Il sostegno delle Banche centrali è già nei prezzi: possibili altre correzioni

La posizione della Fed al momento è neutrale senza uno specifico orientamento: le previsioni su un taglio di 25 punti base che i mercati hanno prezzato entro la fine del 2019 è puramente una scommessa

Il sostegno delle Banche centrali è già nei prezzi: possibili altre correzioni

A giugno le Banche centrali tentano di alleviare i timori nati fra fine aprile e maggio sull’onda della guerra commerciale Usa-Cina e alcune criticità geolocalizzate come Brexit e instabilità in Italia.

Anche i dati macro hanno confermato la tendenza al rallentamento dell’economia globale. I recenti dati di PMI e IFO hanno leggermente affievolito le speranze degli investitori riguardo ad una possibile ripresa di Cina ed Europa nel prossimo semestre dell’anno e, anzi, hanno rinfocolato le previsioni su uno specifico orientamento accomodante da parte di chi stampa moneta.

Fed: sostegno (il)limitato?

«Tuttavia il sostegno della FED non è illimitato. La sua posizione al momento è neutrale senza uno specifico orientamento, per cui il taglio di 25 punti base che i mercati hanno prezzato entro la fine del 2019, è puramente una scommessa per gli investitori», ha spiegato Benjamin Melman, CIO Asset Allocation and Sovereign Debt of Edmond de Rothschild Asset Management.

Per l’asset manager la retorica protezionista degli Stati Uniti probabilmente sopravviverà fino alle prossime presidenziali americane, «dato che Donald Trump si ritiene il vincitore del voto», ha detto Melman. Per quanto riguarda la Cina – prosegue il gestore -, anche i Democratici hanno finito per abbracciare la strategia commerciale di Donald Trump:

«Una volta firmato un accordo, per quanto minimo, con la Cina, la successiva tregua lascerà a Trump la possibilità di concentrarsi sul settore dell’auto e sull’Europa. Occorre avere presente la già significativa portata delle importazioni di auto degli Stati Uniti e che, nel caso in cui l’accordo NAFTA 2.0 dovesse essere approvato, le case automobilistiche statunitensi perderebbero ancora in competitività a causa dei maggiori costi di produzione».

Le strategie di portafoglio

In questo contesto sfidante quali strategie di portafoglio adottare? Meglio ridurre la minimo i rischi o approfittare della correzione per riposizionarsi in chiave tattica?

«Allo stato attuale, il nostro posizionamento di portafoglio è ancora relativamente prudente. Inoltre, a seguito dell’aumento della pressione politica su tematiche quali il commercio internazionale, Brexit e l’Iran, abbiamo leggermente aumentato l’esposizione al dollaro», commenta il manager di Edmond de Rothschild AM.

Secondo il punto di vista della casa di gestione vi è il rischio che il sostegno della Fed ai mercati sia già completamente scontato nei prezzi e solo una correzione del mercato più marcata potrebbe aprire le porte ad un intervento più forte. Inoltre la view di base di EdR le valutazioni di mercato non sono eccessive, ma non ci sembrano neanche particolarmente interessanti, soprattutto perché ci troviamo nella fase di maturità del ciclo.

Così conclude Melman: «Qualsiasi flessione registrata nelle asset class di rischio, come la contrazione cui abbiamo assistito durante lo scorso maggio, è sempre un invito a rivedere la situazione per ridurre il rischio. Per questo in questa fase preferiamo adottare una certa dose di prudenza».

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