Segreto bancario, addio ufficiale: conti e saldi saranno pubblici dal 21 agosto

Flavia Provenzani

24 Luglio 2017 - 17:41

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Arriva la fine del segreto bancario nel 2017, come promesso dall’Ocse. Dal 21 agosto banche e intermediari riferiscono tutte le informazioni sensibili alle autorità fiscali statali dei Paesi aderenti alla CRS (tra cui l’Italia).

Addio al segreto bancario, e questa volta si fa sul serio. Come promesso nel non lontano 2014, i risparmiatori italiani insieme agli utenti di numerose nazionalità da agosto 2017 non potranno più contare sulla riservatezza offerta da banche e intermediari finanziari all’estero, né tantomeno sui muri che ostacolavano la comunicazione tra le autorità fiscali nazionali.

A partire dal 21 agosto 2017 tutte le informazioni riguardanti saldo, tipologie di entrate, tassi e rendite saranno comunicate dall’intermediario/banca all’Agenzia delle Entrate (o all’ente fiscale del Paese in cui ha sede la banca) e, successivamente, i dati saranno smistati ad ogni autorità fiscale competente a seconda del Paese di riferimento della banca e del cliente.

La globalizzazione fiscale sta accelerando la sua corsa, i risparmiatori italiani ma anche europei e mondiali non avranno più diritto al noto segreto bancario. Tutte le informazioni finanziarie riguardanti i cittadini, tra poco, saranno sotto la sovranità di ciascun Paese.

Addio la segreto bancario

È realtà: le autorità fiscali di diversi Paesi ora si scambiano informazioni.
Dal 21 agosto 2017 le banche e gli intermediari con sede nei 54 Paesi early adopter della CRS sono chiamati a comunicare alle proprie autorità fiscali (in Italia è l’Agenzia delle Entrate) dati, informazioni sensibili su conti e saldi dei propri clienti con residenza all’estero.
A settembre, secondo quanto previsto dalla normativa, le stesse informazioni verranno riferite alle autorità fiscali dei Paesi di provenienza dei clienti.

Si è verificato un cambiamento radicale nell’approccio alla condivisione delle informazioni tra le autorità fiscali negli ultimi anni e l’attenzione, neanche a dirlo, si è concentrata sui Paesi considerati paradisi fiscali e ai contribuenti che evitano di pagare le tasse scappando dalla propria giurisdizione e depositando il capitale offshore.

Il Common Reporting Standard (CRS), sviluppato dall’OCSE, permette che le informazioni bancarie e altre informazioni finanziarie vengano automaticamente condivise tra i 101 Paesi che vi hanno aderito.
Le società di servizi finanziari, incluse le società assicurative, le imprese di previdenza e le case di investimento, sono essenzialmente obbligate a comunicare le informazioni relative ai conti dei non residenti alle relative autorità fiscali locali, che a loro volta passano le stesse informazioni alle autorità fiscali di riferimento dei propri investitori/risparmiatori.

Le informazioni condivise sono personali, sensibili, dettagliate e una potenziale bomba ad orologeria che mette fine per sempre a quello che per decenni è stato noto come segreto bancario.

Nominativo, indirizzo di residenza, numero del conto, nonché l’importo dei redditi percepiti tramite interessi lordi, dividendi o vendite di investimenti e il saldo del conto stesso. Verrà anche comunicato se un conto viene chiuso durante l’anno e, in caso affermativo, quando.
Ricordiamo che il regolamento CRS si applica ai conti aperti a partire dal 1° gennaio 2016.

I Paesi coinvolti nell’addio al segreto bancario

Quali Paesi comunicano l’uno con l’altro? Quest’anno, un gruppo di 54 «early adopters» si sta scambiando informazioni relative ai conti del 2016.

Eccone la lista completa:
Anguilla, Argentina, Barbados, Belgio, Bermuda, Isole Vergini Britanniche, Bulgaria, Isole Cayman, Colombia, Croazia, Curaçao, Cipro, Repubblica Ceca, Danimarca, Estonia, Isole Faroe, Finlandia, Francia, Germania, Gibilterra, Grecia, Groenlandia, Guernsey, Ungheria, Islanda, India, Irlanda, Isola di Man, Italia, Jersey, Corea, Lituania, Liechtenstein, Lettonia, Lussemburgo, Malta, Messico, Montserrat, Paesi Bassi, Niue, Norvegia, Polonia, Portogallo, Romania, San Marino, Seychelles, Repubblica slovacca, Slovenia, Sudafrica, Spagna, Svezia, Trinidad e Tobago, Isole Turks e Caicos e Regno Unito.

47 Paesi inizieranno a fare altrettanto dal prossimo anno:
Albania, Andorra, Antigua e Barbuda, Aruba, Australia, Austria, Bahamas, Bahrein, Belize, Brasile, Brunei Darussalam, Canada, Cile, Cina, Isole Cook, Costa Rica, Dominica, Ghana, Grenada, Hong Kong, Indonesia, Israele, Giappone, Kuwait, Libano, Isole Marshall, Macao, Malesia, Mauritius, Monaco, Nauru, Nuova Zelanda, Panama, Qatar, Russia, Saint Kitts e Nevis, Samoa, Saint Lucia Vincent e Grenadine, Arabia Saudita, Singapore, Sint Maarten, Svizzera, Turchia, Emirati Arabi Uniti, Uruguay e Vanuatu.

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