Riforma della Polizia Penitenziaria: ecco perché deve diventare la “Polizia della Giustizia”

La nuova legge sul processo penale rende necessaria una riforma delle competenze della Polizia Penitenziaria. Ecco cosa ne pensa un lettore di Money.it.

Riforma della Polizia Penitenziaria: ecco perché deve diventare la “Polizia della Giustizia”

Riceviamo e pubblichiamo un interessante articolo inviato da un nostro lettore - nonché dipendente delle Forze di Polizia Penitenziaria in merito alla necessità di una riforma della Pol.Pen. alla luce dell’approvazione della legge recante “Modifiche al codice penale, al codice di procedura penale e all’ordinamento penitenziario”.

Una legge - che come sostenuto anche da Livio Abbate in un recente articolo pubblicato su L’Espresso - rende fondamentale una riforma delle competenze della Polizia Penitenziaria, la quale deve diventare una vera e propria Polizia di Giustizia.

È importante che la Polizia Penitenziaria si occupi di tutti gli aspetti esecutivi della pena, anche di quelli esterni al penitenziario. Deve essere la Polizia Penitenziaria ad occuparsi del controllo dei detenuti agli arresti domiciliari, così come della protezione dei collaboratori di giustizia.

Ma vediamo qual è il punto di vista del nostro lettore; ecco l’articolo da lui inviato in merito alla riforma della Polizia Penitenziaria.

Perché la Polizia Penitenziaria va riformata

Nei mesi scorsi la Camera dei Deputati ha definitivamente approvato - con 267 voti a favore e 36 contrari - il Disegno di Legge d’iniziativa governativa recante “Modifiche al codice penale, al codice di procedura penale e all’ordinamento penitenziario”.

Secondo Orlando si è trattato di “un intervento riformatore ad ampio raggio” che comporterà, tra l’altro, un’ulteriore implementazione delle competenze all’esterno della Polizia Penitenziaria, dopo l’inserimento all’interno della DIA e dell’INTERPOL ed in virtù delle nuove competenze di polizia stradale di recente entrate a pieno regime.

In effetti, la legge approvata nei mesi scorsi amplia in astratto le prerogative della Polizia Penitenziaria in materia di controlli, delegando il Governo ad adottare uno più decreti legislativi per regolamentare il servizio attraverso il comma 85 che dispone la “previsione di misure per rendere più efficace il sistema dei controlli, anche mediante il coinvolgimento della Polizia Penitenziaria”.

Si tratta, peraltro, di disposizioni in linea con quanto convenuto in sede di Stati generali dell’esecuzione penale dal Ministro Orlando, e dalla commissione presieduta dal procuratore Nicola Gratteri (criticata nella parte in cui prevedeva la commistione con altre figure non di polizia) e voluta dall’ex premier Matteo Renzi, con l’intenzione di attribuire alla Polizia Penitenziaria funzioni simili a quelle degli U.S. Marshall americani.

L’importanza dell’attesa riforma è palesata anche dall’intervento di penne illustri come Lirio Abbate, che tre giorni fa a “L’Espresso” ha palesato la necessità di riformare la Polizia Penitenziaria facendola diventare la Polizia della giustizia, attribuendo a questi agenti nuove competenze: controllare i detenuti ai domiciliari e quelli sottoposti a misure alternative, proteggere i collaboratori di giustizia.

In sostanza, assicurare tutti gli aspetti esecutivi della pena, anche fuori dai penitenziari. Rafforzare e sostenere il “Gruppo operativo mobile” che si occupa esclusivamente dei detenuti mafiosi al 41bis. Insomma, creare un corpo di polizia ad alta qualificazione con le funzioni dei probation office americani e dei marshall, in vista dell’introduzione sempre più massiccia di pene alternative”.

Il pericolo è che nonostante la previsione della legge delega, si dia un ruolo eccessivamente marginale ai controlli all’esterno della Polizia Penitenziaria.

Le nuove funzioni di controllo dovrebbero essere attribuite ai Nuclei Traduzioni e Piantonamenti, oltre che ai Nuclei di Polizia Penitenziaria presso gli Uffici di E.P.E (esecuzione penale esterna).

L’auspicio è che nel circondario in cui risiedono le case circondariali e nelle immediate vicinanze, i controlli siano affidati in via esclusiva alla Polizia Penitenziaria, con facoltà di sub-delega in situazioni di necessità ed urgenza, anche in virtù del minore carico di lavoro dovuto ai processi in video conferenza per gli autori di una serie di gravi reati.

Si tratta, indubbiamente, di provvedimenti che valorizzano le competenze generali di Polizia giudiziaria e pubblica sicurezza della Polizia Penitenziaria ai sensi dell’art. 57 c.p.p. e che permetteranno più efficienza nel sistema dei controlli, svincolando in parte polizia e carabinieri da tali incombenze.

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