Ethereum ha una marcia in più rispetto al Bitcoin. C’è, ma non si vede

Tommaso Scarpellini

12 Luglio 2025 - 17:57

Ethereum resta. Bitcoin corre sui massimi. Un’incongruenza che fa riflettere. Anche perché in realtà, fra le righe, si cela una novità legate a ETH potenzialmente dirompente, anche se incerta.

Ethereum ha una marcia in più rispetto al Bitcoin. C’è, ma non si vede

Bitcoin è tornato a brillare. Tocca ancora i suoi massimi storici, attirando nuovi capitali e consolidando la sua posizione dominante nel mercato crypto. Ma c’è un’altra domanda che sta ronzando nella mente degli investitori esperti: che fine ha fatto Ethereum?

Storicamente, ETH ha sempre performato almeno il doppio rispetto a BTC nei cicli rialzisti. Un classico 2x. Eppure oggi sembra bloccata, quasi paralizzata. È sotto i suoi massimi del 2021. È come se avesse il freno a mano tirato. Il prezzo resta agganciato alle tre medie mobili principali (50, 100 e 200 giorni), come una calamita che ne frena l’ascesa.

E allora, se Ethereum dovrebbe fare il doppio di Bitcoin, e Bitcoin è sui massimi…il fatto che ETH sia indietro potrebbe essere una gigantesca opportunità di ultrarendimento?

ETHUSD ETHUSD Grafico a candele settimanali di ETHUSD. Fonte: baha.com

Un catalizzatore silenzioso, ma potenzialmente esplosivo

C’è un elemento tecnico che potrebbe cambiare tutto: la regolamentazione delle stablecoin. Negli Stati Uniti, si parla sempre più insistentemente di un “Genius Act”, ovvero un quadro normativo chiaro per integrare le stablecoin nel sistema finanziario regolamentato. Questo potrebbe scatenare un massiccio afflusso di dollari tokenizzati.

E cosa c’entra Ethereum? Tutto.

La maggior parte delle stablecoin (USDC, USDT, DAI) gira su Ethereum. È la base, l’infrastruttura su cui si regge questo universo parallelo della finanza decentralizzata. E se davvero i dollari cominceranno a fluire legalmente e con fiducia in questo sistema… ETH sarà direttamente coinvolta. Anzi: il suo ruolo sarà strutturale.

Non solo. Con il meccanismo di burn introdotto con l’aggiornamento EIP-1559, Ethereum ha oggi una tokenomics deflazionistica. Più ETH vengono usati, più ETH vengono bruciati. Quindi più dollari girano, più ETH viene usato… e meno ETH circolano. Un meccanismo che Bitcoin non ha. Questo rende Ethereum quasi una “azione growth con buyback automatico”.

Ma allora… perché non si muove?

Domanda legittima. E la risposta è semplice, anche se scomoda: Ethereum oggi non ha fondamentali attivi sul prezzo.

Il catalizzatore che abbiamo citato è potenziale, non concreto. La regolamentazione delle stablecoin è ancora una promessa politica. E in un mondo dove Bitcoin ha modelli predittivi (stock-to-flow, halving cycles, ecc.), ETH è oggi più una scommessa narrativa.

Inoltre, i volumi su Ethereum e sull’intero altcoin market sono bassi. La Bitcoin dominance è ancora forte: oltre il 55%. Questo significa che la liquidità gira ancora principalmente su BTC. Il capitale istituzionale va lì, perché è percepito come il “porto sicuro” della crypto economy.

Fare oggi uno switch da BTC a ETH equivale, di fatto, a scommettere su uno scenario politico e normativo favorevole, non su dati tangibili. E il rischio è evidente, soprattutto in un contesto in cui leader come Trump parlano di dazi e guerre valutarie, ma restano vaghi.

ETH: opportunità o trappola?

Ethereum potrebbe davvero avere un boost fuori scala, ma resta ancora a condizioni vaghe. Un’accelerazione normativa sulle stablecoin, un aumento dei volumi nel mondo DeFi, un’inversione nella dominance di BTC. Tutti elementi ricchi di se e di ma, che rendono difficile l’ingresso istituzionale.

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