Telecom Italia: martedì l’assemblea dei soci, ecco le posizioni dei fondi e le possibili reazioni del titolo in Borsa

L’Assemblea dei soci di martedì 24 aprile promette battaglia fra l’attuale socio di maggioranza Vivendi e il fronte dei fondi attivisti capitanati da Elliott. Money.it ha fatto il punto sulle posizioni assunte dai principali azionisti e le possibili ricadute sul titolo Tim in Borsa

Pochi giorni alla resa dei conti in casa Telecom Italia. Martedì 24 aprile i soci dell’ex monopolista italiano sono chiamati in Assemblea con all’ordine del giorno la nomina del nuovo Consiglio di amministrazione del gruppo. Dopo gli sviluppi burrascosi che hanno scompigliato la compagine societaria di Telecom Italia in questi ultimi mesi, appare inevitabile lo scontro fra l’attuale azionista di maggioranza Vivendi (23,94% del capitale) e la porzione di azionisti capitanati dal fondo americano Elliott (il fondo appartenente a Paul Singer possiede l’8,90% del capitale di Tim).

L’analisi dei due fronti e le posizioni di Cdp e Assogestioni

Vivendi nell’ultimo Cda (lo scorso 8 aprile) ha proposto una lista di candidati al consiglio di amministrazione che di fatto ricalca la composizione attuale del board: l’amministratore delegato Amos Genish, il presidente Arnaud de Puyfontaine e i consiglieri Franco Bernabè, Marella Moretti, Frédéric Crépin, Michele Valensise, Giuseppina Capaldo, Anna Jones, Camilla Antonini, e Stéphane Roussel.

La società transalpina guidata dal finanzierie bretone Vincent Bollorè ha tutto l’interesse a mantenere viva la propria partecipazione di maggioranza in Telecom Italia per poter portare avanti senza intoppi il piano di potenziamento dei contenuti multimediali nel Belpaese. In effetti le mosse di Vivendi sul capitale di Mediaset dei mesi scorsi vanno lette in questo senso, ovvero utilizzare la leva su Telecom Italia per finalizzare il progetto di creare un player europeo in grado di veicolare i contenuti multimediali in tutto il sud Europa.

Sul fronte opposto il fondo americano di Paul Singer propone una lista di sei candidati cui in seguito potrebbero aggiungersene altri. I nomi già noti ufficialmente sono Luigi Gubitosi, Dante Roscini, Fulvio Conti, Massimo Ferrari, Paola Giannotti e Rocco Sabelli. A questi potrebbero aggiungersi Alfredo Altavilla, attuale Chief operating officer per l’Emea di Fca, Paola Bonomo, consigliera indipendente nel board di Axa, Lucia Morselli, consigliere di Luxottica e Snam e Marina Brogi, consigliere indipendente di Salini e Luxottica.

Nelle intenzioni di Elliott questa lista dovrebbe soddisfare le intenzioni di voto dei fondi istituzionali esteri, che rappresentano in aggregato circa il 53% del capitale sociale di Tim. L’intenzione del fondo attivista è quella di valorizzare la rete di Telecom Italia attraverso lo scorporo in un’altra società.

Questo passo sarebbe fondamentale per poter ottenere la benedizione e il sostegno governativo. Elliott inoltre può contare sul favore di Assogestioni (l’associazione che riunisce i gestori italiani) che nei giorni scorsi non ha presentato nessuna lista di minoranza, sottendendo di fatto il proprio sostegno a Paul Singer.

Non è un caso nemmeno che la Cassa Depositi e Prestiti (Cdp) abbia apertamente preso le distanze dalle posizioni di Vivendi, intervenendo lo scorso 10 aprile sul mercato con l’acquisto di quote Tim per un valore del 4,26 per cento. La Cdp ha ribadito di essere un investitore a lungo termine e di voler “tutelare l’interessa strategico della rete”.

Il supporto dei fondi internazionali

L’interesse per la vicenda Telecom Italia ha attratto l’attenzione dei fondi comuni internazionali. In queste ultime due settimane molti investitori hanno preso posizione sul capitale di Telecom Italia. Al netto del fatto che le azioni acquistate in questi giorni non offrono il diritto di voto in assemblea (precisamente dopo il 13 aprile che è stato l’ultimo giorno utile per depositare il proprio pacchetto azionario per poter votare all’assemblea) però nei giorni fra il 13 e il 20 aprile i fondi hanno incrementato gli acquisti sul capitale di Telecom Italia.

A titolo di esempio, come si può osservare dall’immagine in pagina, i fondi di Invesco, UBS, Capfi Delen, Deutsche Bank, Allianz, State Street e altri hanno aumentato l’esposizione su Tim.

Se le cose dovessero rivelarsi così, l’eventuale affermazione del fronte capitanato da Elliott in Assemblea potrebbe fornire a Telecom Italia quel “nocciolo duro” nell’azionariato che è sempre mancato all’ex monopolista dopo la privatizzazione del 1997.

Come operare sul titolo in vista dell’Assemblea

Qualunque sia l’esito dei voti, l’Assemblea in calendario martedì promette di essere uno spartiacque per Telecom Italia anche dal punto di vista borsistico. Infatti il titolo si presenterà alla vigilia dell’Assemblea su livelli vicinissimi ai massimi relativi di inizio aprile, poco sopra 0,88 euro e ad un passo dalla coriacea barriera statica e psicologica a 0,90 euro. Quest’ultimo livello è stato abbandonato e mai più riconquistato dal 17 maggio 2017 e rappresenta un importante spartiacque per le evoluzioni grafiche del titolo Tim nel prossimo futuro.

Per ora si può dire che il 2018 ha espresso una significativa inversione di tendenza per il titolo, in particolar modo a fine febbraio quando il titolo ha rotto la rialzo la trendline discendente disegnata con i top decrescenti del 7 agosto 2017 e 8 gennaio 2018. Il gap rialzista lasciato aperto il 6 marzo scorso ha fornito al prezzo la spinta necessaria per rompere le resistenze statiche a 0,76 euro e poi a 0,80 euro.

Ora se l’esame dell’Assemblea dovesse risolversi con una netta predominanza di una posizione rispetto ad un’altra ecco allora che il titolo potrebbe spingersi oltre i 0,90 euro per poi giungere al target di 1 euro che gli analisti e le case d’affari indicano come fair value per le azioni di Telecom Italia. Secondo i dati Bloomberg aggiornati alla chiusura del mercato di venerdì 20 aprile la strada da fare per arrivare a questo target implica un upside potenziale delle quotazioni di 13,6 punti percentuali.

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