Titoli di stato: Italia prepara collocamento Btp a 30 anni

In arrivo nuovo Btp a 30 anni. Il Tesoro ha incaricato le banche per effettuare il collocamento del titolo di stato. Rendimento atteso intorno al 3,7%.

Titoli di stato: Italia prepara collocamento Btp a 30 anni

L’Italia torna ad emettere titoli di stato a lunghissima scadenza. Il Ministero dell’Economia e delle Finanze italiano ha affidato a Banca Imi, BNP Paribas, Credit Agricole, Deutsche Bank e Goldman Sachs il mandato per il collocamento sindacato di un nuovo Btp a 30 anni, con scadenza il 1 settembre 2049.

In considerazione del buon andamento dei rendimenti a lunga scadenza e della riduzione dello spread a inizio anno, il Tesoro ha ritenuto opportuno approfittarne per allungare le scadenze del debito pubblico italiano. Non senza l’ausilio di specialisti. La transazione – si legge in un comunicato - sará infatti effettuata via sindacato da un pool di banche internazionali.

Tesoro incarica banche per emissione Btp a 30 anni

Il rendimento atteso - secondo gli analisti – non si discosterà tanto da quello offerto nell’ultima asta del Tesoro. Lo scorso 14 gennaio, il Mef aveva collocato in 13esima tranche il Btp 3,45% gennaio 2048 (Isin IT0005273013) al prezzo di 96,46 offrendo un rendimento del 3,68% lordo finale su un importo d1 1,25 miliardi di euro. Per gli esperti, la guidance non dovrebbe discostarsi più di tanto da questi valori, nonostante lo spread Btp/Bund sul tratto decennale si sia leggermente allargato in questi ultimi giorni. C’è fame di carta italiana – proseguono gli esperti – anche perché il Paese è uno dei pochi all’interno dell’eurozona ad offrire ancora rendimenti interessanti per titoli di stato “investment grade”.

Italia e Btp restano osservati speciali

I recenti movimenti dello spread «hanno dimostrato che l’Italia è percepita dai mercati, a torto o a ragione, come un’osservata speciale», spiegano gli analisti del Centro Studi di Moneyfarm, secondo cui l’Italia è diventata «per molti una delle prime geografie dalla quale ritirarsi in caso di un aumento dell’avversione al rischio sul mercato». Questa percezione, proseguono gli esperti, «mostra la via stretta su cui si muovono i conti pubblici italiani in caso di recessione severa, che comunque per adesso non vediamo alle porte».

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