigilanza sull’AI

Andrea Fabbri

5 Ottobre 2026 - 10:33

Trump ha creato una task Force per la gestione dell’intelligenza artificiale con a capo Jay Clayton. Chi è e qual è il significato politico della sua nomina

Chi è Jay Clayton e perché Trump l’ha messo a capo della vigilanza sull’AI

Sono tempi di profonda evoluzione per l’intelligenza artificiale. Mentre da una parte crescente del settore tecnologico arrivano allarmi sui rischi di uno sviluppo incontrollato, la Casa Bianca continua a liquidare queste preoccupazioni come infondate, al punto che Donald Trump è arrivato a definirle una «bufala».

A rafforzare questa linea (e a cercare di placare le crescenti polemiche) sono arrivate due mosse ravvicinate di Donald Trump: l’ordine esecutivo che impone alle agenzie federali di rinominare l’AI «Super Intelligence» nelle comunicazioni ufficiali e, domenica 4 ottobre, la nascita di una task force incaricata di preservare la leadership statunitense nel settore.

A guidarla sarà il direttore dell’intelligence nazionale, Jay Clayton, nominato contestualmente nuovo «zar» dell’AI dell’amministrazione. È una scelta con un significato politico molto preciso.

La nuova task force per la Super Intelligence

Trump, fedele alla sua strategia comunicativa, ha annunciato la struttura con un post su Truth Social. La task force si chiama Super Intelligence Force (SIF) e riferirà direttamente al Presidente e alla capa di gabinetto della Casa Bianca, Susie Wiles.

Secondo il Wall Street Journal, che cita lo statuto dell’organismo, il gruppo avrà 120 giorni per presentare un rapporto sui rischi e sulle opportunità dell’intelligenza artificiale e per indicare quale ruolo debba avere il governo federale. Il mandato comprende anche una revisione degli attuali meccanismi pubblici di segnalazione di violazioni, attacchi informatici e altri incidenti, con proposte per rafforzare la capacità di risposta federale nell’ambito dei poteri già esistenti. Alla SIF spetterà inoltre la gestione dei rapporti dell’amministrazione con consumatori, gruppi religiosi, aziende dell’AI e altri portatori di interesse.

Oltre a Clayton, al vertice della struttura siederanno il presidente della Federal Trade Commission, Andrew Ferguson, il sottosegretario alla Difesa per la Ricerca e l’Ingegneria e Chief Technology Officer del Pentagono, Emil Michael, e il direttore dell’Office of Personnel Management, Scott Kupor, che prima di entrare nell’amministrazione è stato managing partner del fondo di venture capital Andreessen Horowitz.

Si tratta di un gruppo eterogeneo, che riunisce intelligence, difesa, tutela della concorrenza e dei consumatori e gestione dell’apparato federale, con un passato che attraversa anche Wall Street e il mondo degli investimenti tecnologici. La composizione segnala la volontà di presidiare tutti i fronti su cui l’intelligenza artificiale esercita la propria influenza.

Chi è Jay Clayton e qual è il significato politico della sua nomina

Jay Clayton ha un profilo eterogeneo e un’esperienza diretta molto limitata in campo tecnologico. Avvocato, ha trascorso oltre due decenni nello studio legale Sullivan & Cromwell, occupandosi soprattutto di operazioni societarie e finanziarie. Tra il 2017 e il 2020, durante il primo mandato di Trump, è stato presidente della Securities and Exchange Commission (SEC), l’autorità di vigilanza sui mercati statunitensi.

Dal 2025 ha guidato la procura federale del distretto Sud di New York, uno degli uffici più rilevanti del Dipartimento di Giustizia. A giugno 2026 Trump lo ha indicato come direttore della National Intelligence, dopo le polemiche suscitate dalla nomina ad interim di Bill Pulte. Clayton è stato confermato dal Senato ed è entrato in carica il 3 agosto.

Sull’intelligenza artificiale Clayton si è già espresso. Durante l’audizione di conferma, a luglio, l’ha descritta come un fattore di svolta, che per la comunità dell’intelligence rappresenta allo stesso tempo un’opportunità e una minaccia. Più di recente, alla CNBC, ha definito la Super Intelligence una questione di sicurezza nazionale e si è detto contrario a una pausa nello sviluppo dei modelli: fermarsi, a suo giudizio, significherebbe lasciare campo libero al resto del mondo, Cina in testa, e condannare gli Stati Uniti a una rincorsa costante. A chi chiede nuove regole ha risposto che il Paese dispone già di una Federal Trade Commission e di un Dipartimento di Giustizia. È la stessa impostazione di Trump, che ha promesso di non ostacolare la crescita del settore e di perseguire eventuali abusi con gli strumenti della giustizia civile e penale esistenti.

La Casa Bianca ha deciso di affidarsi più a un mediatore che a un esperto del settore. Clayton ha fatto spesso da raccordo tra settore privato, istituzioni e Congresso e gode di una stima trasversale: al momento della sua candidatura all’intelligence, anche il deputato democratico Jim Himes ne aveva lodato temperamento e preparazione.

Il suo compito sarà ancora una volta quello di mediare, questa volta tra le esigenze dell’amministrazione, la società civile, le grandi aziende tecnologiche e il comparto della difesa.

La mossa arriva a meno di un mese dalle elezioni di midterm del 3 novembre e sembra pensata anche per placare il malcontento dell’opinione pubblica americana, sempre più scettica nei confronti dell’AI e preoccupata sia per l’impatto ambientale dei data center sia per le ricadute sull’occupazione.