UNGHERIA, MOODY’S - Moody’s fa precipitare il rating ungherese nella categoria «junk». Il governo ungherese ha dichiarato Venerdì che il paese è vittima di «attacchi speculativi».
Mood’s ha declassato l’Ungheria. L’agenzia ha annunicato Giovedì notte di aver abbassato il rating del Paese di un notch, portandolo a Ba1, che corrisponde al primo gradino del livello junk, «spazzatura». Lunedì l’Ungheria ha ufficialmente sollecitato l’aiuto del Fondo Monetario Internazionale e dell’Unione Europea, intervento cui finora il governo di Budapest si era fermamente mostrato contrario.
Il paese è stato costretto ad avanzare questa richiesta dopo la rovinosa caduta del fiorino ungherese, precipitato ad un minimo record contro l’euro all’indomani dell’annuncio, giunto la scorsa settimana, da parte di S & P, che ha posto il rating sovrano sotto esame con outlook negativo.
Il declassamento di Moody’s si è tradotto in un calo dell’1% del fiorino rispetto all’euro, secondo i dati Reuters. Il 14 novembre, era stato toccato il minimo storico di 317,90 per euro. I rendimenti dei titoli, ai massimi da due anni e mezzo e attualmente oltre l’8%, rischiano di subire una nuova, forte, pressione.
Per giustificare la sua decisione, Moody’s ha descritto le incertezze crescenti circa la capacità dell’Ungheria di raggiungere i suoi obiettivi di bilancio, i livelli di debito elevati e ciò che l’agenzia di rating delinea come delle prospettive di crescita nel medio termine sempre più flebili.
Il governo ungherese accusa il colpo ma incassa male, definendo la mossa di Moody’s un’aggressione. Il Ministero dell’Economia ungherese ha dichiarato che il downgrade del rating sovrano ungherese a Ba1 da parte di Moody’s fa parte degli «attacchi speculativi rivolti all’ Ungheria».
«La decisione di Moody’s di mantenere un outlook negativo sul rating di Ungheria è dovuta all’incertezza che circonda la capacità del paese di resistere a potenziali rischi di credito causati dalla crisi del debito sovrano in Europa», ha fatto sapere l’agenzia. Moody’s ha aggiunto che la richiesta di aiuto fatta dall’Ungheria - il Paese era stato salvato dalla bancarotta nel 2008 grazie a un prestito di 20 miliardi di euro concesso da FMI e UE - dimostra le difficoltà di finanziamento del paese, e fa notare che un accordo con le due istituzioni potrebbe, nel breve termine, alleviare queste difficoltà.
«Molti avevano ritenuto che la richiesta di aiuto al Fondo Monetario Internazionale fosse un tentativo volto ad evitare un downgrade - ma è arrivato troppo tardi», ha osservato Charles Robertson, economista capo presso Renaissance Capital. L’Ungheria dovrà rifinanziare 4,7 miliardi di euro di debito estero il prossimo anno, dato che il paese dovrebbe cominciare a rimborsare una parte del prestito sottoscritto presso il FMI nel 2008.
Budapest ha detto di aver bisogno dell’aiuto congiunto di FMI e UE per creare una «rete di sicurezza» contro le turbolenze della zona euro. La debolezza del fiorino si è tradotta in un peggioramento del debito pubblico, pari all’ 82% del prodotto interno lordo (PIL) alla fine del terzo trimestre. Secondo Moody’s l’obiettivo del governo di un deficit di bilancio del 2,5% nel 2012 potrebbe essere difficile da mantenere a causa dei costi di finanziamento elevati sostenuti dal paese e una crescita economica lenta.
Fitch e S & P mantengono per ora l’Ungheria ad investment grade, una tacca sopra il cosiddetto «junk», ma con un outlook negativo