Titoli tech: il loro successo non dipende solo dai FAANG

Diversi indicatori segnalano l’impossibilità di ridurre il successo del settore tech ai titoli delle società leader. L’analisi del gruppo Pictet

Titoli tech: il loro successo non dipende solo dai FAANG

Si tratta di un periodo d’oro per i titoli tech.
Mentre gli investitori continuano a puntare forte sui maggiori brand, il contesto più recente mostra le prime preoccupazioni per il settore, dovute principalmente alle brusche frenate di Netflix e Facebook.

In tanti, forse troppi, hanno parlato di inquietanti parallelismi con la bolla delle dot-com di fine anni ’90, con osservatori, analisti ed esperti pronti a precisare che, anche se non può ripetersi una situazione di quella gravità, il contesto di mercato è esattamente lo stesso, dove tutti si affidano a un numero molto ristretto di titoli molto popolari.

A spiccare c’è il cosiddetto gruppo FAANG, composto da 5 colossi - Facebook, Apple, Amazon, Netflix e Google - che negli ultimi anni hanno fatto registrare guadagni superiori a quelli dell’intero indice S&P 500. Proprio per questo resiste una tendenza generale a definire il successo del settore come un derivato unico della performance di questo ristretto gruppo di società.

Una credenza, quest’ultima, che una recente analisi del gruppo Pictet Asset Management prova ad analizzare e smentire in grossa parte, notando come il rally del settore tecnologico derivi invece da una base ben più ampia, costituita da una serie di società caratterizzate da “utili solidi e da un potenziale di crescita interessante”.

Titoli tech: le fondamenta sono solide

Il Gruppo Pictet - uno dei principali gestori del risparmio indipendenti in Europa, con un patrimonio gestito pari a oltre 440 miliardi di euro - fa notare come il trend positivo sia stato registrato, al di là dei FAANG, anche nel resto del settore tecnologico, pur ammettendo che le società leader abbiano costituito la chiave del successo, portando agli utili maggiori.

Eppure, sebbene l’indice S&P 500 Information Technology debba attribuire il 15% dei suoi ricavi ad Apple e segni un rialzo del 12,8% nei primi otto mesi del 2018, la sua versione equiponderata - ovvero quella dove ogni titolo azionario ha lo stesso grado di influenza - ha comunque segnato un +12,3%. La situazione - notano Shaniel Ramjee e Supriya Menon di Pictet - sarebbe stata nettamente diversa se tutti i dati positivi fossero arrivati quasi esclusivamente dai 5 colossi tech di testa.

Per mostrare nella maniera più pratica possibile il ragionamento, i due esperti puntano gli occhi sugli utili e fanno notare che se nel periodo 2014-2015 i FAANG “non hanno avuto difficoltà a registrare una sovraperformance” rispetto al resto del settore sul fronte crescita utili, successivamente i due andamenti “si sono eguagliati”.


Il grafico, riferito all’ampiezza degli utili, mostra come oltre il 90% delle società comprese nell’indice S&P 500 IT abbia fatto negli anni e stia facendo tuttora registrare una progressiva crescita degli utili. Il balzo in avanti del settore tech, specie se si tiene conto dell’andamento dal 2010 in poi, risulta quindi ben più uniforme rispetto quanto rappresentato in genere, con i fari puntati quasi esclusivamente sui titoli FAANG, apparentemente gli unici a trainare l’intero comparto.
I dati, relativi al periodo che va dal 22 gennaio del 2009 al 2 agosto del 2018, sono stati raccolti e impostati graficamente da Pictet Asset Management.

Un cammino che non riguarda solo gli utili dell’ultimo trimestre, ma indica la tendenza generale. Proprio guardando all’ampiezza degli utili, oltre il 90% delle società comprese nell’indice S&P 500 IT “sta sperimentando una progressiva crescita” secondo il gestore patrimoniale europeo:

“A nostro parere, una delle ragioni del successo del settore tech risiede nel fatto che, diversamente da molti altri settori, può contare su acquirenti sia nel mercato dei consumatori che delle aziende, avendo pertanto la possibilità di cogliere gran parte dei dividendi economici”.

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