Coronavirus: la blacklist dell’INPS sui furbetti dell’emergenza

Una nuova indagine condotta dall’INPS ha segnalato la presenza di oltre 3.000 aziende fraudolente che hanno avuto accesso agli ammortizzatori sociali. Chi sono i furbetti dell’emergenza?

Coronavirus: la blacklist dell'INPS sui furbetti dell'emergenza

Sarebbero oltre 3.000 le aziende finite nella blacklist dell’INPS, sospettate di aver frodato lo Stato sugli aiuti messi in campo per la crisi da coronavirus. Dopo lo scandalo del Bonus 600 euro richiesto dai deputati, vengono quindi a galla nuovi furbetti dell’emergenza.

Truffe coronavirus: INPS indaga su assunzioni retrodatate e nuove aziende

L’indagine è stata chiusa lo scorso 31 luglio dalla Direzione e gli ispettori di vigilanza, i quali adesso dovranno passare sotto la lente d’ingrandimento i casi rilevati, per capire se effettivamente sono ricorsi a escamotage sleali approfittando della crisi in corso.

La truffa di cui sono accusate queste società riguarda la procedura di assunzioni retrodatate, che avrebbe permesso a parenti e conoscenti di accedere ai diversi ammortizzatori sociali previsti dal 17 marzo dal decreto Cura Italia, tra cui, in primis, la cassa integrazione.

Non sono solo le nuove assunzioni ad essere al vaglio dell’Istituto previdenziale, ma anche la creazione di nuove aziende che hanno potuto accedere alle stesse misure di assistenza.

Da Nord a Sud, dove sono i furbetti dell’emergenza

Secondo una prima mappatura delle compagnie sospettate di aver sfruttato l’emergenza in maniera irregolare, si vede che il tentativo fraudolento coinvolge tutto lo stivale, da Nord a Sud.

Infatti, dai dati dei dipartimenti regionali, troviamo al primo posto la Sicilia con 465 aziende, il Lazio è la seconda Regione con 265 mentre a chiudere il podio è l’Emilia-Romagna con 238. Seguono quindi la Lombardia a quota 195, la Campania a 185, la Puglia a 158, la Toscana a 139 e la Calabria a 119.

Si fermano, invece, sotto quota 100 l’Umbria con 85 casi sospetti, l’Abruzzo con 56, la Sardegna a 55, 42 la provincia di Bolzano e 27 la provincia di Trento, Friuli Venezia-Giulia con 20, Marche con 19, Liguria con 15, Veneto con 13.

A non raggiungere la doppia cifra sono il Molise e la Valle d’Aosta, le quali contano, rispettivamente, 8 e un solo caso sospetto.

A queste cifre si aggiungono anche i numeri forniti dalle Direzioni coordinamento metropolitano, le quali vedono Napoli in prima posizione con 457 società indagate, a cui seguono Roma a quota 291 e Milano a 182.

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