Chi deve intendere, intenda.
Anche il nuovo Premier britannico Keith Starmer, finalmente un Laburista, è finito subito nel mirino dei media mainstream: già dai primi giorni della sua residenza al n. 10 di Downing Street, era stato oggetto di attacchi per via del suo team di supporto a Downing Street.
Ed ora, non appena trascorsi i fatidici “Primi 100 giorni” dal suo insediamento, il suo Gabinetto è stato già accusato di inconcludenza, visto che non solo non ha mantenuto le promesse elettorali sui benefici alle famiglie con più figli, ma per di più sono stati tagliati i sussidi che erano stati previsti in passato per il riscaldamento domestico. Il Cancelliere dello Scacchiere aveva infatti negato l’assenso per via della necessità di ripianare il deficit di 22 miliardi di sterline ereditato dal precedente Esecutivo guidato dai Conservatori.
Tutto era cominciato con le polemiche sempre più aspre per via della retribuzione eccessiva di Sue Gray, Chief of the Staff di Starmer, che era superiore di qualche migliaio di sterline all’indennità dello stesso Primo Ministro: alla fine, per evitare “distrazioni”, è stata rimossa dall’incarico. Poi si sono diffuse le voci relative ad una serie di favoritismi che hanno caratterizzato questi primi mesi di gestione governativa: ma anche il moralismo sembra essere un altro diversivo.
La sarabanda è partita: il nuovo governo britannico, Laburista, ora si deve addirittura pronunciare sulle responsabilità derivanti dall’aver avallato e beneficiato ai tempi dell’Impero britannico della pratica dello schiavismo: nel Commonwealth Heads of Government Meeting (CHoGM) che si sta per tenere a Samoa, il Primo ministro delle Bahamas, Philip Davis, è tra coloro che chiederà a Londra un bel po’ di miliardi di sterline necessari per “riparare i torti storici” subìti dal suo popolo nel corso di secoli. Starmer ha capito l’antifona ed ha già fatto sapere che non presenterà scuse di sorta e che tantomeno metterà mano al portafoglio per i risarcimenti richiesti.
Curiosamente, ma non casualmente, sempre in questi giorni, anche la visita di Re Carlo III in Australia è stata oggetto di contestazione. La senatrice aborigena Lidia Thorpe ne ha interrotto il discorso che stava tenendo al Parlamento di Canberra, gridando: “Questa non è la tua terra, tu non sei il mio re». E, poi, ha continuato avvicinandosi al palco dove si trovava il sovrano, con la regina Camilla seduta accanto: “Ridacci la nostra terra e tutto ciò che ci avete rubato, le ossa e i teschi dei nostri morti, i nostri bambini, la nostra gente”. Alla fine, sempre la Thorpe, ha urlato: “Sei un genocida”.
Per dirla tutta: si mette sotto tiro il governo laburista che si è presentato agli elettori con un programma volto a restituire dignità e valore al lavoro, denominato “Skills England”, volto a valorizzare le risorse umane interne ed a ridurre così la necessità di ricorrere all’immigrazione per ogni tipo di lavoro, da quello a basso costo nei campi per raccogliere la frutta a quello dei medici ospedalieri , ribaltando le normative introdotte otto anni fa dai Conservatori, che hanno determinato un assetto che induce gli inglesi più capaci ad emigrare in quanto li remunera malamente.
Starmer si trova dunque in una situazione paradossale: anziché essere sostenuto perché è dalla parte dei più deboli nel rivendicare maggiori diritti per i lavoratori, viene attaccato in quanto cerca di valorizzare quello degli “Inglesi” e viene schiacciato così sul ruolo dei potenti di un tempo, di coloro che nelle Colonie usarono la vessazione dello schiavismo di intere popolazioni per arricchirsi.
Non sono questioni divisive né la ripresa delle relazioni con l’Unione europea dopo le profonde cicatrici provocate dalla Brexit, nè il sostegno che occorre dare all’Ucraina nella sua resistenza all’invasione della Russia, che nell’ambito della Nato deve rimanere incrollabile. Su questo c’è davvero ben poco da discutere.
La questione cruciale riguarda invece le frontiere britanniche, che si sono dimostrate un colabrodo: il referendum sulla Brexit, in fondo, nasceva come una protesta contro le centinaia di migliaia di immigrati dall’Europa in piena crisi che si avvalevano della “libertà di circolazione nell’Unione”, ma soprattutto per beneficiare della generosa assistenza sociale garantita a tutti, cui si aggiungevano quelli provenienti dai Paesi del Commonwealth.
Tutti i Premier inglesi, non importa se Conservatori o Laburisti, vengono messi sotto pressione non appena si mettono in testa di dare una stretta all’immigrazione clandestina.
E’ ora il turno di Starmer, che è arrivato al n. 10 di Downing Street sull’onda di uno strepitoso successo, avendo vinto a luglio con grande margine di vantaggio le snap-elections indette dal suo predecessore Rushi Sunak, conservatore, che era riuscito finalmente a far passare, dopo una iniziale decisione negativa della Suprema Corte britannica, una legge che consentiva il trasferimento forzoso in Rwanda dei clandestini in attesa del giudizio sulla accettazione della domanda di asilo. Una iniziativa che Sunak aveva ereditato dal suo predecessore Boris Johnson, anche lui Conservatore, anche lui finito nel tritacarne del gossip scandalistico per via dei “party alcolici” tenuti nonostante i divieti draconiani decisi proprio dal suo governo per evitare l’estendersi del contagio del Covid.
D’altra parte, nonostante lo stesso Starmer avesse inizialmente dichiarato che il Piano Rwanda ipotizzato dai suoi predecessori era “morto e sepolto”, ha poi incontrato nel corso dell’European Political Community Summit tenutosi il 18 luglio al Blenheim Palace il Primo ministro albanese Edi Rama per approfondire la questione del trasferimento temporaneo dei migranti che era già stata definita con l’Italia a seguito di un accordo intercorso con la Presidente Giorgia Meloni. Questione su cui, in Italia, c’è in questi giorni un vivo dibattito politico, in quanto la Magistratura ha ritenuto illegittimo questo trasferimento in Albania per via del contrasto con una sentenza della Corte di Giustizia europea che tutela i richiedenti asilo che provengono dai Paesi ritenuti non “sicuri” per via dei diritti e delle libertà che non vengono garantite loro.
Come se non bastasse, Starmer ha pure stipulato un accordo con i governanti dell’isola di Sant’Elena, proprio quella piccolissima e sperduta in cui fu esiliato il Bonaparte, per ospitare i migranti illegali che arrivano nelle Ghangos Ilands che sono state restituite alle Mauritius… un trasferimento a ben cinquemila miglia di distanza!
Non c’è più posto per il conflitto verticale, quello che da due secoli contrappone al capitale i lavoratori sindacalizzati e rappresentati politicamente: il nuovo conflitto di classe è orizzontale, liquido, tra i lavoratori di un Paese e gli immigrati, clandestini o meno non importa.
Il proletariato storico ed il nuovo sottoproletariato sono in competizione per salari sempre più bassi: questo è il vero liberismo vincente.