Vaccini obbligatori per lavoratori dipendenti: quali sono?

Vaccini obbligatori per i dipendenti, quali e quanti sono? Ecco la lista delle vaccinazioni obbligatorie e cosa fare in caso di rifiuto.

Vaccini obbligatori per lavoratori dipendenti: quali sono?

Per alcune categorie di lavoratori la legge impone dei vaccini obbligatori, senza i quali non si può essere considerati idonei al lavoro. Ciò significa che, in caso di rifiuto di vaccinarsi, il datore di lavoro può spostare il dipendente verso mansioni non a rischio.

Nel peggiore dei casi, ovvero quando non ci sono mansioni per le quali il vaccino non è necessario, il lavoratore potrebbe anche essere considerato “non idoneo al lavoro” e quindi licenziato. Compito del datore, infatti, è tutelare in ogni modo l’integrità fisica e psicologica dei dipendenti e dei colleghi ed applicare la normativa in materia di salute e sicurezza nei luoghi di lavoro.

Vediamo nel dettaglio quali sono i vaccini obbligatori e per quali categorie di lavoratori.

Vaccini obbligatori per lavoratori dipendenti: quali e quanti sono

Alcune categorie di lavoratori devono necessariamente essere in regola con le vaccinazioni previste dalla legge, questo per la tutela della propria salute psico-fisica e di quella dei colleghi. Naturalmente il datore di lavoro non può fisicamente obbligare il dipendente a vaccinarsi, tuttavia, può spostarlo a mansioni differenti. Vediamo nel dettaglio quali sono i vaccini obbligatori e quali categorie di dipendenti sono tenuti ad essere in regola.

Il vaccino contro il Tetano (l’Antitetanica) è obbligatorio per lavoratori agricoli, lavoratori nel settore della pastorizia e dell’allevamento di bestiame, addetti portuali, addetti alle pulizie e alla manipolazione dell’immondizia, minatori e cantonieri, addetti alla lavorazione di carta, cartone e legna e metalmeccanici.

Invece, il vaccino contro l’Epatite B è obbligatorio per tutto il personale sanitario di nuova assunzione e per quello già impiegato in attività dove c’è il rischio di contagio.

L’antitubercolare è obbligatorio per legge per il personale sanitario che opera in reparti a rischio di esposizione della malattia, per gli studenti di medicina, per allievi e infermieri che lavorano con pazienti a rischio.

Cosa succede se il lavoratore rifiuta i vaccini obbligatori?

Sappiamo che nessuno può essere obbligato a sottoporsi a trattamenti sanitari, a meno che l’obbligo non sia previsto dalla legge, come nel caso dei vaccini sopra elencati.

Ma che succede concretamente se il lavoratore rifiuta di vaccinarsi nonostante l’obbligo di legge? In questi casi, come prima cosa il datore di lavoro è tenuto ad un richiamo disciplinare del dipendente e, in seguito, può spostarlo ad una mansione differente, lontana dalla fonte di pericolo, anche senza il consenso del lavoratore e senza che questo possa considerarlo demansionamento.

Lo scopo dell’obbligo, infatti, è quello di tutelare l’integrità psicofisica dei lavoratori ed i contagi tra dipendenti.

Ma cosa accade quando il rifiuto di vaccinarsi è giustificato da motivi di salute? Anche in questo caso il datore di lavoro è tenuto a spostare il dipendente a mansioni ritenute più sicure, tuttavia, se i vaccini sono necessari in ogni ambito dell’attività, potrebbe anche accedere che il dipendete venga dichiarato “non più idoneo al lavoro”, che, nei casi più estremi, può portare al licenziamento.

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