Startup ed equity crowdfunding: 5 errori da non fare per avere successo

Ecco i 5 errori comuni che una startup deve evitare per una campagna di equity crowdfunding che funzioni (parola di CrowdFundMe).

Startup ed equity crowdfunding: 5 errori da non fare per avere successo

L’equity crowdfunding può essere un ottimo modo per le startup per aumentare capitali e numero di investitori nel loro percorso di crescita.

Grazie alla regolamentazione del mercato e all’esistenza di numerose piattaforme di equity crowdfunding in Italia, raccogliere finanziamenti e investire in asset alternativi sono diventate procedure più semplici e vantaggiose rispetto al passato. Pensiamo che nel 2018 il settore dell’equity crowdfunding è stato protagonista di un vero e proprio boom, e l’anno in corso conferma un trend positivo.

Alla vivacità del mercato non corrisponde, però, il tasso di crescita delle singole realtà imprenditoriali e di scaleup. Tommaso Baldissera Pacchetti, fondatore e Ceo di CrowdFundMe, primo portale di equity crowdfunding a quotarsi in Borsa, spiega che il basso tasso di successo delle campagne è dovuto a errori strategici che si accompagnano alla difficoltà di accedere ai finanziamenti. “Una campagna di crowdfunding è tutto fuorché semplice, richiede un grande lavoro ed è importante arrivare preparati”. Se pensi che la tua startup sia pronta per avviare una campagna di equity crowdfunding, fai attenzione a non commettere questi 5 errori comuni che possono rovinare tutti gli sforzi.

Per aiutarti a capire come far funzionare la campagna di crowdinvesting e raggiungere l’obiettivo finanziario, ecco i passi falsi che devi evitare assolutamente e i consigli forniti da CrowdFundMe.

1) Comunicare male il focus

Comunicare la propria idea e convincere i potenziali investitori a finanziarla non è semplice. Il fondatore della startup potrebbe cadere nella trappola di descrizioni troppo articolate e ricche di tecnicismi, che invece di attirare rischiano di confondere e disincentivare gli investitori neofiti. È importante, invece, che l’investitore capisca le buone potenzialità del progetto e la sua redditività in soli 3 minuti grazie a pitch e schede tecniche brevi, sintetici ed efficaci allo stesso tempo.

2) Concentrarsi solo sui numeri

Soprattutto nel caso di startup molto giovani, queste non possono affidarsi ai dati contabili,come il fatturato, per convincere gli investitori della bontà del progetto. Per questo motivo, nel comunicare la propria credibilità e affidabilità, dovranno valorizzare altri elementi, come ad esempio la tecnologia altamente avanzata che utilizza, i nomi degli investitori professionali che hanno già investito nel progetto, la scalabilità del business o eventuali partnership con brand internazionali.

3) Avere paura della selezione

Non tutte le società intenzionate ad avviare un round di equity crowdfunding alla fine vengono ospitate sulle piattaforme. CrowdFundMe, ad esempio, ne seleziona solo 6 su 100. Questo modello altamente rigido può scoraggiare un imprenditore, ma non deve essere così, e il motivo è presto detto. Secondo quanto rilevato dall’Osservatorio Crowdinvesting del PoliMi sull’andamento delle campagne di equity crowdfunding in Italia, l’apprezzamento teorico del valore dei titoli sottoscritti dagli investitori segna un valore pari a 110 (solo su CrowdFundMe il valore dell’indice è 134): questo dato, tradotto, indica che il portafoglio medio si è rivalutato del 10%. Essere accettati e supportati da una piattaforma di equity crowdfunding selettiva apre, molto spesso, alla possibilità di raccogliere fondi maggiori.

4) Dimenticare l’importanza della pubblicità

Una campagna di equity crowdfunding è sì un’occasione per raccogliere fondi, ma anche un’ottimo modo per farsi pubblicità e farci conoscere al grande pubblico grazie al battage mediatico che la accompagna. Si consiglia, dunque, di arrivare preparati ai rapporti con la stampa, muniti di media kit, informazioni, foto e tutto il materiale utile su fondatori, storia, nascita della business idea ecc.

5) Puntare a un obiettivo finanziario smoderato

In ultimo ma non per importanza, non bisogna prefiggersi un gol finanziario fuori misura. Nel momento in cui si progetta una campagna, è bene commisurarla allo stadio di sviluppo della società e capire se, una volta validato il modello di business, potrà avviare un secondo round. Non bisogna avere fretta, quindi, perché saranno i risultati positivi ottenuti con la prima campagna e il feedback del mercato a dimostrare il potenziale della startup.

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