Perché può saltare la nomina di Ursula von der Leyen alla Commissione Europea

Alessandro Cipolla

15 Ottobre 2019 - 12:42

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Il prossimo 23 ottobre ci sarà la votazione finale dell’Europarlamento alla nuova Commissione Europea presieduta dalla tedesca Ursula von der Leyen: dopo la bocciatura della commissaria francese, Emmanuel Macron ora però minaccia di far mancare il decisivo sostegno dei liberali.

Con tutte le attenzioni che in questo momento sono rivolte alla guerra in Siria, sta passando sotto traccia lo scontro questa volta fortunatamente solo politico che si sta consumando a Bruxelles in merito alla nuova formazione della Commissione Europea.

Al centro di tutto c’è ancora una volta Emmanuel Macron, già perno lo scorso luglio delle machiavelliche trattative nel Consiglio Europeo quando c’era da trovare l’accordo sulle nomine della nuova governance dell’Unione a seguito delle elezioni europee di fine maggio.

Il nuovo presidente designato Ursula von der Leyen il prossimo 23 ottobre dovrà ottenere la fiducia da parte dell’Europarlamento alla sua squadra dei commissari, ma l’esito del voto appare più che incerto dopo la bocciatura della francese Sylvie Goulard al portafoglio della Difesa e del Mercato Interno.

I liberali di Renew Europe guidati da En Marche! potrebbero infatti far mancare il proprio sostegno alla von der Leyen, visto che a Macron non è andato giù lo stop alla Goulard tanto che al momento l’ipotesi più probabile è quella di un rinvio del voto di fiducia.

Commissione Europea: la von der Leyen già a rischio

Sembrerebbe essere destino per Ursula von der Leyen quello di essere perennemente in bilico sulla poltrona della presidenza della Commissione Europea. Già lo scorso 16 luglio, la sua nomina passò in plenaria con uno scarto di soli 9 voti e grazie al sostegno del Movimento 5 Stelle.

Adesso che l’intera futura squadra di governo a Palazzo Berlaymont deve ricevere il voto di fiducia da parte del Parlamento Europeo, questa già risicata e traballante maggioranza sembrerebbe essere a rischio.

Tutta colpa dello stop alla liberale Sylvie Goulard, la commissaria indicata da Parigi che non ha superato l’esame della commissione parlamentare competente: la francese sotto indagine per una storia di cattivo uso dei fondi europarlamentari e in odore di conflitto di interessi per delle sue passate consulenze, è stata bocciata con 82 voti contrari a fronte di 29 favorevoli.

Un destino simile a quello di Rovana Plumb e di László Trócsányi, rispettivamente socialista rumena e popolare ungherese, anche loro bocciati dalle rispettive commissioni. Adesso Francia, Romania e Ungheria dovranno indicare dei nuovi commissari.

La situazione a Bruxelles si è fatta di conseguenza incandescente. Renew Europe non ha fatto mistero come adesso, dopo lo sgarbo con la Goulard, potrebbe non votare la fiducia alla commissione von der Leyen.

Se così fosse, l’ex ministro della Difesa tedesco che già ha dei guai in patria per delle consulenze esterne nel suo vecchio dicastero, non avrebbe i numeri per ottenere il disco verde da parte del Parlamento Europeo.

L’unica certezza al momento è che il voto previsto il 23 ottobre potrebbe slittare a novembre, con la nuova Commissione Europea che entrerebbe così in carica il 1 dicembre anche se visti i mal di pancia di Emmanuel Macron, non è da escludere che l’avventura di Ursula von der Leyen a Palazzo Berlaymont possa finire prima ancora di iniziare in maniera ufficiale.

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