Scuola, «Rischio isolamento per tutti»: l’allarme dei pediatri

Al sorgere di semplici sintomi influenzali il pediatra sarà costretto a chiedere tampone e isolamento per tutta la classe. Il sindacato dei medici chiede chiarimenti al Ministero

Scuola, «Rischio isolamento per tutti»: l'allarme dei pediatri

Le linee guida del Governo ancora non convincono il mondo della scuola e di ciò che gli gravita attorno. Stavolta l’allarme arriva dai pediatri, che a causa delle “norme confuse e contraddittorie” saranno costretti a chiedere “il tampone per tutti”, con conseguente rischio di isolamento per intere classi.

Scuola, pediatri al Governo: “Norme contraddittorie”

Non appaiono convincenti, al mondo degli addetti ai lavori, né le linee guida del Ministero dell’Istruzione, né probabilmente quelle del Ministero dei Trasporti, che nelle ultime ore ha confermato la capienza massima per gli scuolabus se la durata del tragitto non supera i 15 minuti.

Norme confuse e contraddittorie, che di fatto obbligano i pediatri a isolare tutti non appena si presentino sintomi compatibili con la COVID-19, chiedendo il tampone per tutti”. Questa sarà, secondo il segretario del Sindacato nazionale medici pediatri di famiglia (Simpef) Rinaldo Missaglia, la situazione del prossimo autunno.

Il problema, in particolare, sorgerà all’arrivo dell’influenza stagionale dai sintomi simili a quelli di COVID-19. A quel punto un pediatra non potrà capire, senza gli adeguati strumenti diagnostici, se si tratta di normale influenza o coronavirus.

Con adeguati strumenti, ribadisce Missaglia, la situazione “potrebbe essere più gestibile”.

C’è molta preoccupazione, perché le norme sanitarie e medico-legali sono contraddittorie. A tal fine abbiamo chiesto un chiarimento al Ministero della Salute”, precisa il segretario del Simpef all’agenzia di stampa Ansa.

Ritorno a scuola, rischio isolamento per tutti

La contraddizione più importante, spiega Missaglia, è quella del probabile ritorno del certificato medico dopo i tre giorni di assenza per malattia. Nel caso in cui l’assenza sia inferiore a tre giorni, infatti, il genitore può far riammettere il bambino con una sorta di autocertificazione in cui dichiara che non ci sono stati contatti con persone positive al virus.

Se l’assenza è superiore a tre giorni, invece, è il pediatra “a dover certificare la riammissione, e che nei 3 giorni passati non c’è stata malattia. Tutto questo senza poter visitare di persona il bambino, ma solo sentendo per telefono i genitori”, spiega il Simpef.

Per non rischiare che un bambino positivo torni a scuola, i pediatri saranno “costretti a richiedere all’Ats il tampone e disporre l’isolamento per tutti”.

Sarebbe diverso con “degli strumenti per la diagnosi, come i test salivari che si stanno usando ora negli aeroporti”.

Quando saranno più diffuse febbre e influenza da ottobre in poi, un test del genere ci permetterebbe di fare uno screening importante”, conclude Missaglia.

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2 commenti

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REALCREATIVE • 4 settimane fa

Aaaaaaaah be allora!!! se hanno chiesto al ministro della salute, siamo apposto..siamo in una botte di ferro! puahahahahahaaaaaa

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REALCREATIVE • 4 settimane fa

Aaaaaaaah be allora!!! se hanno chiesto al ministro della salute, siamo apposto..siamo in una botte di ferro! puahahahahahaaaaaa

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