Abolizione tasse universitarie per tutti: sarebbe giusto?

L’abolizione delle tasse universitarie per tutti gli studenti è fattibile? Ma soprattutto: sarebbe una scelta equa?

Abolizione tasse universitarie per tutti: sarebbe giusto?

Abolizione tasse universitarie per tutti: è questa la proposta monstre formulata oggi dal leader di Liberi e Uguali, Pietro Grasso.

Secondo l’ex magistrato siciliano “L’università gratuita si può fare e significa credere davvero nell’istruzione e nei giovani, non solo a parole. È un investimento non solo per loro, ma per tutto il paese. Conviene a tutte e a tutti. Partiamo da qui: scuola, università, ricerca sono la prima cosa”.

Secondo Pietro Grasso l’abolizione delle tasse universitarie per tutti è una riforma realistica e giusta. Il costo ammonterebbe a circa 1,6 miliardi di euro. Per dare un’idea della realizzabilità della proposta l’ex magistrato evidenzia come si tratti di “un decimo dei 16 miliardi che ci costa lo spreco di sussidi dannosi all’ambiente, secondo i dati del ministero dell’ambiente”.

Abolizione tasse universitarie per tutti: la risposta del PD

Alla proposta del leader di Liberi e Uguali di abolizione delle tasse universitarie per tutti ha prontamente risposto il Partito Democratico.

Secondo quanto si legge sul sito democratica.com:

Poco fa il Presidente Grasso (leader di Liberi Eguali) ha annunciato la prima proposta della campagna elettorale della sua formazione politica: l’abolizione totale delle tasse universitarie. In questo modo il costo dell’istruzione universitaria sarebbe finanziato dalla fiscalità generale (cioè per quanto riguarda le famiglie, coloro che pagano l’Irpef).

Quella che sembra una proposta di sinistra, è in realtà una proposta di destra.

Perché? Poiché una buona parte di coloro che pagano l’Irpef hanno un reddito basso e non ricevono servizi universitari, scegliere di far finanziare gli Atenei interamente dalla fiscalità generale si traduce in un trasferimento di circa 2,5 miliardi dai “più poveri” ai “più ricchi”. Non propriamente una misura di sinistra, tanto meno “dura e pura”.

Qual è l’alternativa? Ad esempio quello che hanno fatto i governi del Pd con la Legge di Bilancio 2017: abolizione totale delle tasse universitarie solo per gli studenti la cui famiglia abbia un ISEE inferiore ai 13 mila euro, e forti agevolazioni per chi ha un ISEE fino a 30 mila euro (per costoro, le tasse non possono superare il 7% della loro quota di ISEE oltre i 13 mila euro. Ad esempio, se la mia famiglia ha un ISEE di 20 mila euro, pago al massimo 490 euro di tasse all’anno).
Grazie a questa misura – nel frattempo recepita dai regolamenti di ateneo – a partire da quest’anno accademico decine di migliaia di studenti appartenenti alle fasce di reddito più basse non pagano più neanche un euro di tassa universitaria; e tanti altri, pagano in misura fortemente ridotta.

È invece giusto far pagare il servizio a chi se lo può permettere. Altrimenti, si fa una politica che favorisce i più ricchi, non il contrario

Abolizione tasse universitarie e diritto allo studio

Le tasse universitarie rappresentano ovviamente un tema molto delicato, soprattutto se considerate nell’ambito del più complessivo concetto di diritto allo studio.

In Italia la legge prevede che le tasse universitarie siano fissate entro un certo massimale (oggi pari a circa 2.000 euro). Per le Università tale limite rappresenta un vero e proprio vincolo di bilancio (o di budget).

In altre parole, le Università devono fissare le tasse di iscrizione entro un certo tetto, considerando che poi questa quota dovrà essere rapportata alle uscite complessive dell’ateneo. La differenza viene poi trasferita dalla fiscalità generale.

Di conseguenza, la proposta di abolizione delle tasse universitarie si traduce in un aumento netto della quota dei trasferimenti statali verso le Università, andando a penalizzare evidentemente i ceti medio bassi.

Argomenti:

Tasse Università MIUR

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