Torna la febbre da spread con la crisi delle banche italiane?

Nicola D’Antuono

11 Febbraio 2016 - 12:30

La crisi delle banche italiane, attaccate dalla speculazione ribassista, sta provocando forti pressioni sullo spread. Difficilmente, però, si tornerà ai livelli di allerta di fine 2011 e dell’estate del 2012

Torna la febbre da spread con la crisi delle banche italiane?

Il 2016 è iniziato in maniera terribile per la borsa di Milano, che è arrivata a perdere anche più del 30% in meno di 40 giorni. Il crollo dell’indice azionario italiano più importante, ovvero il FTSE/MIB40, è riconducibile per lo più alla crisi del settore bancario del Belpaese, sul quale pesa come un macigno l’entrata in vigore della procedura di salvataggio degli istituti di credito chiamata “bail in”. La mancanza di chiarezza delle istituzioni italiane su questo tema così caldo per i risparmiatori e gli investitori, già scottati dal crack di 4 banche sul finire del 2015 (in particolare Banca Marche e Banca Etruria), ha favorito la speculazione ribassista sui titoli finanziari quotati a Piazza Affari. Molte banche, in particolare Mps e Carige, hanno fatto registrare perdite da capogiro.

Accanto al crollo dei titoli bancari è avvenuto un significativo balzo dello spread Btp-Bund, che nella prima settimana di gennaio era ancora sotto la soglia psicologica di 100 punti base e che a fine mese scorso vedeva il rendimento lordo del titolo di stato italiano a dieci anni scendere in area 1,4%. Sembrava che i bond pubblici emessi da Roma non fossero coinvolti nella crisi finanziaria attuale, grazie probabilmente al paracadute d’emergenza costituito dal piano di acquisto mensile della BCE (il cosiddetto “quantitative easing”). In realtà le cose sono presto cambiate, anche perché gli investitori hanno iniziato a vendere massicciamente i titoli della periferia europea, in buona parte custoditi proprio nei bilanci delle banche.

Lo spread Btp-Bund ha così iniziato a muoversi velocemente verso l’alto, raggiungendo quota 150 punti base. Il motivo è riconducibile alla “fuga dal rischio” (risk off), provocata dalla paura degli investitori sui mercati. Quando tutto crolla gli investitori vanno alla ricerca di sicurezza, anche se ciò significa comprare titoli con tassi sotto lo zero (Bund docet). Ecco spiegato anche perché i titoli di stato di Berlino hanno continuato ad aggiornare i massimi di sempre (con tassi sempre più vicini allo zero), mentre i prezzi dei bond periferici continentali sono crollati. Per lo spread italiano non dovrebbe tornare l’incubo dei 561 punti di novembre 2011 o dei 537 punti di luglio 2012, ma il clima di avversione verso il rischio potrebbe generare ulteriori rally anche fino a 180-200 punti base.