Wall Street: una bolla chiamata Fed spiegata in 9 semplici grafici

Livio Spadaro

07/04/2016

Wall Street ha aperto in ribasso dopo il forte rally di ieri causato dai minute FOMC. Tuttavia, si trova ancora ai massimi 2016 ma rispecchia l’andamento delle società USA?

Wall Street: una bolla chiamata Fed spiegata in 9 semplici grafici

Anche ieri Wall Street ha registrato un forte rialzo dovuto alla pubblicazione dei minute del FOMC. Tuttavia, quest’oggi la Borsa statunitense ha aperto in netto rosso, causato dalla cattiva performance delle Borse europee, dal calo del petrolio e dall’avversione al rischio degli investitori.

Dai verbali dell’organo centrale statunitense, è emersa una certa cautela da parte dei membri del board caratterizzata soprattutto dalla preoccupazione per l’andamento dell’economia globale. Anche la BCE teme shock per l’economia dell’Eurozona e dai verbali emerge tutta la preoccupazione del presidente Draghi e degli altri membri del board.

I membri della Fed invece non sembrano preoccupati dall’andamento dell’economia americana che, secondo il loro pensiero, mostra moderati cenni di ripresa capaci di resistere a eventuali future strette monetarie.

Eppure, la Federal Reserve dovrebbe domandarsi come possa reagire la Borsa americana in caso di modifiche restrittive alla politica monetaria vigente visto che, come si analizzerà, l’andamento degli indici americani non sembra che stia riflettendo il reale stato di salute delle aziende a stelle e strisce.

Wall Street: altro forte rialzo grazie ai toni da colomba dei minute FOMC

Ieri si è registrato un forte rialzo per Wall Street, aiutato dai toni “dovish” dei verbali del FOMC che hanno praticamente allontanato definitivamente l’ipotesi di un rialzo dei tassi ad aprile rinviandolo a tempi migliori.

Dal sell-off di inizio anno, la Borsa americana ha recuperato parecchio terreno e adesso viaggia ai massimi del 2016. Questo movimento riflette realmente l’andamento delle aziende americane? Sembrerebbe di no.

Wall Street ai massimi del 2016

Iniziamo l’analisi dal grafico degli indici americani. Come si può vedere, dopo il sell-off causato dalle incertezze sull’economia globale e sulla recessione statunitense, i listini USA hanno ben recuperato attestandosi sui livelli attuali corrispondenti ai massimi di periodo.

Wall Street ai massimi mentre i profitti delle aziende calano

Un rialzo del genere è in aperto contrasto con i profitti aziendali che, come si vede dal grafico sottostante, continuano a scendere. Da luglio 2015 a gennaio 2016, i profitti delle compagnie americane sono scesi da $1533 miliardi a $1380,4 miliardi pari ad un calo di circa $153 miliardi.

Wall Street: aumenta il numero dei buyback, sfavorite le aziende che investono

I profitti scendono un investitore però potrà pensare che stanno aumentando gli investimenti per dare una spinta ai profitti. Dal grafico che segue si può vedere come invece i livelli degli investimenti delle aziende fatichino a ripartire mentre aumentano i buyback con i dividendi in discesa.

Barclays ha affermato che le aziende più premiate non sono quelle che fanno investimenti bensì quelle che operano i buyback o che distribuiscono dividendi.

Wall Street: diminuiscono i fallimenti grazie alla Fed

Eppure, il numero dei fallimenti è in discesa e sta andando verso livelli di pre-crisi il che rappresenta un buon segnale in teoria.

Perché in teoria? Perché il numero di fallimenti si è potuto evitare tramite la politica monetaria della Federal Reserve che ha aumentato la facilità di accesso al credito permettendo alle aziende in difficoltà di poter accendere prestiti per ripagare vecchi debiti o finanziare i buyback in modo da sostenere i corsi azionari (per approfondimenti si può leggere l’analisi di Bloomberg).

Wall Street: prestiti aumentati esponenzialmente grazie al QE

Il grafico seguente illustra la dinamica dei prestiti al settore privato che, come si vede, è decisamente in espansione.

Wall Street: livelli di indebitamento elevatissimi

A conferma di questo, il grafico qui di sotto illustra i livelli di indebitamento delle società quotate sullo S&P500 che come si può vedere è elevatissimo fatta eccezione per le compagnie appartenenti al settore tecnologico.

Le società che stanno riscontrando parecchi problemi sono quelle petrolifere che nel corso degli anni si sono indebitate per aprire nuovi impianti di trivellazione che, con il crollo dei prezzi del greggio, sono stati chiusi. Quindi, ora le banche stanno affrontando il problema di come ridurre le esposizioni su tali società.

C’è un livello tale di indebitamento, non solo in America ma anche in altre macroaree del mondo, che un piccolo rialzo dei tassi statunitensi farebbe in modo di mettere in estrema difficoltà le aziende più indebitate rischiando di mandarle sul lastrico.

Fed, disoccupazione ai minimi: è segnale di ripresa?

L’istituto centrale americano ritiene che il buon andamento del tasso di disoccupazione sia un segnale positivo della ripresa economica.

Vero, è un bel segnale mitigato però dal fatto che le retribuzioni medie orarie sono ai livelli di crisi (grafico 1) mentre le ore lavorative sono le stesse del 2012 (figura 2) e la crescita dei salari è in declino (figura 3), indicando così che non c’è ripresa ma stagnazione.

Grafico 1

Grafico 2

Grafico 3

USA: per stimolare economia servono gli elicotteri come in Europa?

Cosa dovrebbe fare la Federal Reserve? Quello che in teoria andrebbe fatto in Europa per spingere i consumi e cioè dare i soldi ai consumatori.

Come fare questo è un problema delle banche centrali anche se qualcuno suggerisce di usare elicotteri imbottiti di soldi da dare alle persone..