Riforma Irpef 2021: chi pagherà meno tasse?

Riforma Irpef 2021, chi pagherà meno tasse con le misure pensate dal Governo? Vediamo a chi conviene e quali sono le difficoltà che potrebbero far slittare la riforma fiscale al 2022.

Riforma Irpef 2021: chi pagherà meno tasse?

Riforma Irpef 2021, chi pagherà meno tasse? Per ora l’obiettivo del Governo è rendere il fisco più equo e particolarmente a favore del ceto medio, quindi i contribuenti con reddito fino a 40.000 euro, e le famiglie.

Ma come funzionerà il taglio delle aliquote Irpef? E a che punto siamo con la riforma fiscale in generale?

In realtà si rischia la proroga al 2022 per vedere attuata la riforma dell’Irpef in modo strutturato per due motivi principali: da un lato le poche risorse, e dell’altro le tensioni all’interno del Governo.

Il primo passo resta sempre la Nadef, la Nota di aggiornamento del Documento di Economia e Finanza, che il Consiglio dei Ministri dovrebbe approvare stasera 5 ottobre: dalla nota si capirà la direzione presa dal Governo.

Ma anche se il taglio delle aliquote non avverrà nel 2021, il Governo sta comunque lavorando affinché ci sia il taglio delle tasse: vediamo chi ne beneficerà in misura maggiore.

Riforma Irpef 2021: chi pagherà meno tasse?

La riforma dell’Irpef a cui lavora il Governo potrebbe slittare al 2022, ma questo non significa che nel 2021 non sono previste novità o cambiamenti.

Per ora il Governo sta lavorando a due misure, una per i lavoratori dipendenti e l’altra per le famiglie. La questione è sempre dove e come trovare le risorse per finanziarle.

Per quanto riguarda i lavoratori dipendenti, l’obiettivo è confermare l’aumento dell’ex bonus Renzi (arrivato a 100 euro per determinate categorie) per redditi fino a 40.000 euro: la conferma dell’aumento del taglio del cuneo fiscale costa allo Stato 2 miliardi di euro nel 2021.

Contemporaneamente si lavora a una vera e propria rivoluzione dell’apparato a sostegno delle famiglie: l’assegno unico, che ammonta a 200 euro (in media) mensili per ogni figlio fino a 21 anni, modulati in base all’Isee, richiede circa 6 miliardi di risorse allo Stato.

Bisogna però specificare che per far partire l’assegno unico, oltre all’attuazione del Family Act (il cui disegno di legge delega è fermo al Senato), serviranno vari decreti attuativi, per regolamentare la sostituzione degli attuali sgravi fiscali (detrazioni, assegni familiari, bonus vari).

L’obiettivo è di far pagare meno tasse al ceto medio e alle famiglie, ma la riforma dell’Irpef potrebbe anche avvenire nel corso del 2021. Secondo il Corriere della Sera del 5 ottobre, il tutto avverrebbe comunque con una legge delega che accompagna la manovra, e che quindi potrebbe essere applicata solo dal 2022.

Riforma Irpef, rischio slittamento al 2022?

Sulle tempistiche di applicazione della riforma Irpef ci sono due nodi da sciogliere: le risorse per le coperture e il braccio di ferro all’interno del Governo.

Da un lato infatti c’è chi propende per il modello tedesco, e chi invece vorrebbe il taglio degli scaglioni Irpef, passando a 3 o a 4, accorpando quella del 38% (tra 28 e 55.000 euro di reddito) e del 27% (tra 15 mila e 28 mila).

Sia il Movimento 5 Stelle che Italia Viva sono contrari al modello tedesco, giudicato poco trasparente. Secondo Luigi Marattin, presidente della commissione Finanze della Camera:

“Però il governo avrebbe già dovuto aprire un confronto sulla riforma, invece niente. Se non lo farà, toccherà al Parlamento prendere l’iniziativa.”

Per capire direzione e tempistiche non resta che attendere il testo approvato della NaDef, nota di aggiornamento del Documento di economia e finanza, che delinea il programma econonico del Governo per gli anni 2020-2023.

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