C’è un BTP a 4 anni che rende quasi il doppio del Buono Postale

Gerardo Marciano

24 Luglio 2026 - 13:20

Il confronto tra un BTP a 4 anni e il Buono Postale: simulazione su 10.000 euro, rendimenti, duration e perché il mercato continua a guardare ai tassi BCE.

C’è un BTP a 4 anni che rende quasi il doppio del Buono Postale

Negli ultimi mesi la Banca Centrale Europea ha avviato un nuovo rialzo dei tassi di interesse, portando il tasso di riferimento al 2,25%. La decisione, tuttavia, non ha colto di sorpresa il mercato obbligazionario. Da settimane, infatti, molti titoli di Stato avevano già iniziato a perdere valore, mentre i rendimenti salivano progressivamente.

È una dinamica tipica dei mercati finanziari. Le quotazioni non reagiscono soltanto alle decisioni ufficiali delle banche centrali, ma cercano di anticiparle. Quando gli operatori ritengono probabile un nuovo aumento dei tassi, iniziano ad adeguare i prezzi delle obbligazioni ancora prima che la BCE intervenga.

È proprio quello che sembra essere accaduto ai BTP. Il calo delle quotazioni registrato negli ultimi mesi ha determinato un aumento dei rendimenti, riportando l’interesse degli investitori su un mercato che, fino a poco tempo fa, offriva ritorni decisamente più contenuti.

Perché i rendimenti dei BTP restano elevati

L’attuale fase di mercato lascia intendere che gli operatori continuino a incorporare la possibilità di ulteriori rialzi dei tassi nei prossimi mesi. Si tratta di una lettura che deriva dai prezzi espressi dal mercato e non di una previsione certa sull’evoluzione della politica monetaria.

I numeri aiutano a comprendere il fenomeno. Alcuni BTP con scadenze molto lunghe offrono oggi rendimenti netti prossimi al 5%, mentre sulle scadenze decennali diversi titoli si collocano tra il 3,6% e il 3,8% netto.
Dietro questi rendimenti non ci sono soltanto le aspettative sulle prossime mosse della BCE. Esiste anche un altro elemento spesso meno conosciuto: il mercato richiede una remunerazione maggiore quando il capitale viene impegnato per molti anni. Più lunga è la durata di un’obbligazione, maggiore è l’incertezza sull’evoluzione futura di inflazione, crescita economica e tassi di interesse. È proprio questa incertezza che contribuisce a mantenere elevati i rendimenti delle scadenze più lontane.

Non sorprende, quindi, che molti investitori osservino con attenzione questi livelli. Allo stesso tempo, però, una parte degli operatori continua a mantenere un atteggiamento prudente nei confronti delle obbligazioni con vita residua superiore ai sette o dieci anni.

La ragione è semplice. Più un titolo è lontano dalla scadenza, più il suo prezzo tende a reagire alle variazioni dei rendimenti di mercato. Chi acquista un BTP con l’intenzione di venderlo prima del rimborso finale deve quindi considerare che un eventuale ulteriore aumento dei tassi potrebbe tradursi in una diminuzione della quotazione del titolo.

È qui che entra in gioco la duration modificata, uno degli indicatori più utilizzati per misurare la sensibilità di un’obbligazione alle variazioni dei tassi.

Per fare un esempio, un titolo con una duration modificata pari a 10 potrebbe registrare una variazione del prezzo di circa il 5% qualora i rendimenti di mercato aumentassero o diminuissero di 0,50 punti percentuali. Naturalmente si tratta di una stima teorica, ma rende bene l’idea del rapporto che esiste tra andamento dei tassi e prezzo delle obbligazioni.

Vale anche il ragionamento opposto. Se nei prossimi trimestri il mercato iniziasse a scontare una futura fase di riduzione dei tassi, sarebbero generalmente proprio i BTP con duration più elevata a beneficiare degli aumenti di prezzo più consistenti. Anche questo rappresenta uno scenario tecnico che descrive il funzionamento del mercato obbligazionario e non una previsione su ciò che accadrà.

Per chi, invece, acquista un titolo con l’obiettivo di mantenerlo fino alla scadenza, le oscillazioni intermedie del prezzo assumono generalmente un’importanza diversa. In condizioni ordinarie, infatti, il capitale viene rimborsato al valore nominale e il rendimento dipende principalmente dal prezzo di acquisto, dalle cedole e dal rimborso finale.

BTP o Buono Postale? Il confronto su un investimento di 10.000 euro

Proprio per la maggiore sensibilità delle scadenze molto lunghe, una parte degli operatori sembra concentrare l’attenzione sui BTP con vita residua compresa tra quattro e sette anni. In questa fascia della curva dei rendimenti si cerca spesso un equilibrio tra il rendimento offerto e l’esposizione alle oscillazioni dei prezzi.
Una duration più contenuta, infatti, rende generalmente il titolo meno sensibile alle variazioni dei tassi rispetto a un’obbligazione con scadenza molto lontana. Allo stesso tempo, i rendimenti restano sensibilmente più elevati rispetto a quelli che il mercato offriva fino a pochi mesi fa.

Un esempio è rappresentato dal BTP FX 2,95% luglio 2030, che ai prezzi di riferimento considerati presenta le seguenti caratteristiche:

  • Prezzo di riferimento: 99,10
  • Rendimento effettivo lordo a scadenza: 3,22%
  • Rendimento effettivo netto a scadenza: 2,84%
  • Duration modificata: 3,63

Per comprendere meglio cosa significhino questi dati, si può ipotizzare un investimento di 10.000 euro, acquistando il titolo ai prezzi attuali e mantenendolo fino alla naturale scadenza.
In questa ipotesi, considerando il flusso delle cedole e il rimborso finale del capitale, il valore complessivo netto arriverebbe a circa 11.185 euro.

Nello stesso orizzonte temporale, il Buono 4 anni Plus di Poste Italiane, sempre a fronte di un investimento iniziale di 10.000 euro, prevede invece un valore di rimborso netto pari a 10.536,94 euro.
La differenza complessiva è quindi di circa 648 euro a favore del BTP.

Il confronto appare ancora più evidente osservando il rendimento annuo. Il BTP offre infatti un rendimento effettivo netto a scadenza del 2,84%, mentre il Buono Postale riconosce un rendimento annuo equivalente di poco superiore all’1,3% netto. In termini percentuali, il rendimento del titolo di Stato risulta quindi quasi doppio rispetto a quello del Buono Postale sulla stessa durata.

Naturalmente il confronto non può limitarsi al solo rendimento.
I due strumenti presentano caratteristiche differenti e sono costruiti con logiche diverse. Il BTP distribuisce cedole periodiche durante la vita del titolo, consentendo di incassare flussi di cassa prima della scadenza. Il Buono Postale, invece, riconosce gli interessi esclusivamente al termine dei quattro anni previsti dal prodotto.
Anche il comportamento dei prezzi è completamente diverso. Il Buono Postale non è negoziato sul mercato e il capitale può essere richiesto in rimborso in qualsiasi momento, anche se gli interessi vengono riconosciuti soltanto alla scadenza. Il BTP, al contrario, è quotato quotidianamente e il suo prezzo varia continuamente in funzione delle aspettative degli operatori sull’andamento dei tassi di interesse.

È un aspetto importante, perché il rendimento effettivo a scadenza rappresenta un valore teorico ottenibile acquistando il titolo ai prezzi correnti e mantenendolo fino al rimborso finale. Se il BTP venisse invece venduto prima della scadenza, il risultato economico dipenderebbe anche dal prezzo di mercato registrato in quel momento, che potrebbe essere superiore oppure inferiore rispetto a quello di acquisto.

C’è poi un altro elemento che merita attenzione. Molti osservano i rendimenti attuali e si chiedono se rappresentino un punto di arrivo oppure una fase ancora intermedia del ciclo. La risposta, come sempre, arriva dal mercato. Se gli operatori continueranno a ritenere probabili ulteriori rialzi dei tassi, i rendimenti potrebbero mantenersi elevati e i prezzi dei titoli continuare a risentirne. Se invece inizierà a diffondersi l’aspettativa di una futura riduzione del costo del denaro, sarà proprio il mercato obbligazionario a riflettere per primo questo cambiamento, come già accaduto in passato.

È questa, in fondo, una delle caratteristiche più interessanti del mercato dei titoli di Stato: non aspetta le decisioni delle banche centrali, ma cerca continuamente di anticiparle. Per questo motivo i movimenti dei BTP rappresentano spesso un indicatore delle aspettative degli operatori sull’evoluzione dell’economia e della politica monetaria.

Il confronto tra il BTP luglio 2030 e il Buono Postale mostra quindi come strumenti con una durata simile possano offrire rendimenti molto differenti. La differenza, però, non dipende soltanto dal livello delle cedole o dal tasso riconosciuto, ma anche dalle caratteristiche dei due prodotti, dal diverso comportamento dei prezzi e dal contesto di mercato nel quale vengono emessi e negoziati.