Vacanze all’estero per figli con genitori separati: ecco i documenti necessari

Viaggiare all’estero con figli minori in caso di separazione: come si fa? Quali documenti servono? Ecco quali sono le regole da rispettare.

Vacanze all'estero per figli con genitori separati: ecco i documenti necessari

Come si fa a viaggiare all’estero con figli minori quando si è separati o divorziati? Quali documenti servono?

Anche per i coniugi separati o divorziati è possibile portare in vacanza all’estero i figli minorenni, ma solo se vi è il consenso dell’altro genitore. Infatti, anche quando il vincolo matrimoniale finisce, ai figli minori si applicano le stesse regole per l’espatrio a cui sono soggetti i figli delle coppie sposate, anche in caso di affidamento esclusivo.

Pertanto, entrambi i genitori devono manifestare il consenso per il rilascio dei documenti necessari all’espatrio, ovvero la carta d’identità, il passaporto o la dichiarazione di accompagnamento.

Il consenso non è necessario solo nell’ipotesi in cui, nel provvedimento di separazione o di divorzio, il giudice prevede esplicitamente obblighi e diritti dei genitori di portare i figli minori all’estero.

Se uno dei due non è d’accordo con l’espatrio e rifiuta di dare il consenso al rilascio dei documenti, l’altro coniuge deve chiamare in causa il giudice tutelare, per accertare le ragioni del diniego. Se le motivazioni non sono fondate, il giudice emette un provvedimento di assenso al rilascio del passaporto o della carta d’identità, anche se l’altro genitore non è d’accordo.

Vacanze all’estero per figli di genitori separati o divorziati: i documenti necessari

Dopo la separazione o il divorzio, ai figli minori si applicano le stesse regole sull’espatrio previste nel caso di genitori regolarmente sposati. Quindi, per andare in vacanza all’estero con il figlio minore, è sempre necessario il consenso di entrambi i genitori.

Prima di partire per la vacanza all’estero, occorre che il figlio minore abbia tutti i documenti validi per espatrio, ovvero la carta d’identità, il passaporto o la dichiarazione di accompagnamento (se il minore viaggia con un ente o un soggetto terzo). Il rilascio di questi documenti viene concesso solo in presenza del consenso espresso di entrambi i genitori, anche in caso di affidamento esclusivo.

Se uno dei due genitori è d’accordo con l’espatrio ma non può presentarsi in questura o all’ufficio del Comune, può sempre fornire all’altro una dichiarazione scritta, firmata in originale, insieme alla fotocopia della carta d’identità.

Al contrario, il consenso di entrambi i genitori non è necessario quando nel provvedimento di separazione o di divorzio il giudice fa esplicito riferimento ai diritti e agli obblighi degli ex coniugi in materia di viaggi all’estero. Per esempio può vietare ad uno dei genitori di portare il figlio in certe località o, viceversa, indicare che il minore può viaggiare anche senza l’esplicito consenso dell’altro genitore.

Gli obblighi degli ex coniugi

Ciascun genitore ha il diritto di sapere il luogo in cui si svolgerà la vacanza all’estero e di comunicare con il figlio. Pertanto, prima che la vacanza inizi, il genitore che ha organizzato la vacanza deve comunicare all’altro l’indirizzo ed un recapito telefonico dove poter contattare il minore. Questo obbligo si estende a tutti i viaggi: all’estero o in Italia, a prescindere dalla loro durata.

L’obbligo in questione discende da un’interpretazione estensiva dall’articolo 143 del Codice Civile che disciplina i rapporti familiari, secondo cui entrambi i coniugi sono tenuti “alla collaborazione nell’interesse della famiglia”. Si tratta di una “regola di buona prassi” e non di un reato vero e proprio: la violazione dell’obbligo di comunicazione non dà luogo a sanzioni penali ma solo a conseguenze civili, ad esempio la modificazione delle condizioni di separazione o divorzio.

Cosa fare se l’altro genitore non è d’accordo?

Se un genitore non presta il proprio consenso al rilascio dei documenti necessari, l’altro può richiedere l’intervento del giudice tutelare ed opporsi al diniego. La domanda può essere presentata personalmente, senza rivolgersi ad un avvocato, presso la cancelleria del giudice tutelare, compilando in loco un modulo già predisposto.

A questo punto, il giudice tutelare svolgerà degli accertamenti mirati a verificare se il diniego è sorretto da valide motivazioni, e, qualora non ci fossero, emetterà un provvedimento che acconsente al rilascio del passaporto o della carta d’identità anche senza il consenso dell’ex coniuge. In tal caso il genitore deve recarsi in questura o nell’ufficio del Comune munito del nulla osta del giudice.

Tuttavia ci sono delle circostanze in cui il giudice può impedire l’espatrio del minore; le ragioni principali sono tre:

  • quando il viaggio ha una durata tale da inficiare il diritto dell’altro a trascorrere il tempo con il figlio;
  • quando la meta scelta è pericolosa o comunque sconsiglia;
  • quando ci sono elementi validi a far sospettare che il genitore vuole sottrarre il minore all’ex coniuge.

Naturalmente, prima di adire le vie legali, è sempre consigliato confrontarsi e dialogare con l’ex coniuge, evitando contenziosi e malumori che rovinano la vacanza, oltre ad essere fonte di stress per i minori coinvolti.

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