Nuova truffa dei tamponi: falsi positivi per avere il green pass, cosa si rischia

Alessandro Cipolla

10 Gennaio 2022 - 12:38

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Alcuni non vaccinati avrebbero corrotto dei farmacisti compiacenti per avere dei falsi tamponi positivi al fine ottenere così il green pass: a confermare la notizia della truffa è Ciciliano del Cts.

Nuova truffa dei tamponi: falsi positivi per avere il green pass, cosa si rischia

Ottenere il green pass rilasciato ai guariti dal Covid a seguito di un tampone negativo che, dietro il pagamento di una somma di denaro a dei farmacisti compiacenti, diventa positivo consentendo così a una persona non vaccinata di ottenere il certificato verde.

Sarebbe questa la nuova truffa riguardante i tamponi denunciata per prima da Il Giornale e ora confermata da Fabio Ciciliano, dirigente medico della Polizia di Stato e uno dei membri del nostro Comitato tecnico scientifico.

Intervistato dal Corriere della Sera, Ciciliano ha parlato di tentativi di corruzione già registrati in alcune città di no-vax su farmacisti compiacenti”, parlando di “comportamenti rischiosi per la popolazione, disonesti e sanzionabili penalmente”.

Basta registrare in piattaforma tamponi surrettiziamente positivi al fine del rilascio del green pass successivo all’esecuzione di un secondo tampone negativo - ha spiegato Ciciliano entrando nel merito della truffa - eludendo uno dei più importanti sistemi di vigilanza sull’epidemia”.

Tamponi falsi positivi per avere il green pass: la truffa

Da alcuni giorni è iniziata a circolare la notizia di queste presunti farmacisti corrotti che avrebbero falsificato gli esiti dei tamponi, il tutto per permettere a persone non vaccinate di poter ottenere il green pass.

A raccontare per primo questa truffa è stato Il Giornale, che così ha descritto le modalità in cui sarebbe stato possibile falsificare il tampone da parte di ipotetici farmacisti compiacenti.

Il non vaccinato chiede al farmacista di dichiararlo positivo al test rapido anche se risultato negativo - si legge - Una richiesta di falsificazione non così complessa, a ben vedere: basta che il tamponatore finga di vedere due linee sul reagente rapido anziché una e lo certifichi nel modulo da consegnare all’Asl, tanto poi il test finisce nel cestino e nessuno potrà mai verificare alcunché”.

Una truffa che sarebbe possibile visto che, stando alle nuove disposizioni governative, quando una positività al Covid viene accertata da un test rapido fatto in farmacia o in un centro privato, non serve più un tampone molecolare di controllo.

Ora che con l’ultimo decreto è stato introdotto l’obbligo vaccinale per gli over 50, senza dimenticare che dal 10 gennaio è in vigore una sorta di semi-lockdown per i non vaccinati, c’è il rischio di un aumento delle truffe di questo genere: se viene riscontrata anche una corruzione, come sottolineato da Ciciliano le sanzioni penali potrebbero essere rilevanti.

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