Azioni TIM-Telecom Italia affondano a Piazza Affari con l’addio storico e quei premi. Gli effetti su Poste

Laura Naka Antonelli

22/12/2025

Azioni Telecom Italia affondano di più del 6% sul Ftse Mib a Piazza Affari. Cosa sta succedendo.

Azioni TIM-Telecom Italia affondano a Piazza Affari con l’addio storico e quei premi. Gli effetti su Poste

Azioni TIM-Telecom Italia in flessione fino a oltre il 6% sul Ftse Mib di Piazza Affari all’indomani del CDA straordinario che, riunitosi sotto la presidenza di Alberta Figari, ha deliberato a favore di un iter volto a semplificare la struttura del capitale, proponendo l’addio alle azioni di risparmio e la riduzione del capitale sociale.

La proposta sarà votata dagli azionisti della compagnia di tlc, con l’assemblea ordinaria e straordinaria convocate lo stesso giorno, ovvero il prossimo 28 gennaio 2026.

TIM, cosa ha deliberato il CDA. Azioni ordinarie -6% a Piazza Affari, azioni risparmio in rally +9%

Sarà quella la data in cui gli azionisti decideranno se dare o meno la loro benedizione al piano del CDA, che prevede non solo “ la conversione facoltativa e obbligatoria delle azioni di risparmio in azioni ordinarie ”, come si legge nel comunicato che è stato diramato da TIM nella serata di ieri, domenica 21 dicembre 2025, ma anche la “ riduzione volontaria del capitale sociale ” a 6 miliardi di euro.

Le azioni Telecom Italia si sono confermate oggi le peggiori del Ftse Mib di Piazza Affari, affondando fino a oltre il 6%, a dispetto della buona notizia arrivata sabato 20 dicembre, relativa alla sentenza della Corte di Cassazione, che ha confermato la restituzione del canone concessorio preteso per il 1998 dallo Stato, chiudendo così un contenzioso durato oltre 20 anni. Ora i titoli riducono le perdite a -1,5% circa.

Beneficiando delle ultime novità relative alla loro conversione e sostanzialmente al loro addio dalla quotazione a Piazza Affari, le azioni di risparmio di TIM segnano invece un forte boom in Borsa, balzando fino a +9% circa.

Ecco come avverrà la conversione facoltativa e obbligatoria delle azioni di risparmio TIM

Telecom Italia-TIM ha precisato che la conversione facoltativa e obbligatoria delle azioni di risparmio in azioni ordinarie avverrà nel modo seguente.

Nella prima fase, prenderà il via la conversione facoltativa, che consentirà a chi detiene azioni di risparmio di convertire i titoli in azioni ordinarie Telecom Italia S.p.A., sulla base di un rapporto di conversione pari a 1 azione ordinaria per ciascuna azione di risparmio detenuta, più un conguaglio in denaro pari a 0,12 euro per azione di risparmio, da parte del gruppo.

Successivamente, per le azioni di risparmio per cui tale facoltà non è stata esercitata, dunque per le azioni che saranno rimaste al termine del periodo stabilito per la conversione facoltativa, partirà la conversione obbligatoria.

In questo caso, agli azionisti possessori di azioni di risparmio che non abbiano aderito durante la fase di conversione facoltativa, spetterà 1 azione ordinaria Telecom Italia per ciascuna azione di risparmio, più un conguaglio in denaro pari a 0,04 euro per azione di risparmio.

Gli effetti della conversione anche sulla governance e in particolare sulla quota di Poste Italiane

La conversione avrà effetti inevitabili anche sulla partecipazione detenuta nel capitale dall’azionista di maggioranza Poste Italiane, tra l’altro salito di recente nel capitale di TIM.

Con una conversione pari a 1 azione ordinaria TIM per ogni azione di risparmio TIM, la partecipazione di Poste Italiane scenderà dall’attuale quota pari al 27,32% al 19-20% circa, tornando quindi al di sotto del livello richiesto per lanciare l’OPA obbligatoria, a cui l’azienda guidata dal CEO Matteo Del Fante aveva già detto di non essere interessata.

Nello spiegare il motivo per cui propone la fine delle azioni di risparmio, il CDA di Telecom Italia ha sottolineato che l’obiettivo è di razionalizzare la struttura del capitale della società e realizzare esigenze di semplificazione dell’assetto proprietario e, più in generale, della governance della società, così come di avviare la riduzione dei costi di gestione legati alla presenza di più azioni ammesse a quotazione, ovvero al momento le azioni ordinarie e le azioni di risparmio.

Il processo di conversione è stato ideato anche con l’obiettivo di incrementare la liquidità e ampliare il flottante delle azioni ordinarie di TIM.

Perché la riduzione del capitale sociale di Telecom Italia

Riguardo all’altra proposta del CDA, ovvero a quella relativa alla riduzione volontaria del capitale sociale a 6 miliardi di euro, Telecom Italia ha proposto agli azionisti di destinare, una volta che il capitale sarà ridotto, fino a 1/5 di esso a riserva legale, e il resto a una riserva disponibile di patrimonio netto.

TIM ha spiegato la proposta, ricordando che al momento il patrimonio netto è costituito per circa il 96% dal capitale sociale, senza presentare riserve disponibili e distribuibili e facendo notare che, sulla scia della cessione di FiberCop, avvenuta nel 2024, si è verificata “una significativa riduzione del capitale investito netto, dell’indebitamento finanziario e del patrimonio netto” dell’azienda, a cui non ha fatto fronte però “una corrispondente riduzione del capitale sociale, che è rimasto sostanzialmente invariato dal 2005 ”.

La riduzione del capitale appena proposta dal CDA, “allineerebbe maggiormente la composizione del patrimonio netto di TIM S.p.A. a quella dei benchmark di mercato ”, si legge ancora nella nota diramata da Telecom Italia al termine della riunione del CDA straordinario, mentre le riserve disponibili che si libereranno potranno essere impiegate dalla società a copertura del fabbisogno patrimoniale successivo alla conversione e anche ai fini del pagamento del conguaglio in denaro che Telecom Italia riconoscerà agli azionisti di risparmio, durante il processo di conversione.

La conversione di azioni risparmio in azioni ordinarie conviene? Ecco i premi e i commenti

Telecom Italia ha presentato a tal proposito i premi che gli azionisti riceveranno sulla scia della conversione facoltativa e poi obbligatoria in azioni ordinarie delle azioni di risparmio in loro possesso.

Si tratta di premi impliciti che il gruppo guidato dall’amministratore delegato Pietro Labriola ha calcolato rispetto al valore di chiusura delle azioni della seduta di venerdì scorso, 19 dicembre 2025, l’ultimo giorno di Borsa precedente alla riunione del CDA straordinario.

In evidenza anche i premi rispetto ai valori che le azioni hanno riportato nel mese precedente e nei 3 e 6 mesi precedenti alla suddetta data.

I premi porteranno TIM a pagare in tutto un massimo di 720 milioni di euro, di cui 500 milioni di dividendi arretrati.

Gli analisti di Equita hanno commentato a tal proposito gli effetti dell’operazione di conversione, rimarcando in una nota pubblicata oggi che “la proposta di conversione volontaria offre un premio dell’8,3%, rispetto al prezzo di chiusura di borsa di venerdì scorso” e aggiungendo che il premio offerto da TIM ai possessori delle azioni di risparmio che li convertano su base volontaria in azioni ordinarie è “ pari al 10,6%, 13,5% e 21,6% rispetto alla media di un mese, tre mesi e 6 mesi”.

La SIM ha fatto notare che chi dovesse corvertire le azioni di risparmio otterebbe un dividendo minimo di 2,75 centesimi di euro da pagare obbligatoriamente in caso di utile capiente per Tim SPA; il pagamento dei dividendi eventualmente non pagati nei due esercizi pregressi (5,5 centesimi di euro) e una maggiorazione di minimo 1,1 centesimi di euro rispetto agli azionisti ordinari nel caso in cui venga pagato un dividendo ai soci ordinari.

Equita ha dato la sua benedizione all’operazione di conversione di Telecom Italia, ricordando che si tratta di un processo che “semplifica la struttura di capitale del gruppo e migliora la liquidità complessiva e il peso negli indici del titolo ”.

Inoltre, grazie alla componente cash della conversione, alloca parte dei proventi del canone di concessione (circa 720mn guardando alla conversione volontaria) realizzando di fatto un buy-back sul capitale del gruppo rispetto a un’operazione tutta in carta”.

Non solo: “Per l’azionista ordinario, (la conversione) riduce il leakage di cassa e di utile legato al privilegio delle azioni di risparmio, migliorando quindi l’EPS 2026-27 del 11%/9% nelle nostre stime, sulla base della proposta formulata dalla società”.

Equita ha infine così concluso il commento dedicato alle ultime novità che riguardano TIM-Telecom Italia:

“In base alla proposta di conversione volontaria presentata, la partecipazione di Poste Italiane si diluirebbe al 19,6% del capitale votante dal 27,3% attuale (recentemente incrementato per effetto dell’acquisto del 2.5% da Vivendi), ritornando quindi sotto l’attuale soglia d’OPA del 25%. Gli altri azionisti ordinari deterrebbero il 52,2% del capitale di TIM e gli attuali azionisti di risparmio avrebbero il restante 28,2% del capitale di TIM. Incorporando le condizioni della conversione volontaria, l’impatto completo (100%) del rimborso del canone di concessione (precedentemente incorporato al 90%) e il mark-to-market di TIM Brazil (€ -0,03 di valore dall’ultimo aggiornamento), le valutazioni si sposterebbero a € 0,51 per azione per le ordinarie e € 0,63 per azione per le risparmio (da € 0,55 per azione e € 0,63 precedenti). Pensiamo però che i benefici della semplificazione del capitale possano giustificare un parziale rerating dei multipli valutativi non ancora riflessi in questo calcolo”.

Equita SIM ha una visione positiva sia per le azioni ordinarie TIM che per quelle risparmio. Per le ordinarie, il target price è pari a € 0,54, rispetto alla chiusura di venerdì scorso di 0,50 euro per azione, mentre per le risparmio è pari a € 0,63, rispetto alla chiusura di venerdì scorso pari a € 0,57.

Le condizioni per l’efficacia della conversione e il diritto di recesso

La conversione potrà tuttavia avvenire a certe condizioni.

Tra queste, ha sottolineato il gruppo nelle mani del CEO Pietro Labriola, quella che richiede che la deliberazione di riduzione di capitale venga approvata dall’assemblea generale degli azionisti della società e che non venga presentata opposizione da parte dei creditori di TIM entro il termine di 90 giorni dall’iscrizione della delibera di riduzione di capitale presso il competente registro delle imprese, oppure che, in caso di opposizione, intervenga l’autorizzazione del tribunale, entro il termine di sei mesi dall’iscrizione della delibera.

Soddisfatte queste condizioni, il processo di conversione delle azioni di risparmio avrà efficacia prima della eventuale distribuzione di dividendi da parte di Telecom Italia a valere sull’esercizio 2025, il che implica che le azioni di risparmio non beneficeranno per l’esercizio 2025 degli eventuali privilegi patrimoniali previsti nello Statuto.

Chi si opporrà al processo di conversione, ha spiegato ancora l’azienda, potrà avvalersi del diritto di recesso, ricevendo un valore di liquidazione delle azioni di risparmio determinato dal Consiglio di Amministrazione pari a 0,5117 euro per azione, in applicazione del criterio previsto dal Codice Civile (corrispondente alla media aritmetica dei prezzi di chiusura delle azioni di Risparmio nei 6 mesi precedenti la pubblicazione dell’avviso di convocazione dell’assemblea speciale, avvenuta nella giornata di ieri.

Sui modi e sui termini dell’esercizio del diritto di recesso, Telecom Italia darà informazione agli azionisti nei termini e secondo quanto stabilito dalla relativa normativa.

Tra l’altro, l’efficacia della conversione è subordinata anche alla condizione (rinunciabile da TIM) che l’esborso massimo che il gruppo corrisponderà per la liquidazione delle azioni di risparmio i cui possessori abbiano esercitato il diritto di recesso e che non siano acquistate dai soci o collocate a terzi non superi un valore pari complessivamente a 100.000.000,00 di euro.

Nella serata di ieri il CDA di Telecom Italia ha stabilito anche che, a seguito delle dimissioni del Consigliere indipendente Umberto Paolucci, che sono state rese note al mercato lo scorso 10 dicembre e che saranno effettive a partire dal prossimo 1° gennaio 2026, è stato cooptato Lorenzo Cavalaglio.

Sentenza Corte Cassazione su dossier canone, Telecom Italia incassa la vittoria

Intanto, nella data di sabato 20 dicembre 2025, è arrivata per TIM la buona notizia relativa alla decisione della Corte di Cassazione di confermare la restituzione del canone concessorio preteso per il 1998.

Così facendo, la Corte ha rigettato il ricorso presentato dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri, confermando in via definitiva la decisione della Corte d’Appello di Roma dell’aprile 2024, dopo i timori che nei mesi scorsi si erano presentati a Piazza Affari sullo slittamento della somma a favore della compagnia di tlc.

Si tratta di una somma pari al canone originario, di poco superiore a 500 milioni di euro, più la rivalutazione e gli interessi maturati, per un totale di poco superiore a 1 miliardo di euro.

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