Variante Omicron, i cinque sintomi: dobbiamo avere paura?

Alessandro Cipolla

27 Dicembre 2021 - 08:26

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Nel Regno Unito dove i positivi Covid sono quasi 2 milioni sono stati individuati i cinque sintomi della variante Omicron: si tratterebbe di segnali simili all’influenza, ma guai ad abbassare la guardia.

Variante Omicron, i cinque sintomi: dobbiamo avere paura?

Quali sono i sintomi della variante Omicron? Una domanda questa che la comunità scientifica si è posta fin dalla comparsa un mese fa di questa nuova mutazione Covid che appare destinata a diventare dominante in un breve lasso di tempo.

Del resto Omicron si sta confermando più contagiosa della Delta proprio come era stato inizialmente ipotizzato mentre, per quanto riguarda la sua virulenza, gli esperti sono ancora cauti visto che il leitmotiv è quello della necessità di avere più dati a disposizione.

Gli studi finora svolti nel Regno Unito, in Scozia e in Sudafrica, i Paesi dove Omicron ha la maggiore incidenza nei nuovi casi, sembrerebbero confermare come questa nuova variante abbia una minor capacità di ospedalizzazione rispetto la Delta.

Sempre nel Regno Unito dove si stima che attualmente siano 2 milioni le persone positive al Covid, lo scienziato Tim Spector in una intervista a Newsweek ha spiegato quelli che sarebbero i cinque sintomi della variante Omicron.

I sintomi della variante Omicron

Nel Regno Unito dove la variante Omicron ormai è quasi diventata dominante, i contagi corrono all’impazzata tanto che in questo momento a Londra un abitante su dieci della City avrebbe il Covid.

In questo scenario ecco che Oltremanica il professor Spector ha dichiarato quelli che sarebbero i cinque sintomi più diffusi al momento riscontrati per quanto riguarda la variante Omicron: naso che cola, mal di testa, stanchezza, starnuti e mal di gola.

E’ chiaro al momento che se ci soffermiamo su aree con alto tasso di contagi Omicron, ma anche a livello nazionale - ha spiegato lo scienziato - Vediamo un quadro in cui non dominano i classici sintomi Covid”.

Spostandoci in Italia, il professor Matteo Bassetti ha espresso un concetto simile: “Ho seguito e sto seguendo centinaia di persone vaccinate con 2 o 3 dosi di vaccino che hanno il Covid. Ebbene queste persone hanno un raffreddore o una forma influenzale che dura 3-4 giorni. Nulla a che vedere con il Covid di un anno fa e con il Covid di chi non è vaccinato”.

Questi riscontri però non significano che non dobbiamo temere la variante Omicron: se veramente questa mutazione si dovesse confermare quattro volte più contagiosa rispetto alla Delta, allora si potrebbe azzerare il vantaggio della sua minor percentuale di positivi ospedalizzati.

In più c’è ancora da capire quale sia l’effettiva capacità dei vaccini in uso, anche a seguito della terza dose, di neutralizzare Omicron. In sostanza anche se i sintomi di questa nuova variante sembrerebbero essere lievi e simili a quelli dell’influenza, la scienza sta predicando cautela visto che la reale pericolosità della mutazione appare essere ancora una sciarada tutta da decifrare.

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