La preoccupazione di molti investitori per la situazione geopolitica internazionale e per l’impennata delle materie prime ha riportato forti tensioni, oltre che sui mercati azionari, anche nel settore degli investimenti obbligazionari.
Negli ultimi mesi, complice il deciso ribasso del future sul BTP, molti titoli di Stato italiani hanno visto scendere i propri prezzi anche del 6-7% da febbraio a oggi. Questo movimento, dovuto a delle preoccupazioni circa rialzi dei tassi nei prossimi mesi, se da un lato ha spaventato parte dei risparmiatori, dall’altro ha fatto aumentare sensibilmente i rendimenti a scadenza dei titoli governativi italiani.
Proprio questo aumento dei rendimenti ha reso oggi molti BTP estremamente competitivi non solo rispetto ai corporate bond e ai dividendi delle azioni, che presentano rischi maggiori, ma anche rispetto ai Buoni Fruttiferi Postali. E il confronto diventa ancora più interessante se si considera che Poste Italiane, per rendere più attrattivi alcuni nuovi Buoni, ha iniziato a prevedere premi finali extra tra il 6% e l’8%.
Molti risparmiatori italiani hanno storicamente un approccio “cassettista”: acquistano titoli di Stato e li portano fino alla scadenza. Ed è importante ricordare un concetto fondamentale. Comprare un BTP significa sapere che, salvo default dello Stato italiano, a scadenza si riceverà 100. Durante la vita del titolo, però, il prezzo può oscillare anche sensibilmente sopra o sotto quota 100 a causa di spread, tassi d’interesse, inflazione, tensioni geopolitiche e dinamiche dei mercati finanziari.
Apriamo e chiudiamo una parentesi: molti investitori fanno invece esattamente il contrario dove dovrebbero avere maggiore pazienza, cioè sui mercati azionari. Sulle azioni spesso prevale un atteggiamento “toccata e fuga”, quasi da gambling finanziario. Eppure la storia insegna che un approccio davvero cassettista, mantenuto per 15-20 anni con una buona diversificazione globale, avrebbe consentito ai mercati azionari di strabattere quasi tutte le altre forme di investimento nel lungo periodo.
Tornando al reddito fisso, nelle ultime settimane hanno attirato molta attenzione alcuni nuovi Buoni Fruttiferi Postali che promettono premi extra del 6% e dell’8% a scadenza. Ma convengono davvero? Oppure esistono alternative della stessa durata capaci di offrire rendimenti superiori?
I Buoni Postali con premio convincono davvero?
Il confronto tra il Buono 3x4 con premio, il Buono Rinnova 3x4 con premio e il BTP 3,25% Marzo 2038 mette in evidenza una realtà che spesso sfugge a molti risparmiatori: i premi finali del 6% e dell’8% dei Buoni Postali sono molto efficaci dal punto di vista commerciale e psicologico, ma nella sostanza finanziaria vengono nettamente superati da un BTP acquistato sotto la pari.
I due Buoni Postali sono costruiti per apparire molto attrattivi nel lungo periodo. Il 3x4 con premio promette un bonus finale del 6%, mentre il Rinnova 3x4 arriva addirittura all’8%. A prima vista sembrano percentuali elevate, capaci di trasformare il rendimento dell’investimento. In realtà il premio viene riconosciuto una sola volta, esclusivamente alla scadenza del dodicesimo anno e soltanto sul capitale nominale non rimborsato prima. Tradotto in termini finanziari, quell’extra rendimento incide molto meno di quanto possa sembrare.
Infatti il Buono 3x4 standard passa da un rendimento lordo del 2,50% a un 2,87% finale grazie al premio del 6%, mentre il Rinnova 3x4 sale al 2,99% grazie all’8%. La differenza reale, quindi, è di pochi decimi di punto percentuale all’anno.
Su un investimento di 10.000 euro il risultato finale netto del 3x4 standard è di circa 13.542 euro, mentre il Rinnova 3x4 arriva a circa 13.718 euro. In entrambi i casi il rendimento netto composto si colloca intorno al 2,5%-2,7% annuo.
Perché oggi alcuni BTP riescono a battere i Buoni Postali
Il quadro cambia radicalmente quando il confronto viene fatto con il BTP 3,25% Marzo 2038. Ai prezzi attuali di mercato il titolo quota infatti molto sotto 100, intorno a 92,6. Questo significa che con 10.000 euro investiti si riesce ad acquistare un valore nominale di circa 10.700 euro di titolo di Stato.
Qui emerge la vera forza del BTP: non solo paga cedole più elevate dei Buoni Fruttiferi Postali, ma offre anche un guadagno aggiuntivo derivante dal rimborso a 100 di un titolo comprato sotto la pari.
Il BTP paga una cedola lorda del 3,25% annuo sul nominale posseduto. Su circa 10.700 euro nominali l’investitore incassa quindi circa 348 euro lordi all’anno, pari a poco più di 300 euro netti dopo la tassazione agevolata del 12,5%. Per dodici anni significa ricevere un flusso cedolare stabile di circa 3.660 euro netti complessivi.
A questo si aggiunge il guadagno in conto capitale: il titolo acquistato oggi sotto quota 100 verrà infatti rimborsato integralmente a 100 nel 2038. In pratica il capitale finale rimborsato sarà superiore all’esborso iniziale sostenuto oggi.
Complessivamente il risultato stimato a scadenza si avvicina a circa 14.300 euro netti finali su 10.000 euro investiti, cioè circa 600-750 euro in più rispetto ai Buoni Fruttiferi Postali con premio.
La differenza è enorme soprattutto se si considera che i Buoni vengono pubblicizzati facendo leva proprio sul premio finale del 6% o dell’8%. In realtà il BTP riesce a “strabatterli” pur senza alcun premio speciale, semplicemente grazie alla combinazione di tre fattori molto potenti: cedole più elevate, acquisto sotto la pari e rimborso a 100.
Dal punto di vista del rendimento netto annuo la differenza è ancora più evidente. I Buoni Postali si fermano a circa:
- 2,55% netto annuo per il 3x4 standard;
- 2,68% netto annuo per il Rinnova 3x4.
Il BTP 2038 arriva invece a un rendimento netto a scadenza vicino al 3,65% annuo.
La distanza può sembrare contenuta sulla carta, ma nell’arco di dodici anni l’effetto della capitalizzazione composta produce un vantaggio molto significativo a favore del titolo di Stato.
Naturalmente il BTP presenta una volatilità di mercato che i Buoni Postali non hanno. Se venduto prima della scadenza il prezzo può oscillare anche sensibilmente. I Buoni, invece, mantengono sempre il capitale nominale garantito e sono psicologicamente più rassicuranti per il piccolo risparmiatore prudente.
Tuttavia, per un investitore disposto a mantenere il titolo fino alla scadenza del 2038, il vantaggio economico del BTP appare nettamente superiore. Ed è proprio questo il punto più interessante del confronto: nonostante Poste Italiane enfatizzi premi finali del 6% e dell’8%, un normale BTP acquistato bene sul mercato secondario riesce oggi a offrire rendimenti finali significativamente migliori.