Rosatellum: come funziona l’attuale legge elettorale in vigore

Alessandro Cipolla

28/04/2022

28/04/2022 - 15:57

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Come funziona il Rosatellum, l’attuale legge elettorale in vigore in Italia che ha fatto il suo esordio alle ultime elezioni politiche del 4 marzo 2018.

Rosatellum: come funziona l'attuale legge elettorale in vigore

Come funziona il Rosatellum, l’attuale legge elettorale in vigore in Italia? Una domanda questa sempre più di attualità visto l’avvicinarsi delle prossime elezioni politiche che, salvo improvvise crisi di governo, si terranno tra marzo e aprile 2023.

Dopo un lungo braccio di ferro tra i partiti chiamati a dover superare il Porcellum, la precedente legge elettorale che è stata però giudicata incostituzionale dalla Consulta, il Rosatellum ha fatto il suo esordio alle elezioni politiche del 2018.

L’attuale sistema di voto però non ha pienamente convinto, tanto che in Italia da tempo si parla di una nuova riforma elettorale con un ritorno al proporzionale: in Parlamento a riguardo da tempo è approdato il Brescellum, che però da quando è caduto il secondo governo Conte è rimasto chiuso nel proverbiale cassetto.

Vediamo allora come funziona il Rosatellum, la legge elettorale in vigore in Italia che di recente è stata modificata per recepire i dettami del taglio dei parlamentari voluto dai cittadini attraverso il referendum del 2020.

Legge elettorale: come funziona il Rosatellum

Il Rosatellum è una legge elettorale che prevede il 61% dei parlamentari eletti con il sistema proporzionale e il 37% con quello maggioritario attraverso dei collegi uninominali. Il restante 2% poi è riservato al voto delle circoscrizioni estero.

A seguito della netta vittoria del Sì al referendum sul taglio dei parlamentari, così è cambiato il numero dei parlamentari eletti.

Camera:

  • maggioritario da 232 a 147 deputati
  • proporzionale da 386 a 245 deputati.

Senato:

  • maggioritario da 116 a 74 senatori
  • proporzionale da 193 a 122 senatori.

Estero:

  • Camera da 12 a 8 deputati
  • Senato da 6 a 4 senatori.

Nella parte maggioritaria l’Italia viene suddivisa in diversi collegi uninominali sia per la Camera sia per il Senato: il candidato in corsa che risulterà essere il più votato, verrà automaticamente eletto in Parlamento.

Nella parte proporzionale, ogni listino può essere formato da un minimo di due fino a un massimo di quattro nomi, dove vige la quota di genere con nessun sesso che può superare il 60% dei candidati presentati.

La soglia di sbarramento è del 3% per quanto riguarda le singole liste e del 10% per le coalizioni, che di fatto sono state rintrodotte senza la presenza del voto disgiunto: la preferenza espressa a un partito varrà per il proporzionale e andrà direttamente al candidato nel collegio, i voti poi espressi solo al candidato saranno ripartiti in maniera proporzionale tra i vari partiti che appoggiano quel candidato.

Ecco un fac-simile della scheda elettorale che gli italiani hanno ricevuto il 4 marzo.

All’interno delle coalizioni, le liste che non raggiungeranno l’1% dei voti non saranno conteggiate nel computo totale. Allo stesso tempo, una lista posizionata tra l’1% e il 3% non eleggerà parlamentari ma i propri voti, invece di essere persi, verranno ripartiti in maniera proporzionale tra le liste della sua coalizione che hanno superato invece la soglia di sbarramento.

Grazie a ben otto voti di fiducia tra Camera e Senato, la legge elettorale alla fine il 26 ottobre 2017 ha ottenuto il definitivo via libera da parte del Parlamento sostenuta da una maggioranza trasversale formata da Partito democratico, Forza Italia, Lega Nord, Alternativa popolare e Ala.

I pro e i contro del Rosatellum

Inizialmente Matteo Renzi era più propenso alla prima stesura del Rosatellum, dove c’era una perfetta suddivisione a metà per quanto riguarda la parte proporzionale e quella maggioritaria.

Per cercare di ottenere anche il supporto di Silvio Berlusconi, ecco che il Partito democratico ha pensato a un 64% proporzionale e 36% maggioritario. Una proposta questa che alla fine ha convinto Forza Italia.

Berlusconi infatti con una cospicua fetta di maggioritario temeva di essere troppo subordinato alla Lega Nord, con cui ha dovuto trattare soprattutto al settentrione per la scelta dei candidati nei vari collegi.

Non è un caso infatti che Matteo Salvini fosse entusiasta del Rosatellum-bis, che ha consentito al Carroccio di portare in Parlamento un numero importante di deputati e senatori grazie all’ottimo risultato elettorale.

Contrari erano invece il Movimento 5 stelle che temeva di essere svantaggiato dalla parte maggioritaria. Alla fine però i risultati hanno visto prevalere i pentastellati in molti collegi uninominali, facendo bottino pieno soprattutto al Sud e al Centro.

Altre forze politiche contrarie a questo sistema di voto sono stati Fratelli d’Italia e la sinistra, che alle urne ha corso unita sotto le spoglie di Liberi e uguali rischiando di non superare la soglia di sbarramento.

Alla fine però il timore maggiore riguardo al Rosatellum si è puntualmente verificato: dalle urne non è uscito fuori nessun vincitore tanto che in questa legislatura al momento si sono susseguiti già tre governi sostenuti da maggioranze assai variopinte.

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