Jamal Khashoggi, sulla morte del giornalista non si esclude crisi diplomatica

Sulla morte di Jamal Khashoggi troppe versioni contrastanti, Trump e i leader europei non credono alle autorità saudite

Jamal Khashoggi, sulla morte del giornalista non si esclude crisi diplomatica

L’ultima versione ufficiale dell’Arabia Saudita sulla morte del giornalista Jamal Khashoggi non convince. Né Donald Trump, né i leader europei credono alla storia dell’interrogatorio finito male. Secondo l’annuncio arrivato nelle scorse ore l’uomo sarebbe morto a seguito di un litigio, durante una colluttazione.

Questa vicenda potrebbe creare tensioni e scatenare una crisi diplomatica tra Arabia Saudita e Stati Uniti ed Europa.

Il corrispondente del Washington Post -lo ricordiamo- è stato ucciso a Istanbul il 2 ottobre scorso, il decesso è avvenuto all’interno del Consolato saudita in Turchia. Alcune fonti parlano di morte per soffocamento. Ancora poco si sa, invece, del corpo. Sarebbe stato fatto a pezzi e portato via, trasportato in un’auto con targa diplomatica.

Sul caso Jamal Khashoggi, Donald Trump e leader europei chiedono maggior chiarezza

L’Arabia Saudita dopo aver categoricamente smentito un proprio coinvolgimento nella morte del giornalista Jamal Khashoggi, nelle ultime ore ha cambiato versione parlando di lite finita nel sangue.

La spiegazione non ha convinto Francia e Germania che l’hanno etichettata come “inadeguata”, pretendendo maggiore trasparenza, mentre l’Unione Europea ha chiesto un’indagine più approfondita sull’intera vicenda, che mette in luce tutta la fragilità della libertà di stampa e di opinione. Stessa richiesta arriva dall’Onu. Lo stesso Donald Trump, che inizialmente aveva parlato di versione convincente, dal Nevada ha cinguettato:

“non sarò soddisfatto finché non troveremo la risposta, ma questo è un primo grande passo”.

Il presidente degli Stati Uniti, dopo le prime minacce, per il momento è conciliante e ha escluso sanzioni economiche. La verità offerta dal re Salman, gli arresti di 18 persone e la rimozione dall’incarico del generale Ahmed Al Asiri, vice capo dell’intelligence di Riad, e del fedelissimo del principe Mohammed, Saud al-Qahtani, sembrano la panacea per evitare una crisi diplomatica.

Trump vuole credere ai funzionari sauditi. Il principe ereditario, come hanno più volte ribadito, non era a conoscenza dell’operazione che ha provocato la morte di Khashoggi.

Nessun ordine di uccidere o di sequestrare il giornalista dissidente, dunque. Una verità forse comoda che potrebbe garantire stabilità agli accordi commerciali, instaurati tra oriente e occidente, senza provocare fratture o crisi diplomatiche. Eventuali tensioni potrebbero avere ripercussioni sui mercati di tutto il mondo.

Tra gli interessi economici la vendita di armi

Troppi sono gli interessi economici che legano Stati Uniti, Europa e Arabia Saudita: oltre al petrolio c’è anche la vendita di armi. La Germania, ad esempio, ha già fatto sapere che finché non emergerà tutta la verità, non sarà presa alcuna decisione sull’esportazione di armi.

Il presidente Trump, che ha annunciato che lavorerà con il Congresso sulla questione, ha fatto intendere, e neanche tanto velatamente, che preferirebbe non danneggiare le aziende e i posti di lavoro statunitensi, tagliando miliardi di dollari nella vendita di armi all’Arabia Saudita.

La vendita di armi al regno di Salman, secondo i dati diffusi dallo stesso Trump, frutta agli Stati Uniti 110 miliardi di dollari.

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