Il mondo delle criptovalute è in continua evoluzione e una delle idee più interessanti è la tokenizzazione, quel processo attraverso il quale si trasformano asset del mondo reale (RWA), come oro, immobili o azioni, in token digitali che “risiedono” su una blockchain.
Una tendenza che sta prendendo piede nell’ultimo periodo sono le azioni tokenizzate, azioni di una società che diventano token negoziabili sempre e ovunque. Il tutto per rendere l’investimento più facile, veloce e flessibile.
Ma il concetto è ancora nuovo e presenta non pochi ostacoli.
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Come funziona la tokenizzazione delle azioni
Ogni token viene creato su una blockchain e garantito con rapporto 1:1 con il titolo azionario reale che rappresenta. Ciò significa che per ogni token esiste un’azione reale, custodita in modo sicuro da un depositario regolamentato.
Funziona in modo simile alle stablecoin. Proprio come una stablecoin rispecchia il valore di una valuta come il dollaro statunitense, un’azione tokenizzata rispecchia il prezzo di un’azione aziendale reale. Se il prezzo dell’azione sale o scende, il valore del token cambia allo stesso modo.
È possibile comprare anche solo una frazione di un’azione, fare trading in qualsiasi momento e investire su asset presenti a livello mondiale, senza intermediari come banche o broker.
Cosa cambia per gli investitori?
Come anticipato, le azioni tokenizzate hanno l’obiettivo di rendere gli investimenti più semplici e inclusivi. Grazie alla trasformazione di asset come le azioni in token digitali, gli investitori possono accedere ad asset un tempo inaccessibili, o quasi.
Una svolta per gli investitori interessati ai mercati emergenti o per coloro che non hanno facile accesso ai grandi centri finanziari. Con pochi euro e senza bisogno di un broker tradizionale possono investire nei mercati globali.
E sono sempre di più le realtà che stanno facendo il loro ingresso nel settore della tokenizzazione. In Europa, la piattaforma di Robinhood consentirà agli utenti di negoziare azioni tokenizzate di società private – OpenAI e SpaceX – sui network Ethereum Layer-2, Arbitrum.
Questi asset tokenizzati possono essere negoziati senza commissioni, con regolamento immediato e a partire da 1 euro, anche al di fuori dell’orario di negoziazione negli Stati Uniti. Il tutto nel rispetto delle normative europee MiFID II, pensate per garantire la sicurezza e l’informazione degli investitori.
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Ma c’è più di un problema
La tokenizzazione è un concetto entusiasmante, ma si scontra con non poche sfide. Ad esempio, il recente lancio di token da parte di Robinhood, associato a OpenAI e SpaceX, è avvenuto senza l’approvazione di nessuna delle due aziende. OpenAI ha negato qualsiasi coinvolgimento ed Elon Musk l’ha etichettato come «falso capitale azionario».
Il problema? Questi token non conferiscono proprietà o diritti reali. Anzi, gli esperti legali sostengono che potrebbero violare le leggi statunitensi sui titoli azionari. La maggior parte delle azioni tokenizzate oggi sono solo degli indicatori di prezzo, non azioni reali. Gli investitori non ottengono diritto di voto né dividendi, a meno che non sia chiaramente specificato.
Quindi per ora si tratta per lo più di repliche, come i CFD, che di veri e propri nuovi strumenti.
Inoltre, i prezzi dei token dipendono dalle pool di liquidità, dagli squilibri tra domanda e offerta e, a volte, da una riconciliazione ritardata con il prezzo effettivo delle azioni. Diversi exchange di criptovalute utilizzano derivati o azioni frazionate, offrendo così accesso agli investitori al dettaglio che non riescono a soddisfare i requisiti minimi tradizionali. Ma tale funzionamento apre le porte a una volatilità che va oltre quella tipica del mercato azionario.