Cosa vuol dire essere rinviato a giudizio?

Il rinvio a giudizio segna l’inizio del processo penale e si ha a conclusione delle indagini preliminari del pm. Chi è rinviato verrà convocato in udienza preliminare. Cos’è il rinvio a giudizio, cosa comporta e come reagire.

Cosa vuol dire essere rinviato a giudizio?

Cosa significa essere rinviati a giudizio e quali sono le conseguenze?
Se hai ricevuto la richiesta di rinvio a giudizio significa che nei tuoi confronti si è svolta un’indagine investigativa e che il pm ha ritenuto che sia opportuno passare ad una fase dibattimentale. In altre parole, nei tuoi confronti ci sarà un processo, passando prima per l’udienza preliminare.

Nella richiesta di rinvio a giudizio il pubblico ministero comunica la data, il luogo e l’ora in cui si svolgerà la prima udienza e l’indicazione dei reati contestati. Sarà il gup a decidere se ci sono i presupposti per andare avanti o se accedere a forme alternative di conclusione del processo.

La richiesta di rinvio a giudizio deve sempre essere preceduta dall’avviso di conclusione delle indagini preliminari, a pena di illegittimità. Inoltre deve sempre essere depositata presso la cancelleria del gup insieme al fascicolo che contiene le informazioni raccolte durante le investigazioni; queste informazioni serviranno al giudice a decidere se andare avanti con l’iter processuale oppure ordinare ulteriori indagini.

Cerchiamo di capire cosa comporta il rinvio a giudizio per l’imputato e come funziona.

Rinvio a giudizio: cos’è, significato e richiesta

La richiesta di rinvio a giudizio è un atto posto al termine dell’indagine preliminare con il quale i Pubblico Ministero (P.M.) richiede l’instaurazione di un processo penale a carico dell’indagato. Cos’è la richiesta di rinvio a giudizio è definita dal codice di procedura penale (art. 405, 416 e ss. del cpp).

Tale atto è uno dei decorsi possibile delle indagini preliminari, ovvero della fase nella quale il PM e la polizia giudiziaria raccolgono prove e effettuano investigazioni con lo scopo di poter valutare l’avvio di un’azione penale. Cerchiamo di vedere cos’è che può accadere al termine delle indagini preliminari, oltre alla richiesta di rinvio a giudizio.

Può darsi l’eventualità, infatti, che a seguito delle indagini preliminari venga formulata la richiesta di archiviazione del procedimento a carico dell’indagato. Al contrario del rinvio a giudizio, il significato di questo atto certifica l’infondatezza della notizia di reato. In questo caso quindi non si procederà con alcun processo.

Se invece vengono rilevati fatti idonei a formulare un’accusa, il P.M. procederà con una richiesta di rinvio a giudizio. Il significato del rinvio a giudizio, infatti, è quello di dar avvio al processo penale a seguito del riconoscimento di prove a carico dell’indagato. Con tale atto il PM esercita l’azione penale, alla quale è obbligato in virtù dell’art. 112 della Costituzione.

Rinvio a giudizio: cos’è che deve contenere la richiesta e tempi per la richiesta

La richiesta deve essere depositata nella cancelleria del Giudice per le Indagini Preliminari (G.I.P.) e deve essere preceduta da un avviso di conclusione delle indagini preliminari indirizzato all’indagato.

La richiesta di rinvio a giudizio deve contenere delle informazioni determinate, in assenza delle quali l’atto è nullo. Cos’è che deve riportare la richiesta formulata dal Pubblico Ministero è specificato dall’art. 417 cpp:

  • le generalità dell’imputato e, se identificabile, della persona offesa dal reato;
  • il capo si imputazione con la descrizione del fatto, delle norme di legge violate, delle aggravanti che possono comportare l’applicazione di misure di sicurezza;
  • le fonti di prova;
  • la richiesta al giudice di emissione del decreto di disposizione al rinvio a giudizio;
  • la data e la sottoscrizione.

La richiesta di rinvio a giudizio deve essere formulata dal pubblico ministero con dei tempi stabiliti. Il termine è di 6 mesi dalla data nella quale il nome dell’indagato è iscritto nel registro delle notizie di reato.

Per tipologie di delitti gravi o per quelli il cui significato fa sospettare atti di criminalità organizzata i tempi si allungano fino ad un anno. Il pubblico ministero ha in ogni caso la facoltà di richiedere una proroga sulle scadenze. Le indagini preliminari, al termine delle quali si può disporre l’archiviazione o la richiesta di rinvio a giudizio, non possono superare i 18 mesi (24 per reati gravi).

Richiesta di rinvio a giudizio: cosa succede dopo? L’udienza preliminare

Dopo la richiesta di rinvio a giudizio il giudice dispone solitamente un’udienza preliminare. Che cos’è e quali sono le sue caratteristiche principali? Facciamo il punto su cosa succede dopo la richiesta di rinvio a giudizio.

L’udienza preliminare dovrà vedere presenti il GUP, oltre che all’imputato, il suo difensore e il PM. Il suo significato è quello di filtrare, all’ingresso del processo penale, quei procedimento che non hanno una sufficienti elementi per poter procedere.

A seguito dell’udienza preliminare, se non si è fatta richiesta di rito alternativo, il giudice potrà emettere una sentenza di non luogo a procedere: in questo caso l’imputato sarà prosciolto dalle accuse. In caso contrario potrà seguire il rinvio a giudizio che darà avvio al dibattimento.

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