Rinnovo contratto statali: aumenti di stipendio anche per chi è in pensione

Giorgia Bonamoneta

4 Dicembre 2021 - 14:54

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A chi spettano gli aumenti di stipendio previsti dal rinnovo dei contratti statali? A tutti, anche ai pensionati. Se non espressamente descritto, l’aumento è retroattivo. Ecco perché.

Rinnovo contratto statali: aumenti di stipendio anche per chi è in pensione

Il rinnovo del contratto degli statali discusso, ma non ancora firmato, prevede un aumento del +4,15% sullo stipendio. Dopo mesi di trattative, sono finalmente arrivate sul tavolo dei sindacati le cifre degli “aumenti tabellari”. Vengono riconfermate, al momento, le cifre degli aumenti per i dipendenti pubblici previsti nell’ultima bozza.

Tali aumenti, che possono variare a seconda dell’Area e della fascia della propria categoria, vanno da un minimo di 59,60 euro a un massimo di 114,70 euro al mese. E a chi spettano? A tutti i dipendenti pubblici, anche ai pensionati.

È la Cassazione a ribadirlo, confermando quanto già previsto, anzi non previsto, dal Contratto collettivo nazionale di lavoro (C.C.N.L.) che non specifica contro l’efficacia retroattiva dei rinnovi.

Rinnovo contratto statali: è valido anche per chi è già in pensione

Il rinnovo triennale dei contratti statali è una tappa fissa, ma sempre un po’ in ritardo, per usare un eufemismo. Per questo si riscontrato spesso casi di applicabilità retroattive per chi è già andato in pensione.

Se non basta il buon senso a ricordarlo, ci è tornata da poco la Corte di Cassazione che, con la sentenza n. 29906 del 25 ottobre 2021, ha riconfermato come le clausole migliorative previste nei rinnovi dei contratti statali hanno efficacia retroattiva.

Affinché l’efficacia non sia valida deve essere messa per iscritto, cioè il C.C.N.L. deve chiarire che l’applicabilità degli aumenti è prevista solo ai dipendenti ancora in organico.

Rinnovo contratto statali e gli aumenti retroattivi: il caso

Il caso che ha confermato quanto già inserito, o non inserito, nel C.C.N.L. è quello risalente a quasi un decennio fa. Un dirigente medico aveva richiesto le differenze retributive maturate dal 1° gennaio 2022, al 31 dicembre 2005, come conseguenza degli aumenti previsti dal rinnovo del contratto, sottoscritto a giugno 2007.

L’azienda sanitaria aveva risposto che non era applicabile l’aumento, perché il rapporto di lavoro era cessato il 31 agosto del 2006, cioè prima della firma del rinnovo contrattuale dell’anno successivo. Ma la Corte d’Appello di Roma ha dato ragione al medico.

Rinnovo contratto statali e gli aumenti retroattivi: la decisione

La decisione è stata presa facendo riferimento a una sentenza del 1982 (n. 3811/1982) secondo cui:

Il lavoratore [...] ha diritto all’applicazione delle disposizioni contenute in tale contratto, anche se lo stesso sia stipulato successivamente alla data in cui il suo rapporto di lavoro è terminato.

Si sottolineava, anche in questo caso, che qualora non ci fosse stato uno specifico chiarimento sulla non retroattività, non veniva fatta nessuna distinzione fra dipendenti in servizio e non più in servizio alla data del rinnovo contrattuale.

Rinnovo contratto statali anche per i pensionati: in conclusione

Chiariamo ancora una volta quanto confermato dalla Cassazione: chi interrompe la collaborazione per andare in pensione prima del rinnovo dei contratti statali, ha comunque diritto all’aumento della retribuzione.

Per essere esclusi bisognerebbe espressamente disporre contro la retroattività degli aumenti contrattuali e quindi specificare che questi vengano riconosciuti solo ai dipendenti in organico al momento del rinnovo.

Pertanto la Cassazione ha ribadito l’ovvio: nel pubblico impiego gli adeguamenti retributivi previsti dai rinnovi contrattuali spettano anche al personale che ha cessato il servizio al momento del rinnovo contrattuale. Di conseguenza, spetta di diritto l’erogazione degli arretrati.

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