Vaccino insegnanti: perché presto ci potrebbe essere la terza dose

Luna Luciano

31 Ottobre 2021 - 12:22

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Si ipotizza una terza dose per il personale scolastico che è stato tra i primi a ricevere il vaccino AstraZeneca, dopo quello sanitario. In poche settimane molti docenti potrebbero trovarsi scoperti.

Vaccino insegnanti: perché presto ci potrebbe essere la terza dose

Terza dose di vaccino per gli insegnanti. È questa una delle prossime decisioni che il Governo dovrà prendere. La valutazione al momento è in corso. A segnalare tale necessità è stato il direttore della Prevenzione Gianni Rezza. C’è ancora però del tempo prima di attivare un terzo turno per le vaccinazioni. Infatti delle secondi dosi somministrate al personale scolastico un buon 90% erano di AstraZeneca. Tra due settimane quindi gli insegnati che hanno ricevuto la seconda dose tra metà maggio e giugno potrebbe trovarsi parzialmente scoperta, visto l’intervallo superiore ai sei mesi per l’eventuale terza dose. Con l’avvicinarsi dell’inverno e la didattica in presenza infatti c’è il rischio che nascano nuovi focolai, specialmente nelle scuole, dove i bambini al di sotto dei 12 sono totalmente privi di vaccino.

Terza dose? Auspicabile per gli insegnanti degli under 12

Non è ancora sicuro se ci sarà una terza dose, anche se, per il direttore della Prevenzione Gianni Rezza, sarebbe auspicabile. La valutazione del caso è al momento in corso e il Governo si trova a dover fronteggiare diverse situazioni al riguardo. La contabilità del personale scolastico interessata, tra cui anche i docenti universitari e il personale amministrativo, non è immediata. Infatti oltre agli insegnanti ci sarebbero anche le Forze dell’Ordine, a cui appartenenti sono state somministrare le dosi di AstraZeeca, prima che il Ministero della Salute decidesse l’11 giugno di non consigliarlo per gli under 60. La decisione era stata presa in seguito a un’attenta analisi di costi-benefici, mutata a causa di alcuni, rarissimi, casi di trombosi in sedi inusuali. Si è ipotizzato per questi casi sospetti una potenziale correlazione con la somministrazione del vaccino.

Al momento non sarebbero più di 500mila le persone che dovrebbero sottoporsi a una terza dose, tra insegnanti e Forze dell’Ordine, ma il numero è sotto osservazione soprattutto per gli insegnanti che sono a stretto contatto con gli under 12. Si tratta infatti di una fascia della popolazione che non ha potuto vaccinarsi. Per adesso soltanto l’FDA (Food and Drug Administration) ha approvato il Pfizer per i bambini tra i 5 e gli 11 anni, ma l’Authority europea, l’EMA (Agenzia europea per i medicinali) non ha ancora dato la propria autorizzazione, adottando una linea più prudenziale.

Vaccino insegnanti: la Campania si porta avanti

Nonostante la situazione sia al vaglio risulta interessante il caso della Campania. La Regione governata da Vincenzo De Luca ha appena emesso un crono-programma che vede coinvolgere tutto il personale scolastico, anche quello under 60, nella campagna di terze dosi entro fine novembre. La decisione di ricevere o meno una terza dose è facoltativa in quanto non c’è ancora un’indicazione in merito del ministero della Salute. Il personale scolastico potrà accedere alle terzi dosi dopo che sarà stato completato il giro per il personale sanitario. La decisione di De Luca è stata quindi quella di portarsi avanti, ed è sintomo di come il problema delle terzi dosi comincia a palesarsi. Le fonti della Regione Campania giustificano la scelta dell’amministrazione di De Luca in chiave preventiva visto l’alto tasso di adesione degli insegnanti alla vaccinazione già nei primi mesi della campagna e i quali, al momento, rischiano di ritrovarsi presto parzialmente non protetti.

Vaccino insegnanti: aumentano i contagi tra gli under12

La didattica in presenza è fondamentale per i ragazzi dopo due anni da remoto, per far sì che questo accada è inevitabile che le lezioni si svolgano all’interno di locali chiusi, dove la trasmissibilità del virus potrebbe aumentare. Proprio alla luce della didattica in presenza e al dato di fatto che tutta la popolazione under 12 risulta scoperta che bisogna leggere i dati emersi dall’ultimo rapporto dell’Istituto Superiore di Sanità (ISS) del 27 ottobre.

Infatti 1 caso su 4 dei contagi tra l’11 e il 24 ottobre si registra tra gli under 20. Si parla quindi di 10.333 nuovi casi tra i giovani al di sotto dei vent’anni e come sottolineato dall’ISS la massima incidenza è attesta tra gli under 12. Se nell’ultima settimana è aumentata l’incidenza del Covid, con Rt a 0.96 che sfiora la soglia epidemica, arrivando a quasi 50 casi ogni 100mila abitanti, è al di sotto dei 12 anni che si registra “l’incidenza più elevata rispetto alle altre fasce d’età”.

Secondo le stime riportate dall’Istituto il 24% dei casi sono stati diagnosticati sotto i 20 anni.

  • Il 47%, (di quel 24%, ossia i 10.333casi) dei casi è stato diagnosticato nella fascia in età scolare, tra i 6 e gli 11 anni;
  • il 33% nella fascia 12-19 anni;
  • il 13% tra i 3 e i 5 anni;
  • il 7% sotto i 3 anni.

Per la fascia d’età under 5, sia nelle scuole dell’infanzia che negli asili-nido, non è previsto l’obbligo di mascherina. Ciò potrebbe costituire un problema in quanto teoricamente potrebbe aumentare l’indice di rischio per tutti gli operatori del comparto. Il personale si trova ogni giorno stretto contatto con i più piccoli, per cui è il contatto è fondamentale per uno sviluppo equilibrato, e per questo motivo l’ipotesi di una terza dose è assolutamente auspicabile.

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