Vaccini: ritardare la seconda dose riduce la mortalità, ma solo a una condizione

Alessandro Cipolla

13/05/2021

13/05/2021 - 12:52

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Uno studio americano pubblicato sul British Medical Journal è arrivato alla conclusione che, ritardare la somministrazione della seconda dose del vaccino anti-Covid, può ridurre la mortalità a patto di mantenere costante il numero delle vaccinazioni giornaliere.

Vaccini: ritardare la seconda dose riduce la mortalità, ma solo a una condizione

Mentre in Italia infuria il dibattito sulla seconda dose del vaccino anti-Covid, uno studio proveniente dagli Stati Uniti e pubblicato sul British Medical Journal sembrerebbe spezzare una lancia in favore alla posizione presa dal Cts e dal commissario straordinario Francesco Figliuolo.

Lo scorso 5 maggio, con una circolare il Ministero della Salute ha dato il suo nullaosta allo slittamento della seconda dose dei vaccini di Pfizer e Moderna a 42 giorni, mentre in precedenza i tempi erano rispettivamente di 21 e 28 giorni.

Stando al Ministero, la somministrazione della seconda dose entro i 42 giorni dalla prima “ non inficia l’efficacia della risposta immunitaria , considerando anche che la prima somministrazione di entrambi i vaccini a RNA conferisce già efficace protezione rispetto allo sviluppo di patologia COVID-19 grave in un’elevata percentuale di casi (maggiore dell’80%)”.

Una raccomandazione questa fatta subito propria dal Cts, per la felicità del commissario Figliuolo che così avrà da subito più vaccini a disposizione per fare le prime dosi, con anche l’Ema che ha dato il suo disco verde al richiamo dopo 42 giorni.

In precedenza però c’era stata la presa di posizione di Pfizer, che ha specificato come allungando i tempi il risultato non è garantito visto che “il vaccino è stato studiato per una dose a 21 giorni. Dati su di un più lungo range di somministrazione al momento non ne abbiamo se non nelle osservazioni di vita reale, come è stato fatto nel Regno Unito”.

Seconda dose vaccino: lo studio americano

In questa discussione si inserisce così uno studio condotto negli Stati Uniti e pubblicato sul British Medical Journal, che ha simulato l’evoluzione «reale» di un modello basato su 100.000 americani adulti.

Tenendo conto che la sola prima dose del vaccino offre l’80% di protezione dal virus, ritardando la somministrazione della seconda dose i morti sarebbero 207 su 100.000 persone.

Con un richiamo effettuato invece nei tempi previsti, i morti salirebbero a 233 ogni 100.000 persone. I benefici quindi sarebbero maggiori posticipando la seconda dose, a patto però che il tasso di vaccinazione si mantenga giornalmente tra lo 0,1 e lo 0,3 per cento della popolazione.

Al momento in Italia a fronte di un popolazione totale di poco superiore ai 60 milioni di abitanti, vengono effettuate circa 450.000 somministrazioni al giorno: un numero questo inferiore alla tabella di marcia del commissario Figliuolo, ma che rientrerebbe nel range indicato dallo studio.

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