Sfiducia a Bonafede: c’è un piano per far cadere il governo? L’allarme del PD

Alessandro Cipolla

18/05/2020

06/07/2021 - 16:00

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Mercoledì 20 maggio si voterà la sfiducia al ministro Alfonso Bonfade: per Orlando del PD ci sarebbe una sorta di trama per far cadere il governo, con i renziani di Italia Viva che saranno decisivi al Senato.

Nelle prossime settimane vivremo una serie di attacchi al governo finalizzati alla sua caduta, ispirati anche da centri economici e dell’informazione, non tanto per correggere come è lecito l’attività di governo ma per rivedere il patto di governo e a riorganizzare la maggioranza”.

Non sono passate di certo inosservate queste parole pronunciate da Andrea Orlando, ex ministro della Giustizia e uno dei big del Partito Democratico solitamente non molto avvezzo a questi toni così diretti.

Nel Paese sarebbe dunque in atto una sorta di trama per mandare a casa il premier Giuseppe Conte, che vedrebbe la partecipazione non solo dei partiti ma anche di gruppi economici che controllano TV, giornali e altri mezzi di informazione.

Per Andrea Orlando il governo a breve potrebbe di conseguenza finire sotto attacco, con la data da segnare col circoletto rosso che è quella di mercoledì 20 maggio, giorno in cui al Senato si voteranno le due mozioni di sfiducia presentate nei confronti del ministro Alfonso Bonafede.

Le mozioni di sfiducia a Bonafede

Lo scorso 7 maggio, con un annuncio fatto da Matteo Salvini, il centrodestra compatto ha reso noto di aver presentato una mozione di sfiducia nei confronti di Alfonso Bonafede, il ministro della Giustizia targato Movimento 5 Stelle.

Due i capi di accusa rivolti al Guardasigilli: la scarcerazione dei numerosi boss mafiosi che hanno approfittato dell’emergenza coronavirus per finire ai domiciliari e la polemica, nata in diretta televisiva, con il pm Nino Di Matteo in merito alla sua mancata nomina alla guida del Dap.

A questa mozione di sfiducia del centrodestra adesso se ne è aggiunta anche un’altra di ispirazione garantista, presentata da Emma Bonino a nome di +Europa trovando poi l’appoggio di Matteo Richetti, passato dal PD ad Azione di Carlo Calenda, oltre ad altri senatori centristi.

La resa dei conti ci sarà mercoledì 20 maggio al Senato, quando si voteranno le due mozioni di sfiducia presentate nei confronti di Alfonso Bonafede: numeri alla mano, saranno decisivi i 17 senatori di Italia Viva.

Il governo rischia?

Alcuni giorni fa Matteo Renzi nella sua consueta Enews aveva mandato un chiaro messaggio a Giuseppe Conte: “Italia Viva ha incontrato il premier e gli ha consegnato il nostro messaggio per il futuro. Nelle prossime ore, capiremo dal Presidente del Consiglio se, sui punti che abbiamo posto, possiamo camminare insieme”.

Serve un chiarimento politico in generale sui nostri temi, a partire da quelli economici, e specifico sui temi della giustizia” ha rincarato poi il renziano Ettore Rosato. In sostanza, Italia Viva ancora è indecisa se votare o meno la sfiducia ad Alfonso Bonafede.

Se Renzi ha intenzione di mandare a casa Conte l’occasione è senza dubbio ghiotta: al Senato i 17 senatori di Italia Viva possono essere decisivi, soprattutto se appoggeranno la mozione garantista di +Europa.

Una scelta che però potrebbe essere molto pericolosa per l’ex premier. Se cade il governo, il Partito Democratico ha fatto intendere che l’unica soluzione sarebbe quella del voto, una ipotesi da incubo per Renzi che nei sondaggi viene dato sotto la soglia di sbarramento.

Di conseguenza o Italia Viva ha già in tasca un piano per formare una maggioranza alternativa, magari per una sorta di governo di unità nazionale al quale ha aperto anche Giorgetti della Lega, oppure queste dichiarazioni ambigue sulla sorte dei giallorossi sono soltanto una bluff.

In questo scenario le parole di Andrea Orlando assumono dei contorni inquietanti: veramente ci sarebbe una sorta di cospirazione che vedrebbe coinvolti settori della politica, dell’informazione e dell’economia, tesa a rovesciare l’attuale maggioranza e formare un nuovo governo?

Per avere una risposta a questo interrogativo non resta che aspettare il 20 maggio, quando al Senato il voto sulla sfiducia a Bonafede potrà essere il teatro di un clamoroso “ribaltone”, il tutto mentre il Paese è ancora nel pieno di una crisi sanitaria ed economica senza precedenti.

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