Vacanze all’estero con figli minori dopo divorzio e separazione: cosa sapere

Isabella Policarpio

18/06/2021

18/06/2021 - 09:45

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Regole e documenti necessari per viaggiare all’estero con figli minori in caso di divorzio e separazione. Ecco cosa fare se l’altro genitore non è d’accordo.

Vacanze all'estero con figli minori dopo divorzio e separazione: cosa sapere

Per i genitori separati o divorziati portare all’estero i figli minori può essere un problema. Infatti la legge prevede che, in ogni caso, sia la madre che il padre debbano essere d’accordo.

Per viaggiare fuori dall’Europa è necessario che il figlio minore abbia un proprio passaporto, ma per ottenerlo serve la firma di entrambi.

Che fare se l’altro non vuole e chi paga le spese del viaggio? Ecco cosa sapere prima di partire per le vacanze.

I documenti necessari per viaggiare con i figli all’estero dopo divorzio/separazione

Se si vuole viaggiare con i figli all’estero, in Europa o fuori, bisogna attenersi alle regole generali su l’espatrio dei minori, a prescindere dal divorzio e dalla separazione. Significa che - anche in caso di affidamento esclusivo - è sempre necessario il consenso di entrambi i genitori.

Dunque è necessario accordarsi sul periodo del viaggio e comunicare la meta e la durata della permanenza.

Se il viaggio avviene all’interno dell’Unione europea, basta che il minore sia munito della carta d’identità che sul retro non deve presentare la scritta “NON VALIDO PER L’ESPATRIO”. Mentre per viaggiare nelle località extraeuropee è obbligatorio il possesso del passaporto elettronico.

I minori devono averne uno proprio, in quanto è stata abolita la pratica di iscrivere i figli all’interno del passaporto dei genitori. Per richiedere il passaporto dei figli minori serve il consenso di entrambi i genitori, anche se separati o divorziati, i quali dovranno presentarsi personalmente presso la questura o il commissariato dove è stata depositata la documentazione necessaria al rilascio del documento di viaggio.

Qualora uno dei genitori non potesse presentarsi di persona, può allegare una fotocopia del documento di identità insieme alla dichiarazione scritta di assenso all’espatrio, entrambe firmate in originale.

Se un genitore è extracomunitario, non si trova Italia e, quindi, non può recarsi presso una questura per l’assenso, deve recarsi presso l’Ambasciata italiana nel Paese estero dove si trova e adempiere agli obblighi burocratici appena spiegati.

Al contrario, il consenso di entrambi i genitori non è necessario quando nel provvedimento di separazione o di divorzio il giudice fa esplicito riferimento ai diritti e agli obblighi degli ex coniugi in materia di viaggi all’estero. Per esempio può vietare ad uno dei genitori di portare il figlio in certe località o, viceversa, indicare che il minore può viaggiare anche senza l’esplicito consenso dell’altro genitore.

Che fare se un genitore è contrario al rilascio del passaporto?

Può capitare che uno dei genitori non sia d’accordo con il viaggio all’estero e, quindi, non voglia firmare il rilascio del passaporto del figlio. In questi casi è necessario chiedere l’intervento del giudice tutelare il quale, dopo aver sentito le parti ed esaminato il caso, decide se rilasciare o meno il nulla osta necessario all’emissione del passaporto o della carta d’identità valida per l’espatrio.

In caso di diniego da parte del giudice, questo deve essere motivato da ragioni fondate, ad esempio il timore che l’altro genitore possa trasferirsi definitivamente all’estero per sottrarre il figlio all’altro.

Il genitore è obbligato a comunicare luogo e indirizzo della permanenza?

Precisiamo che non commette alcun reato il genitore che sceglie di non comunicare il luogo in cui si svolgeranno le vacanze; la Giurisprudenza, infatti, in diverse occasioni, ha escluso la contrarietà all’articolo 388 del Codice penale (Contrarietà dolosa di un provvedimento del giudice) dato che, salvo eccezioni, il provvedimento del giudice tutelare si limita a stabilire il diritto di ciascun genitore a trascorrere un periodo feriale con i figli.

Anche se questo comportamento non assume rilievo penale non può comunque dirsi corretto: si tratta di un inadempimento delle condizioni di separazione o divorzio e degli obblighi genitoriali previsti all’articolo 124 del Codice civile. Significa che tale comportamento verrà preso in considerazione in sede giudiziaria per modificare il regime di affido del minore (ad esempio passare dall’affido condiviso a quello esclusivo).

Chi paga le vacanze del figlio minore?

Le spese sostenute per viaggiare (ad esempio per viaggi-studio o soggiorni formativi all’estero) in genere fanno parte delle “spese straordinarie” non incluse nell’assegno di mantenimento e divise al 50% tra gli ex coniugi.

Ma, nel caso in cui i figli vadano in vacanza con uno soltanto dei genitori, sarà costui o costei a pagare interamente le spese per il viaggio e il soggiorno.

Inoltre, durante il periodo di vacanza, il genitore su cui grava l’obbligo di versare l’assegno di mantenimento è tenuto comunque a farlo anche se impossibilitato a trascorrere del tempo con la prole (così la Corte di cassazione, sentenza n. 18869/2014).

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