Chi aveva archiviato TIM come una delle grandi delusioni di Piazza Affari potrebbe doverci ripensare. Per anni è stata il simbolo delle promesse non mantenute: debito fuori controllo, scorpori, cambi di strategia continui, la vendita della rete al consorzio guidato da KKR. Un titolo che da investimento da cassettista si era trasformato in terreno per trader veloci.
Da qualche mese, però, il mercato racconta un’altra storia. Dalla fine del 2024 le azioni TIM hanno triplicato il loro valore in Borsa. E soprattutto torna il dividendo, dopo anni in cui sembrava un capitolo chiuso.
La società parla di 500 milioni di cedola nel 2027, buyback fino a 400 milioni e di una nuova fase dopo l’ingresso di Poste Italiane nel capitale. È davvero l’inizio di una normalizzazione o il mercato sta già prezzando una promessa che deve ancora passare dalla prova dei conti?
Dividendo TIM 2027 da 500 milioni, quanto rende davvero e cosa c’è dietro i numeri
TIM prevede di staccare nel 2027 un dividendo complessivo da circa 500 milioni sull’esercizio 2026, pari al 70% dell’equity free cash flow after lease, al netto del canone e dei dividendi alle minoranze di Tim Brasil. In parallelo è stato annunciato un buyback fino a 400 milioni e il raggruppamento azionario uno a dieci che verrà proposto in assemblea. Numeri da capogiro perché cambiano la percezione di qualsiasi titolo.
Per chi investe la questione è molto concreta. Quanto può valere quella promessa in termini di rendimento? Molto dipenderà dalla capitalizzazione che il mercato assegnerà al titolo nei prossimi due anni. Se il prezzo dovesse continuare a salire, il dividendo futuro verrebbe in parte scontato oggi e il rendimento percentuale si ridurrebbe. Se invece il titolo restasse indietro rispetto alle attese, la cedola del 2027 potrebbe portare a un’ulteriore rivalutazione.
C’è poi un aspetto meno evidente ma decisivo. Il dividendo annunciato non incorpora ancora un contributo significativo dalle sinergie con Poste nel 2026. I 100 milioni di ricavi attesi a regime dall’accordo per Poste Mobile e i circa 50 milioni di Ebitda aggiuntivo stimati dalle altre iniziative comuni entreranno gradualmente e con maggiore visibilità dal 2027 in avanti. Il primo dividendo della nuova fase si regge quindi sulla capacità del business di generare cassa in uno scenario ancora competitivo e regolamentato.
In altre parole, chi compra oggi non sta acquistando soltanto una cedola futura, ma una traiettoria di stabilizzazione finanziaria. Il mercato lo sa e infatti il titolo ha reagito con volatilità ai conti 2025, arrivando a perdere ieri oltre il 4% in apertura per poi chiudere in recupero. Segnale che la fiducia c’è, ma non è ancora incondizionata.
Grafico azioni TIM
Fonte Tradingview
Poste, piano industriale e Sparkle, la vera partita si gioca nei prossimi mesi
L’ingresso di Poste Italiane nel capitale ha rafforzato la governance e dato al gruppo una sponda industriale e istituzionale che in passato era mancata. Per l’amministratore delegato Pietro Labriola si tratta di un passo decisivo verso una società “normale”. La normalità, in Borsa, significa prevedibilità dei flussi di cassa e chiarezza strategica.
Il prossimo banco di prova sarà il Capital Market Day annunciato dopo l’estate. Lì verranno dettagliati il perimetro delle sinergie con Poste, l’evoluzione dell’accordo di condivisione della rete con Fastweb+Vodafone e l’esito della conversione delle azioni di risparmio. Sullo sfondo resta il closing di Sparkle, ancora in attesa dei via libera antitrust internazionali. Ogni tassello incide sulla struttura finanziaria e sulla capacità di sostenere la promessa del 2027.
Per i risparmiatori la questione è meno ideologica e più pratica. Inserire oggi TIM in portafoglio significa puntare su una fase di transizione in cui il mercato potrebbe continuare a rivalutare il titolo se i conti 2026 confermeranno la generazione di cassa attesa. Allo stesso tempo, eventuali ritardi nelle operazioni straordinarie o un contesto competitivo più duro potrebbero riportare volatilità.
TIM non è ancora tornata a essere un titolo da dividendo da mettere in portafoglio e dimenticare. Però sta provando a riavvicinarsi a quel ruolo. Il dividendo da 500 milioni annunciato per il 2027 è un messaggio chiaro al mercato e probabilmente il segnale più concreto degli ultimi anni. Adesso però contano i fatti.
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