La tecnologia legata alle criptovalute è poco efficiente e consuma troppo

Le criptovalute sotto la lente della BRI, la Banca dei Regolamenti Internazionali, che ha espresso un giudizio poco lusinghiero sul settore.

La tecnologia legata alle criptovalute è poco efficiente e consuma troppo

Un giudizio poco lusinghiero sulle criptovalute arriva dalla Banca dei Regolamenti Internazionali in occasione della pubblicazione della Relazione economica annuale 2018, che dedica alla moneta virtuale un intero e approfondito capitolo.

Secondo l’autorevole parere della BRI, la più antica organizzazione finanziaria internazionale con sede a Basilea che vede tra i suoi associati 60 banche centrali di vari paesi che insieme rappresentano il 95% circa del PIL mondiale, le criptovalute promettono di sostituire i tradizionali assetti istituzionali, rappresentati dalle banche centrali e commerciali, con un sistema completamente “decentralizzato” basato sulla blockchain e sulla tecnologia a essa collegata, la cd. “distributed ledger technology” o tecnologia a “libro mastro distribuito”.

Tuttavia, la presenza di fattori endogeni alla tecnologia (basso livello di efficienza, rischio di congestione del sistema e grande dispendio energetico, per citarne alcuni) rendono ancora difficile individuare per quale specifico problema economico le criptovalute rappresentino attualmente una soluzione.

In prima battuta il lavoro tende proprio ad approfondire il ruolo della criptovaluta in quanto “moneta” e la trattazione, che inizia con una panoramica sul contesto storico, mostra che “l’essenza della moneta buona è sempre stata la fiducia rispetto alla stabilità del suo valore”, garantita dalla presenza di assetti istituzionali specifici come le banche centrali, autonome e responsabili del proprio operato.

Questo evidentemente rappresenta un punto critico per le criptovalute, che sono basate proprio sulla “decentralizzazione della fiducia”.

I tecnici della BRI fanno notare che, affinché tale fiducia sia mantenuta e non si vaporizzi, è necessario che:

“la grande maggioranza della potenza computazionale sia controllata da operatori onesti della rete, che ogni singolo utente verifichi la storia delle transazioni, e che l’offerta della criptovaluta sia predeterminata dal suo protocollo”,

e che il venir meno della fiducia comporterebbe conseguenze catastrofiche legate al venir meno della funzionalità della criptovaluta e alla conseguente perdita di valore.

Le critiche al sistema continuano puntando il dito sulla poca efficienza e sul grande dispendio energetico che la tecnologia comporta. Per comprendere la dimensione del fenomeno basti pensare che l’energia elettrica totale utilizzata attualmente per l’attività di mining di bitcoin equivale a quella di economie di medie dimensioni come la Svizzera, da qui l’affermazione che “la ricerca di una fiducia decentralizzata è diventata rapidamente un disastro ambientale.”

A ciò si aggiunga che “più persone usano una criptovaluta, più difficili diventano i pagamenti”, in quanto strumento poco adatto a gestire ampi volumi di domanda delle transazioni per il rischio di congestione legato all’aggiornamento del “libro mastro”.

Nel caso delle criptovalute basate su una blockchain, infatti, per limitare il numero di transazioni che possono essere aggiunte al ledger in un dato momento, è possibile aggiungere nuovi “blocchi” solo a intervalli prestabiliti.

Il protocollo individua il numero massimo consentito di transazioni in entrata, al cui raggiungimento il sistema si intasa e le transazioni possono restare in stand-by, anche per parecchie ore con conseguente sospensione dei pagamenti e impennata delle commissioni. In questo modo anche pagare un caffè potrebbe diventare complicato.

Nonostante il convincimento che la tecnologia decentralizzata, ancora troppo fragile, rappresenti uno “scadente sostituto del solido sostegno istituzionale della moneta”, la BRI non nega in maniera assoluta la portata innovativa e i benefici delle criptovalute per i sistemi finanziari globali, perché la tecnologia a ledger distribuito potrebbe essere promettente in altri ambiti applicativi quali, ad esempio, “la semplificazione dei processi amministrativi relativi al regolamento delle transazioni finanziarie.”

Il lavoro si conclude con un’analisi delle risposte sul piano delle politiche:

“tra cui la regolamentazione degli utilizzi privati della tecnologia, le misure necessarie per evitare usi indebiti delle criptovalute e le delicate questioni sollevate dall’emissione di valuta digitale da parte delle banche centrali stesse.”

L’analisi della BRI sulle criptovalute
L’analisi della BRI sul settore criptovalute: possono avere un ruolo in quanto moneta? Quali problemi economici sono in grado di risolvere?

Iscriviti alla newsletter per ricevere le news su Valute virtuali

Condividi questo post:

Trading online
in
Demo

Fai Trading Online senza rischi con un conto demo gratuito: puoi operare su Forex, Borsa, Indici, Materie prime e Criptovalute.