Spread, debito e titoli di Stato: cosa sono? Che relazione c’è tra loro?

Federica Agostini

27 Settembre 2012 - 14:09

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Spread, debito e titoli di Stato: cosa sono? Che relazione c'è tra loro?

Titoli di stato, tassi di interesse, spread e meccanismo anti spread sono i nodi cruciali degli argomenti attorno alla crisi, ne sentiamo continuamente parlare, ma cosa sono i titoli di Stato e da cosa dipende il loro valore? E poi, qual è la relazione tra titoli di Stato, debito e spread? In tutto questo, qual è il ruolo della Banca Centrale Europea? Cerchiamo di fare un po’ di chiarezza.

Titoli di stato ovvero, vendere il proprio debito

I titoli di Stato sono delle obbligazioni, emesse periodicamente e per conto dello Stato, dal Ministero dell’Economia e delle Finanze. Lo scopo dei titoli è quello di finanziare il debito pubblico di fatto, vendendolo agli investitori. Questo prestito che gli investitori fanno allo Stato è ufficializzato dai titoli ovvero, dei certificati che ufficializzano l’ammontare ricevuto dall’investitore, la data di maturazione e il tasso di interesse: quando l’investitore potrà recuperare il proprio investimento e il tasso di interesse che questo avrà maturato per tale data.

Lo Stato Italiano mette sul mercato diverse tipologie di titoli, generalmente suddivisi in Buoni ordinari del tesoro (Bot), Certificati di credito (Cct) e Buoni del Tesoro poliennali (Btp). Questi ultimi, di cui sentiamo spesso parlare, sono quelli con maturazione a 3, 5, 10, 15 e 30 anni.

I «protagonisti» della scena sui media e la stampa sono quasi sempre i Btp a maturazione decennale, perché sono questi ad essere presi come riferimento per il calcolo dello spread.

Cos’è il debito pubblico?

Si parla di debito pubblico quando le strutture dello Stato (che siano governi, regioni, province o comuni) spendono più di quanto incassano con tasse, imposte etc. In breve, quando si parla di «deficit» si intende lo scarto accumulato nel corso di un anno, mentre la somma dei deficit restituisce l’intero ammontare del debito pubblico.

Se uno stato può stampare moneta, allora può tentare di finanziare autonomamente il proprio debito, emettendo nuova moneta (strumento che fa aumentare l’inflazione: più moneta + stessa produzione = aumento dei prezzi). Nel sistema economico dell’Eurozona, la Banca Centrale Europea (nel cui mandato non rientra il compito di soccorrere i paesi debitori) consente agli Stati il dilazionamento dei pagamenti attraverso alcuni strumenti quali, appunto, i titoli di Stato.

Spread e tassi di interesse: qual è la relazione?

Lo spread, tecnicamente credit spread, indica il differenziale di rendimento tra un’obbligazione ed un’altra presa come riferimento e definita in inglese benchmark.
Nel nostro caso, lo spread misura il differenziale tra i titoli decennali di uno Stato e quelli di tedeschi, i «Bundesanleihen» (o più semplicemente Bund). Questo avviene perché la Germania, ormai è noto a tutti, è considerata l’economia forte e motrice dell’Eurozona.

Lo spread si calcola in punti base rispetto ai rendimenti dei titoli. Ad esempio, supponiamo che i Btp decennali abbiano un rendimento del 5%, mentre i bund tedeschi del 2%. Il differenziale sarà di 3 punti percentuali ovvero, 300 punti base (in realtà l’asta di oggi ha segnato un rendimento per i Btp al 5.24% e lo spread a 377 punti base).

A cosa serve lo spread e perché se ne parla tanto?

In questo contesto, lo spread funziona da indicatore sia sullo stato di salute finanziaria di un Paese, sia sulla fiducia degli investitori che acquistano obbligazioni.

Semplificando un po’ potremmo dire: se sul fronte economico (presente e, soprattutto futuro) uno stato procede incerto, allora gli investitori saranno meno propensi ad acquistarne il debito (e se il paese fallisse?) e, per essere incoraggiati a farlo, vorranno tassi di rendimento maggiori (maggiore il rischio dell’investimento, maggiore il guadagno).

Ma i tassi di rendimento non possono superare una certa soglia senza diventare «insostenibili» per i paesi debitori (in Europa questa soglia è stata definita al 7%) che dovranno, alla scadenza dei titoli, rimborsare gli investitori.

BCE e meccanismo anti spread: a cosa serve?

E’ per questo che la Banca Centrale Europea, il cui mandato prevede il mantenimento dell’inflazione attorno al 2%, per arginare gli effetti catastrofici della crisi non è intervenuta stampando moneta, ma proponendo un piano di acquisti (definito Outright Monetary Transaction) sul mercato dei titoli di Stato con maturazione a breve termine, per evitare che i lunghi periodi di maturazione potessero far «dimenticare» agli Stati i propri obblighi.

In altre parole, la BCE si offre come «investitore certo» sul mercato delle obbligazioni al fine di favorire la ripresa economica dei paesi interessati senza che questi vengano «schiacciati» dalla richiesta di rendimenti maggiori e a patto che sottoscrivano una serie di misure economiche e finanziarie condizionali all’aiuto.

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