Una rivoluzione. Ecco come sono cambiati i consumi degli italiani negli ultimi 100 anni

Alberto De Pasquale

09/02/2026

Rispetto agli anni del boom economico compriamo meno beni durevoli e più servizi: ecco cosa racconta di noi l’evoluzione del paniere Istat.

Una rivoluzione. Ecco come sono cambiati i consumi degli italiani negli ultimi 100 anni

Da un’Italia basata sui consumi essenziali e sulle famiglie numerose di ieri, a quella che fa acquisti molto più frammentati e a misura di single di oggi.

Si fa un lungo viaggio ripercorrendo la storia quasi centenaria del paniere Istat, attraverso cui è possibile ricostruire come evolvono i consumi degli italiani. C’è più di un motivo se oggi l’inflazione si misura considerando anche i prezzi dell’avocado, del food delivery e degli abbonamenti per le piattaforme in streaming.

Cosa dicono i dati

Il paniere Istat esiste dal 1928 e per i primi venticinque anni di rilevazioni, cioè fino al 1953, ha preso in analisi appena cinque capitoli di spesa: cibo, abbigliamento, casa, energia e varie. Era l’Italia pre e post bellica, con consumi alimentari basilari (pane, pasta, riso, carne, uova) e praticamente zero svaghi considerati dal paniere: basti pensare che alla voce “varie” c’erano i quotidiani o il dentifricio.

Tutto cambia con gli anni del cosiddetto boom economico. Il Paese cresce, aumenta il tempo libero e si fanno largo i consumi non essenziali. Il paniere utilizzato tra il 1954 e il 1966 si allarga a ben dieci capitoli di spesa e arrivano i beni durevoli. Compaiono le auto e gli scooter, una lunga sfilza di elettrodomestici (lavatrice, frigo, aspirapolvere) e finalmente anche le attività ricreative, come il cinema, le partite di calcio e la ristorazione.

Il paniere 1986-1990 si restringe a otto capitoli di spesa, ma con un grado di dettaglio che ormai è diventato molto elevato. Solo per cibo, alimentari e tabacchi si contano 173 voci, inclusi prodotti che fino a qualche anno prima sarebbe stato impensabile utilizzare a fini statistici per misurare i livelli di inflazione, come i surgelati e gli omogeneizzati. Intanto cresce anche la tecnologia e nel paniere arrivano i primi computer. Nel 2000 il paniere si allarga nuovamente, questa volta a dodici voci. Il cibo resta sempre una componente fondamentale, ma intanto si inseriscono tipologie di consumo mai viste prima, come il fast food. Nel 2010 entra per la prima volta la voce del collaboratore familiare con compiti di assistenza alla persona.

I nuovi bisogni degli italiani

Arriviamo al paniere del 2026, di cui si sta parlando soprattutto per il debutto dei kit di videosorveglianza e per il trasporto con ambulanza privata. Rispetto a quello degli anni ’20 e ’30 gli attuali consumi degli italiani risultano irriconoscibili, ma profonde differenze ci sono anche con il paniere degli anni ’50 e ’60.

Negli anni del boom il benessere era in rapida crescita, perché l’Italia stava uscendo dalla fame vissuta durante la Seconda guerra mondiale. Sempre secondo Istat, negli anni ’50 circa il 20% delle famiglie italiane aveva sei o più componenti, mentre le persone che vivevano da sole erano meno del 10%. I nuclei erano mediamente numerosi, cresceva la possibilità di spendere e veniva concentrata soprattutto nei consumi di massa, in primis auto ed elettrodomestici.

L’Italia del 2026 è profondamente diversa. Nonostante un benessere consolidato, risulta comunque l’unico Paese del G20 in cui i salari reali sono inferiori ai livelli del 2008. Le famiglie numerose sono scomparse: oggi quelle composte da sei o più membri sono poco più dell’1% e quelle unipersonali sono oltre una su tre. La difficoltà nell’acquisto dei beni durevoli, tra pezzi troppo elevati o perdita di interesse, ha favorito la ricerca dei servizi: ristorazione, viaggi, cura della persona, digitale.

Viviamo un benessere che si fa sempre più individuale ed “esperienziale”. Secondo le stime di Confesercenti, nel 2024 le famiglie composte da una sola persona hanno fatto acquisti per oltre 235 miliardi di euro, rappresentando oltre un quarto della spesa complessiva degli italiani. Chi vive da solo mangia più spesso fuori casa, ricorre con maggiore frequenza al delivery e acquista più abitualmente piatti pronti o semipronti. Intanto cresce anche il turismo: le prenotazioni per i viaggi in solitaria crescono anno su anno.