Amazon ha tagliato 30.000 posti di lavoro in 8 mesi per investire 200 miliardi in AI

P. F.

6 Giugno 2026 - 07:23

Amazon ha tagliato 30.000 posti in otto mesi mentre prepara 200 miliardi di dollari di investimenti nell’intelligenza artificiale nel 2026, tra proteste interne e timori ambientali.

Amazon ha tagliato 30.000 posti di lavoro in 8 mesi per investire 200 miliardi in AI

Amazon ha deciso di cancellare circa 30.000 posizioni corporate in otto mesi mentre, nello stesso periodo, ha preparato una spesa record da 200 miliardi di dollari per il 2026, pari a circa 172 miliardi di euro, destinata in larga parte all’infrastruttura per l’intelligenza artificiale.

Il colosso statunitense dell’e-commerce ha presentato l’operazione come una riorganizzazione interna volta a snellire la macchina aziendale, mentre tra i dipendenti e nelle comunità locali cresce un malcontento che ha già trovato sbocchi pubblici. La distanza tra i numeri dei tagli e quelli degli investimenti è il nodo attorno a cui ruota tutta la vicenda.

Amazon, 30.000 posti tagliati e 200 miliardi verso l’AI

A guidare la stretta è il CEO Andy Jassy, impegnato da mesi a ridurre i livelli gerarchici e ad alleggerire la struttura del gruppo. I posti corporate eliminati corrispondono a circa il 9% di quella forza lavoro in meno di un anno, una sforbiciata che ha colpito l’area ingegneristica e le risorse umane, oltre alla gestione dei prodotti e a parte del personale di AWS.

In un messaggio interno l’azienda ha spiegato di voler essere “organizzata in modo più snello, con meno livelli gerarchici”, una formula che riflette la convinzione del vertice secondo cui una quota crescente del lavoro oggi affidato alle persone passerà presto alle macchine. La logica è esplicita: comprimere il costo del lavoro per liberare risorse da reindirizzare verso gli investimenti tecnologici e arrivare prima dei concorrenti. Jassy ha riferito che all’interno del gruppo sono già attivi oltre mille progetti di AI generativa e che intende moltiplicarli, un’ambizione che richiede capitali imponenti e che difficilmente si concilia con il mantenimento dell’organico precedente.

La protesta dei dipendenti a Seattle

Il dissenso è emerso con forza a Seattle, dove un gruppo di ingegneri ha portato le proprie rimostranze fino a un’udienza del consiglio comunale, chiedendo regole sulla costruzione dei grandi data center nell’area. La loro insistenza ha messo in evidenza lo scarto percepito tra i licenziamenti e la direzione strategica dell’azienda, che intanto continua a investire cifre enormi sulle nuove tecnologie.

Patrick Schloesser, ingegnere informatico legato ad Amazon Web Services, ha dato voce a questo sentimento collegando i tagli alla corsa dell’intero comparto ad ampliare in fretta la capacità di calcolo, e ricordando che i vertici della sua azienda “hanno licenziato 30.000 dipendenti corporate negli ultimi otto mesi”. Sui canali interni altri lavoratori hanno lamentato di sentirsi sacrificati dopo anni di servizio, mentre l’azienda destina miliardi alle infrastrutture digitali.

La crescita rapida dei data center necessari all’intelligenza artificiale ha aperto un fronte di tensione anche sul piano ambientale. Questi impianti assorbono enormi quantità di energia elettrica e di acqua, e in diverse zone degli Stati Uniti i residenti si stanno mobilitando contro i nuovi progetti, chiedendo limiti alla loro costruzione. Secondo la National Conference of State Legislatures, in 14 Stati sono allo studio misure per fermare o circoscrivere la realizzazione di nuove strutture, segno di una crescente consapevolezza degli effetti collaterali di questa espansione.

La corsa del settore all’AI

La spesa di Amazon si inserisce in una tendenza che attraversa l’intero comparto tecnologico statunitense. Insieme a Microsoft, Alphabet e Meta, il gruppo dovrebbe investire nel 2026 circa 700 miliardi di dollari, vale a dire intorno ai 603 miliardi di euro, in prevalenza nelle infrastrutture per l’intelligenza artificiale.

Il fenomeno occupazionale, del resto, non riguarda soltanto il gruppo di Seattle: dall’inizio del 2026 le aziende tecnologiche hanno cancellato complessivamente oltre 45.000 posti di lavoro, con realtà come Microsoft e Salesforce che hanno ridotto gli organici annunciando quasi in contemporanea scommesse sempre più consistenti sull’AI. È la stessa equazione che si ripete da un’azienda all’altra, con i risparmi sul personale convertiti in potenza di calcolo.