Affitto, ecco quando devi continuare a pagare anche dopo aver lasciato la casa

Ilena D’Errico

25 Luglio 2026 - 20:43

In alcuni casi devi continuare a pagare il canone d’affitto anche dopo aver lasciato la casa. Ecco quando e come tutelarsi.

Affitto, ecco quando devi continuare a pagare anche dopo aver lasciato la casa

Non sempre basta riconsegnare le chiavi al proprietario per liberarsi dell’affitto. In alcuni casi bisogna continuare a pagare il canone anche dopo aver lasciato l’appartamento. Ipotesi che devono essere conosciute dagli inquilini, per evitare inconvenienti, e dai proprietari, che possono tutelare i propri diritti. Ecco cosa c’è da sapere.

Consegna delle chiavi prima della scadenza

L’inquilino è tenuto a restituire le chiavi al proprietario e lasciare l’appartamento in affitto entro la scadenza massima prevista dal contratto o dal preavviso per la disdetta. Nulla vieta di lasciare l’immobile prima, ma è una scelta del tutto facoltativa dell’affittuario. Proprio per questo motivo dovrà continuare a pagare il canone d’affitto per le mensilità restanti, arrivando appunto fino al termine del contratto. Il rispetto delle scadenze, che a parti inverse permette all’inquilino di non restare improvvisamente senza un tetto sulla testa, assicura al locatore il tempo necessario per trovare altri conduttori e stipulare un nuovo contratto d’affitto.

Ecco perché, anche se in apparenza sembrerebbe favorevole per il proprietario, il pagamento delle mensilità è dovuto. D’altra parte, questo obbligo potrebbe interrompersi prima nel caso in cui il proprietario trovi altre persone interessate ad abitare nell’immobile, sempre che intenda continuare ad affittarlo. È infatti anche possibile che il proprietario decida di trasferirsi nella casa sgomberata, donarla o venderla senza contratti di affitto in corso. Sarebbe quindi meglio non lasciare nulla al caso, cercando un accordo preventivo con il proprietario per evitare di pagare l’affitto senza continuare a vivere nell’immobile.

Chiaramente ci sono tante circostanze che incidono sulla possibilità di trovare un’intesa in questo senso, riguardanti tra gli altri i motivi della fine del contratto, i rapporti tra le parti e i mezzi a disposizione per limitare i disagi. Se l’inquilino deve andare via a causa di un trasferimento, per esempio, potrebbe proporre al locatore delle persone interessate. In caso di accordo, comunque, è altamente preferibile stipulare una sintetica scrittura privata per sancire il patto in tutela di entrambi. È in ogni caso bene ricordare che senza diverse scelte comuni il canone dovrà essere pagato fino alla scadenza pattuita.

La casa non può essere affittata per i danni

Abbiamo poi un’ipotesi più particolare, in cui il pagamento del canone di locazione è dovuto non soltanto dopo la consegna le chiavi ma addirittura dopo la scadenza contrattuale (oltre al classico caso in cui l’inquilino non sgombera l’immobile e deve riconoscere anche un’indennità di occupazione). Ciò accade quando l’affittuario ha causato gravi danni all’immobile, tali che lo stesso non può essere dato in locazione dopo la restituzione, necessitando di lavori di riparazione o ristrutturazione importanti. La legge obbliga l’inquilino a riconsegnare l’immobile al proprietario nello stesso identico stato in cui lo ha ricevuto, fatta eccezione ovviamente per il normale deterioramento legato all’uso.

Se l’immobile è stato utilizzato nel modo corretto gli inevitabili segni di usura sono da mettere in conto, anche perché in caso contrario si affitterebbe un immobile senza concederne pienamente il godimento. Quando però i danni subiti dall’appartamento superano questo limite l’inquilino è tenuto a riconoscere un risarcimento. Quest’ultimo corrisponde generalmente ai costi da sostenere per riportare l’immobile alle condizioni originarie, come se l’inquilino pagasse i lavori necessari per riparare il danno provocato.

Nell’ipotesi in cui l’entità dei danni impedisca al proprietario di locare nuovamente l’immobile, ad esempio perché non è più a norma di legge oppure è rovinato al punto di abbassarne il valore di mercato, bisogna riconoscere anche questa parte di indennizzo. In altri termini, si deve continuare a pagare il canone per il tempo necessario al ripristino, proprio come se la casa fosse ancora occupata. Per evitare questo inconveniente bisognerebbe dunque premunirsi di effettuare i lavori necessari prima della consegna, posto che a priori bisognerebbe evitare di danneggiare l’appartamento con usi non previsti e interventi non autorizzati.