Fino alle ore 13.00 di venerdì 19, salvo eventuale chiusura anticipata, sarà possibile acquistare il neo bond retail legato all’inflazione nazionale. Tutta la domanda sarà soddisfatta dal Tesoro, che pagherà la commissione d’acquisto in nome e per conto del cliente. Inoltre si è certi di acquistare alla pari per cui non ci sarà alcuna perdita finale in conto capitale. Infine, per tutti i titolari dell’ISIN speciale IT0005713539 ci sarà il premio fedeltà dello 0,60% del debito nominale sottoscritto. Ovviamente il premio sarà applicato per il solo capitale ancora detenuto in portafoglio a scadenza, e non anche per eventuali slot bond nel frattempo già liquidati.
Dunque, sulla carta neo bond retail parte già con tre punti di forza con i quali fare valutazioni con altri prodotti “concorrenti”. Ad esempio a chi conviene vendere il BTP Valore per investire sul BTP Italia Sì a cedole variabili?
Valutazioni chiave oltre all’analisi dei rendimenti
In verità non esiste una regola ferrea e universalmente valida per tutti i casi e bond, ma almeno tante valutazioni quanti sono i possibili confronti. Nello specifico delle 7 serie dei BTP Valore da un lato, e il neo Italia Sì dall’altro, le valutazioni dipendono dal diverso disporsi e combinarsi di più fattori:
- la precisa serie di BTP Valore posseduta;
- le attese sul futuro tasso medio di inflazione. Maggiori sono i timori al riguardo e/o le proprie convinzioni sul suo trend futuro, più sale la convenienza del BTP legato al costo della vita;
- le valutazioni attuali sul mercato secondario. Nel caso di prezzi attuali sul MOT sotto cento potrebbe non converrebbe vendere in perdita dato che si acquista l’Italia Sì a 100. Cioè si partirebbe già con una perdita da recuperare poi con i rendimenti del neo bond. Tuttavia, un conto è vendere a 99,85, per esempio, e un altro a 98;
- la durata residua e/o tempo residuo al cambio step. Quanto più vicina è la scadenza e/o il passaggio allo step successivo, tanto più scema la convenienza a vendere un Valore già in portafoglio per il neo Italia.
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Le strutture dei rendimenti
Di fondo, le due famiglie di bond hanno una struttura dei rendimenti divergenti. Tassi fissi (all’interno dello step) e crescenti (da uno step al successivo) per le obbligazioni della famiglia Valore, e del tutto indipendenti dal tasso di inflazione di periodo. Cedole variabili dal principio alla fine, invece, sul BTP Italia Sì, per il quale il Tesoro ha previsto una doppia componente fissa e variabile pari a:
- tasso fisso minimo garantito (c.d. spread) dell’1,60% annuo lordo, da confermare a collocamento ultimato o eventualmente aumentare. La seconda opzione, tuttavia, ad oggi sembra la meno probabile che si avveri;
- parte variabile pari al tasso di inflazione rilevato dall’ISTAT nel semestre di riferimento;
- premio finale dello 0,60% a scadenza, il 23/06/’31. Spalmandolo idealmente per i 5 anni di vita del bond, ne viene fuori un ipotetico 0,12% annuo di premio fedeltà.
Bene, provando a sommare le due componenti fisse, ossia lo spread e il premio, ne verrebbe fuori un tasso minimo garantito dell’1,72%. È un minimo ipotetico, dato che il premio arriva solo ed esclusivamente al termine dei 5 anni e non prima.
Inflazione media annua futura alta o bassa?
In definitiva, molto si gioca su una domanda chiave, ossia quale potrebbe essere l’inflazione media annua nazionale dei prossimi 5.
Con un’inflazione bassa tipo entro l’1%, non c’è dubbio che il BTP Valore sia preferibile, qualunque sia la serie sottoscritta. In simili scenari, a scadenza avrebbero garantito un ritorno reale positivo. Il contrario vale per un’inflazione futura alta, ad esempio dal 2% o più nei prossimi 5 anni. Qui l’ipotetico (almeno) 3,72% annuo del BTP Italia Sì si lascerebbe preferire (specie al crescere del taso medio di inflazione) ribaltando le conclusioni precedenti.
La zona di conflitto, di equilibrio, è data dal livello medio di crescita dei prezzi intorno all’1,5% circa. Qui le valutazioni si fanno più articolate a seconda della serie sottoscritta, la maggiore convenienza e la strategia che si vuol perseguire.
Le prime 2 serie del BTP valore
Per i titolari della prima serie, il Valore Gn27 con ISIN IT0005547408, e della seconda serie, il Valore Oct28 con matricola IT0005565400, in genere non conviene lo switch. Si tratta di due obbligazioni di media durata nate nella fase ascendente dei tassi per cui hanno cedole robuste. Anzi, il primo dei due è nel suo ultimo step di vita con tassi annui lordi al 4,00% (Gn27), e il secondo è prossimo al nuovo step al 4,50% (Oct28).
Fermo restando che, nell’ordine, tra 1 e 2,33 anni arriveranno i rispettivi premi fedeltà dello 0,50% lordo in entrambi i casi.
A chi conviene vendere il BTP Valore per investire sul BTP Italia Sì a cedole variabili?
Le due serie a 6 anni emesse nel 2024 in scadenza nel 2030, si prestano a maggiori valutazioni. Il Valore della 3° serie, Mz30 con matricola ISIN IT0005583486 quota 102,45 per un effettivo a scadenza del 3,17% (dati: Borsa Italiana). Manca ancora un anno e mezzo al cambio di step (attuale 3,25% e futuro 4,00%) e vendendolo si incasserebbe il 2,45% di plusvalenza.
Il successivo Mg30, identificativo IT0005594483, prezza 102,26 per uno yield a scadenza del 3,18%. Valgono (quasi) le stesse considerazioni del bond precedente.
In entrambi i casi tutto dipende dalle proprie aspettative di inflazione e le strategie operative di portafoglio che si intendono implementare. Tenerli non sarebbe male perché hanno le basi per generare a scadenza un ritorno reale positivo, inflazione futura permettendo.
Arriviamo infine alle ultime tre serie, il BTP Più (ISN IT0005634800 e senza premio fedeltà), il Valore Oct32 (ISIN IT0005672024) e il Valore Mz32 (ISIN IT0005696338). Il tratto in comune è che prezzano tutti sotto la pari, per cui venderli per effettuare lo switch vuol dire anzitutto incassare una perdita certa in conto capitale. Quest’ultima dovrà poi essere recuperata dai rendimenti del neo titolo.
Ai prezzi attuali i loro rendimenti effettivi a scadenza sono saliti, attestandosi al range 3,42%–3,52%. Dunque, di buono hanno gli yield a scadenza che tuttavia non sono gli yield di chi ha acquistato in origine a prezzi maggiori, a 100. Un altro pro è che sono ancora nei loro primi mesi (1,35 anni il Più) di vita fruttifera, quindi ancora lontani dal passaggio di step. A cascata, un contro è nei loro minori tassi attuali, pari al 2,85% per il Più e al 2,60% per gli altri due. In definitiva, ci vorrebbe la sfera di cristallo per sapere oggi l’inflazione prossima a venire. Nella misura in cui si fosse certi che sarà alta, allora lo switch meriterebbe più di qualche considerazione.